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SANNAZZARO. Sarà stata anche una ragazzata, ma l’episodio del drone precipitato l’altro pomeriggio all’interno della raffineria Eni di Sannazzaro ha suscitato comunque grande preoccupazione tra i residenti e gli amministratori locali della bassa Lomellina: e cioè gli stessi che sarebbero investiti in pieno da qualsiasi evento che si verificasse all’interno dello stabilimento. Tanto che qualcuno ha chiesto esplicitamente maggiore sorveglianza e anche un presidio fisso di un reparto dell’esercito italiano, come già avvenuto in un recente passato proprio in funzione anti-terrorismo. L’ufficio stampa dell’Eni, interpellato venerdì sull’accaduto, non ha ancora risposto.

 

 

Dal canto loro i carabinieri mantengono il più stretto riserbo sull’indagine in corso. Le forze dell’ordine, che stanno esaminando i rottami, devono stabilire se si trattava di un drone professionale oppure uno di quei modelli che sono poco più che giocattoli: dipende anche da questo la possibilità di identificare il proprietario-pilota e stabilire le sue eventuali responsabilità. Che potrebbero essere sia di tipo amministrativo che penale: dipende da se e come è stato violato il regolamento dell’Enac - aviazione civile. Da stabilire anche il motivo della caduta: guasto o manovra errata? In ogni caso, al momento della caduta il drone trasmetteva a qualcuno le immagini che stava riprendendo all’interno dalla raffineria, dall’alto. «Qualunque sia il movente di questo episodio - afferma Giovanni Maggi, sindaco di Sannazzaro - balza all’occhio un dato di fatto: la stessa Eni, con livelli di sicurezza tanto elevati di fronte ai rischi tradizionali, non è riuscita ad evitare che un drone sorvolasse il suo stabilimento nè che cadesse a terra dopo aver forse trasmesso chissà quante immagini. Evidentemente non se lo aspettavano».

In tempi di terrorismo, la Raffineria Eni è considerata il primo ed unico sito sensibile dell’intera provincia. «Avevo già chiesto al vecchio prefetto Peg Strano Materia di prendere tutte le iniziative possibili per garantire la protezione dello stabilimento - prosegue il sindaco - Ora chiederò la stessa cosa al prefetto nuovo, Erminia Rosa Cesari. Quello del drone resta un episodio comunque inquietante, qualunque siano origine e movente». «Ai tempi della guerra del Golfo - spiega Roberto Zucca, della minoranza - la raffineria è stata presidiata per mesi da un reparto di artiglieria dell’Esercito italiano. Perché non farlo ancora, visti i tempi tanto difficili in tema di terrorismo? Il sindaco potrebbe intanto emettere un'ordinanza di veto di volo con i droni entro una distanza ritenuta di sicurezza dal sito industriale»

Anche nei bar di Sannazzaro ieri non si è parlato d’altro: un coro unanime invoca un presidio militare fisso da affiancare ai vari presidi dell’Eni: videosorveglianza perimetrale e guardie giurate armate. «Cosa sia accaduto con quel drone lo si saprà solo dopo un’analisi approfondita del velivolo - spiega Fabrizio Marcis, tecnico con brevetto di volo per droni e volontario della Protezione civile proprio con il suo drone - E' certamente caduto perché le sue batterie si sono scaricate o perché è sfuggito al controllo del pilota da terra che comunque si trovava nelle vicinanze dello stabilimento». (ha coll. Paolo Calvi)

Fonte: http://laprovinciapavese.gelocal.it

 


 

 

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