Il 7 gennaio del 1970, verso le 16:45 nei pressi del piccolo villaggio di Imjarvi, Woodman Heinonen e Esko Viljo, stavano sciando. Scendevano giù da colline innevate dirigendosi verso una delle radure dove avrebbero riposato. Sebbene non fosse ancora buio, il cielo aveva assunto la tipica colorazione arancione scuro che annunciava l'arrivo imminente della notte. Alcune stelle erano già visibili e il cielo era limpido, senza nuvole. Faceva freddo e la temperatura scendeva rapidamente sotto lo zero. Mentre riprendevano fiato, avvertirono un improvviso ronzio e notarono una strana luce muoversi rapidamente nel cielo che andava oscurandosi. La luce dimostrò di essere un oggetto luminoso che si avvicinava scendendo. Il ronzio da debole diventò sempre più forte: era ormai evidente che il rumore era prodotto proprio da quell’oggetto. All'improvviso, il velivolo si arrestò, librandosi a mezz’aria. Una nebbia rossastra parve occultare l'oggetto, avvolgendolo in un moto vorticoso. Ora la navicella ricominciava a scendere, solo molto più lentamente. Appariva discoidale con la parte inferiore piatta, l'aspetto era metallico. L'oggetto si sarebbe fermato a circa dodici piedi da terra. Era così vicino che Heinonen avrebbe affermato: "Avrei potuto toccarlo col mio bastone da sci". La parte superiore del velivolo presentava una cupola mentre in quella inferiore si scorgevano tre sfere equidistanti lungo la parte rialzata del bordo inferiore, al centro delle quali sporgeva un tubo. Sotto gli occhi degli attoniti spettatori, il tubo emise un intenso raggio di luce che balenò improvvisamente verso il basso. Questi lampi luminosi si susseguirono più volte. Mentre i due uomini guardavano affascinati questo bizzarro spettacolo di luci, Heinonen ebbe l'improvvisa sensazione che qualcuno lo avesse afferrato da dietro, per la vita e avesse iniziato a tirarlo. Fu allora che vide "la creatura". In piedi in mezzo al raggio di luce c'era un piccolo essere, umanoide, alto circa tre piedi. Nelle mani aveva una scatola nera e scura. Si poteva vedere un bagliore giallo che proveniva dall'interno della scatola. La creatura indossava una tuta verde che lasciava comunque esposta una parte del corpo. La sua pelle era candida "come la cera". Le braccia e le gambe erano estremamente sottili e calzava un paio di stivali, anch’essi verdi. Viljo ammise che la creatura aveva le sembianze di un bambino e che portava sulla testa un elmo conico che luccicava come se fosse di metallo. Improvvisamente, la creatura girò la scatola verso Heinonen, puntandola contro di lui a guisa di un'arma. Una nebbia rossastra apparve come dal nulla e grandi scintille illuminarono il manto nevoso. Alcune di queste colpirono Heinonen ma non gli causarono alcun danno. Viljo ricorda che le scintille brillavano di diversi colori. Nel mentre, la creatura era scomparsa, forse inghiottita dalla fitta nebbia. Quindi, all’improvviso, il raggio di luce si è fluidificato e come una fiamma tremolante è stato risucchiato all’interno del velivolo. La nebbia, la luce e la creatura erano scomparse. Heinonen, tuttavia, mostrava di avere un’evidente paralisi del lato destro; tanto che per il viaggio di ritorno dovettero aiutarlo, sostenendolo nel cammino. Sebbene questa paralisi fosse solo temporanea, l'incidente ebbe un profondo impatto su Heinonen. L’avvistamento fu, in un certo qual modo, confermato da Elna Siitari che a Paistjarvi (circa dieci miglia di distanza) stava lavorando nella sua fattoria. Poco prima delle 17:00, vide una luce intensa proprio in direzione della posizione di Heinonen e Viljo. A poco più di sei miglia di distanza, a Paaso, un ragazzo approfittando delle ultime ore di luce, raccoglieva legna da ardere. Avrebbe visto anche lui, in lontananza, una intensa bianca. Non è finita qui: nell'estate del 1970, i due testimoni, in compagnia di un giornalista, un fotografo e un interprete si recarono sul luogo dell'incidente. Mentre stavano parlando, le mani dei tre accompagnatori si colorarono improvvisamente di un rosso intenso e innaturale. Nel contempo, Heinonen accusò un improvviso quanto inconsueto mal di testa. Ricordò di aver sofferto di un dolore simile all'indomani dell'avvistamento. Tanto bastò per interrompere la spedizione.



L'incontro di Kinnula.
Siccome era già tardi e la neve continuava a cadere, quel pomeriggio del cinque febbraio del 1971, due boscaioli, Petter Aliranta e Esko Sneck, stabilirono di aver lavorato abbastanza e cominciarono a mettere via l’attrezzatura. Quando Aliranta spense la sua motosega, notò un oggetto metallico sospeso appena sopra gli alberi. L'oggetto era simile a "due piatti messi uno sopra l'altro", era dotato di quattro "gambe". Cominciò a scendere abbassandosi sugli alberi della foresta e mentre lo faceva, un portello circolare si aprì sul fondo dello scafo. Atterrò in una piccola radura a una quindicina di metri da loro. Uno degli uomini assistette alla scena mentre il suo partner era intento ad ultimare l’ultimo taglio della giornata e non si avvide del bizzarro evento che avveniva proprio alle sue spalle. Dal portello uscì una creatura umanoide, alta circa tre piedi, vestita con una tuta verde. Sembrava indossasse un elmetto dotato di una maschera simile a quelle indossate dai sub. La creatura atterrò nella foresta innevata e iniziò a farsi strada verso i due uomini. Con movimenti impacciati, "simili a quelli di un astronauta che camminava sulla Luna", avanzava saltellando verso di loro. Aliranta rimise in funzione la sua motosega. Questo allertò il suo collega boscaiolo, che alzò lo sguardo e vide l’entità dirigersi verso di loro. Per ragioni che, in seguito, non riuscì a spiegare, Sneck avanzò verso l'umanoide brandendo la motosega come se fosse un arma. Questo atteggiamento ostile, spinse la creatura a tornare sui suoi passi, inseguita da Aliranta e dal suo collega. I due furono così in grado di vedere diverse altre creature all'interno del velivolo, il quale iniziò a librarsi leggermente al di sopra del manto nevoso come se attendesse che la creatura scesa a terra risalisse a bordo, per poi decollare. Ma Aliranta, lanciandosi in avanti riuscì ad afferrargli il tallone: nel tentativo di impedirgli di risalire. Appena lo fece, ricevette una scarica di puro dolore: fu come afferrare un ferro rovente. In effetti, secondo quanto riportato dai giornali locali, l’ustione rimase visibile per diversi mesi. Inutile dire che mollò subito la presa e così la creatura, con un balzo eccezionale, rientrò nel velivolo. La navicella iniziò una rapida ascesa e raffiche di vento turbinarono nella radura, nel giro di pochi secondi, era svanita. Aveva lasciato dei segni sulla neve, ma nulla indicava della presenza del visitatore. I due uomini accusarono, tra l’altro, anche una lieve paralisi e dovettero indugiare per oltre un ora, prima di mettersi in viaggio. L'avvistamento attirò l'attenzione dei media nazionali e internazionali, nonché di numerosi investigatori UFO, se ne parlò per anni ma il caso rimase tra i meno conosciuti.

Fonte: https://francocacciapuoti.blogspot.com


 

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