Nei circoli accademici, quando ci si confronta sull’affascinante interrogativo della possibilità che esistano forme di vita extraterrestri intelligenti, la validità delle religioni, che considerano l’uomo come unica specie intelligente o superiore che Dio abbia creato, è messa seriamente in discussione. Erroneamente, l’Islam viene incluso nella lista di “religioni in discussione”.

 

Tuttavia, anziché mettere in discussione l’Islam, la possibile scoperta degli extraterrestri in realtà darebbe credito a ciò che è già contenuto nel Corano, con delle stupefacenti conferme. In questo articolo, offriremo una panoramica della prospettiva islamica su questo argomento.

 

Non siamo soli!

 

Secondo l’Islam, il fatto che non siamo da soli è una certezza. Il Corano (capitolo/Surah 42, versetto/ayah 29, ovvero 42:29) afferma: Fra i Suoi segni vi è la creazione dei cieli[2] e della terra e degli esseri viventi [dabbatin] che vi ha sparso; Egli è in grado di riunire tutti quando lo vorrà [idha yashao].

 

Nel Corano, considerato una scrittura di rivelazione, sono presenti riferimenti ad altri mondi e alle loro forme di vita, fra cui creature corporee e particolari creature energetiche. Una nuova concezione della fisica ispirata agli studi coranici spiega questa diversità in termini di particelle indivisibili chiamate “microbit”.

 

In questo passaggio chiave ci sono molti punti che meritano approfondimento. Innanzi tutto, nel Corano la parola dabbat o dabbatin si riferisce a un’entità fatta di acqua o evolutasi dall’acqua, e si dice che Dio ha creato ciascun dabbat dall’acqua (dabbatin min ma-in) (cfr. 24:45). La parola dabbat denota inoltre qualsiasi creatura senziente e corporea capace di movimenti spontanei[3]. In secondo luogo, questo passaggio indica che la vita è diffusa (sparsa) in questo universo. Infine, si evoca l’immagine che un giorno, in un futuro, comunicheremo e/o ci incontreremo con creature extraterrestri, e che questo sarà uno dei segni del Creatore: segni di un disegno, della grandezza e del potere che riflette l’Intelligenza da cui hanno origine l’universo e i suoi abitanti stellari.

Il motivo per cui è evidente che la frase che parla della riunione degli esseri corporei di questo universo si riferisce a un evento nell’universo stesso, e non nell’aldilà nel giorno del giudizio, è che quando il Corano cita altrove (es. 10:45) che ci sarà una riunione delle creature nella vita successiva lo fa indicando la loro riunione davanti a Dio o usando espressioni equivalenti. Tuttavia, in questo particolare passaggio (42:29), la riunione delle forme di vita non avviene fra esse e Dio, ma fra le stesse forme di vita che, prima sparse, sono riunite insieme.

Inoltre, quando si parla di “segno” o “segni”, significa che a un certo punto il segno sarà colto o visto dagli esseri umani in questa vita. Per esempio, nel Corano (10:92) si indica che il faraone che cacciò il profeta Mosè[4] sarà salvato nel corpo, e questo sarà un segno per coloro che verranno dopo di lui. Infatti, i corpi di Ramsete II e di Merenptah sono tuttora conservati nel Museo egizio del Cairo come segno per noi, come è stato dettagliatamente trattato dal Dott. Maurice Bucaille nel suo ormai famoso libro La Bible, le Coran et la Science[5].

Se le creature che sono nel resto dell’universo saranno un segno per noi, a un certo punto dello spazio del tempo dovremo accorgercene concretamente. Speriamo che questi esseri non siano insensibili come i “vogon” di Douglas Adams, sopra citato, o ingannevoli come gli alieni di un episodio ormai cult di Ai confini della realtà che dicono di visitare la Terra per servire l’uomo. In realtà, all’insaputa dei semplici terrestri, con “servire l’uomo” intendevano letteralmente “servire l’uomo su un vassoio per cena”, e non mettersi al servizio dell’uomo!

 

 

Ammassi di Terre.

Si noti che nel Corano è anche indicato che ci sono altri pianeti simili alla Terra, ovvero che possono ospitare la vita. In riferimento al seguente passaggio, è importante osservare che il numero sette (saba’a in arabo) è spesso sinonimo di “molti” o “numerosi”, ma può anche significare “esattamente sette”. Il Corano (65:12) dice: Dio è Colui che ha creato sette cieli [samawati] e altrettante terre. Come sono queste “Terre” che secondo il Corano sono tante quante i cieli? La parola sama (plurale samawati) indica “ciò che è in alto” e il suo significato varia in base al contesto. Nei versetti 67:3 e 71:15 si indica che Dio ha creato i sette cieli “sovrapposti”.

Inoltre il “cielo più vicino” menzionato nel versetto 37:6 comprende i pianeti (kawkab), a indicare che il “cielo più vicino” o letteralmente “il più vicino di ciò che è in alto” indica una sorta di raggruppamento: in questo caso, il gruppo di pianeti intorno a una stella, ovvero il sistema solare. Da questi indizi linguistici e contestuali capiamo che “sette cieli” deve riferirsi al raggruppamento gerarchico che caratterizza la struttura dell’universo. Per esempio, noi viviamo nel sistema solare e, naturalmente, al di là degli spazi cosmici a noi vicini abbondano moltitudini di altri sistemi stellari. Questi sistemi stellari possono essere raggruppati, “ammassati” in termini di relativa vicinanza gli uni agli altri. Un ammasso di questi gruppi stellari forma una galassia, e la nostra galassia contiene da sola fino a 400 miliardi di stelle.

Tuttavia, anche queste galassie solo a loro volta raggruppate, e così anche i gruppi di galassie, che formano dei “superammassi”. Gli astronomi stimano che l’universo contenga approssimativamente 100 miliardi di galassie. Se “altrettante terre” è inteso analogamente ai sette cieli, significa che allora esistono anche ammassi di Terre, ovvero di pianeti che come la Terra orbitano intorno a stelle vicine. Se è così, ci saranno innumerevoli pianeti come la Terra nell’universo. Vale la pena di osservare che anche il profeta Maometto menzionò la pluralità delle terre:

… Dite: o Dio, Signore dei sette cieli e di tutto ciò che essi sovrastano, Signore delle terre [al-aradina] e di tutto ciò che esse contengono [sottolineatura aggiunta].
Citato da al-Tabarani in al-Kabir e al-Awsat.

 

 

La natura dell’intelligenza extraterrestre.

Tutto questo ci porta alla seguente affascinante domanda: se esistono altre creature in pianeti lontani, ce ne sono di intelligenti come noi, o per lo meno con il potenziale di diventare intelligenti come noi?

A sorpresa, il Corano (17:70) non dice che siamo noi, con i nostri attributi generali, intellettuali e/o fisici, la specie che primeggia nell’intero universo: In verità noi abbiamo onorato i figli di Adamo, li abbiamo condotti sulla terra e sul mare e abbiamo concesso loro cibo eccellente e li abbiamo fatti primeggiare su molte delle Nostre creature. Già: primeggiare “su molte” ma non tutte! Forse questo versetto è fra i più trascurati in assoluto del Corano. Qui si precisa esplicitamente che potrebbe esserci almeno una specie superiore alla nostra, ma probabilmente diverse altre (in questo ayah, il “Noi” si riferisce a Dio).

Il versetto seguente (13:15) indica categoricamente che in tutto l’universo ci sono quelli che ubbidiscono o che si discostano in materia di fede, il che per associazione implica anche che costoro probabilmente avrebbero degli sviluppi paralleli al nostro sui rispettivi pianeti, nel senso che Dio manda loro dei profeti per avvisarli: Volenti [come sono gli umani e gli extraterrestri buoni che seguono le leggi di Dio] o nolenti si prosternano a Dio [soltanto] coloro che sono nei sistemi cosmici [samawati, ovvero i pianeti di dieci miliardi di galassie] e sulla terra e anche le ombre loro, al mattino e alla sera .

Il fatto che questi individui possiedano un’ombra implica che sono esseri fatti di materia fisica, e non di energia (secondo la nuova concezione unificata della fisica postulata da M. Muslim e da uno di noi [Nadeem Haque], non c’è distinzione fra materia ed energia, poiché tutte le particelle sono raggruppamenti di microbit, ovvero quark al più alto livello; la distinzione è data solo dalla quantità di moto e dalla composizione dei raggruppamenti di microbit. Se ne parlerà ancora nella seconda parte dell’articolo).

Uno dei motivi per cui molti musulmani non hanno notato questi dettagli sulla vita extraterrestre è che danno per scontato che quando il Corano dichiara che gli esseri dei “sette cieli e della Terra” venerano Dio, questi passaggi includano gli angeli o gli uccelli. Tuttavia, ci sono due interessanti riferimenti che ci indicano che esistono entità diverse dagli angeli e dagli uccelli che si trovano nei “cieli”. Il Surah:ayah 24:41 esclude gli uccelli, mentre 16:49 cita gli angeli separatamente e li esclude dal gruppo “creature corporee” in questo modo: Si prosterna davanti a Dio tutto ciò che c’è nei sistemi cosmici e sulla Terra, tutte le creature corporee [dabbatin] e gli angeli…

<style="text-align: justify;">Le prove che abbiamo presentato per esporre l’idea degli extraterrestri nell’Islam sono avvalorate da un tafseer (commento) al Surah:ayah 65:12 del Corano pronunciato da uno dei più fidati compagni del profeta Maometto, Abdullah Ibn ’Abbas. Interrogato su questo versetto, Ibn ’Abbas disse: Se ve ne parlassi dettagliatamente, non ci credereste, anzi lo rifiutereste. (Poi disse:) Ci sono sette terre, e ogni Terra ha un profeta come il vostro profeta, un Adamo come Adamo, un Noè come Noè, un Abramo come Abramo e un Gesù come Gesù. – Citato da al-Suyuti in al-Durr alManthur, 5:581-582.

 

Se questi mondi extrasolari hanno o hanno avuto dei profeti, devono anche avere o avere avuto la rivelazione. Chissà se là fuori nell’immensità dello spazio, su un puntino verde-azzurro o di altro colore intorno a una stella solitaria o a un sistema stellare binario, c’è qualcuno che sta scrivendo un articolo riferendosi a noi come extraterrestri… È davvero qualcosa su cui riflettere.

Nadeem Haque e Zeshan Shahbaz

 

Note
[1]. Adams, Douglas, The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy, Pan Books, 1979, capitolo 3 [versione italiana Guida galattica per gli autostoppisti, Urania, 1980, trad. Laura Serra]
[2]. Asad, Muhammad, The Message of the Corano, Dar al-Andalus, Gibilterra, 1980, nota 20 su Surah:ayah 2:29
[3]. Asad, op. cit., nota 56 su Surah:ayah 16:49
[4]. L’identità del faraone che inseguì Mosè è tuttora oggetto di accesi dibattiti fra i ricercatori.
[5]. Bucaille, Maurice, The Bible, the Quran and Science, Islamic Call Society, Tripoli, 1976 (prima pubblicazione in francese La Bible, le Coran et la Science, Seghers, Parigi, 1976)

 

Estratto dal magazine Nexus nr.118

Fonte: http://www.altrogiornale.org

 

 

Seconda parte: Intraterrestri nell’Islam.

 

Secondo il Corano, in tutto l’universo esistono altre creature la cui vita non si basa sul carbonio o sull’acqua: sono fatte invece di forme di energia.

Possiamo chiamarle esseri intraterrestri, perché secondo il Corano sono presenti fra di noi, invisibili.

Questi intraterrestri sono di diversi tipi. Ci sono i jinn, che nel Corano sono indicati come fatti di una “fiamma senza fumo” (marijin)[1]:  la parola jinn deriva da janna che significa “colui [o ciò] che è nascosto”[2].  Ci sono anche gli angeli. La parola che significa “angeli” in arabo è malaaikah, che si può considerare derivata dalla radice malk ovvero “forze”: in questo caso, entità che agiscono come forze ma sono degli “incaricati”, coscienti e dotati di poteri, infatti sono coloro che seguono i comandamenti di Dio al 100 per cento[3] e con pari efficienza e non possono commettere errori di alcun tipo.

Gli angeli sono in grado di spostarsi a grandi velocità[4] e di cambiare forma[5]. Il profeta Maometto disse che gli angeli nascono dalla luce (nur)[6]. Esistono molte classi di angeli. Jibreel, o Gabriele, è descritto come un’entità potente[7] che porta agli uomini la rivelazione, sebbene nel Corano non venga mai citato esplicitamente come uno degli angeli ma è l’unico indicato con la parola al-Ruh, solitamente tradotta con “lo Spirito”, ed è accompagnato da angeli[8]. Gli angeli non hanno ali come quelle degli uccelli – questo è un retaggio del pensiero medievale – ma il Corano nomina quelle che sono solitamente concepite come ali (ajniha); tuttavia il significato della radice della parola è “fianco”, dall’arabo janaha, e il Corano dice che possiedono più fianchi [9]. In altre parole, ciò implica che gli angeli sono in grado di impartire una forza bidirezionale, usando i loro “fianchi”, per percorrere lunghe distanze che possono essere uguali o maggiori della velocità della luce nel vuoto [10].

Ci riescono usando la volontà, così come noi usiamo la nostra volontà per far muovere i nostri arti e camminare. Invece i jinn, diversamente dagli angeli, possiedono il “libero arbitrio” come gli uomini, nel senso che possono scegliere se seguire le leggi di Dio o disobbedirvi. In altre parole, come gli uomini, alcuni ubbidiscono a Dio e altri si ribellano. Iblees (Shaytaan o Satana) è uno dei jinn [11] e diventò uno dei ribelli [12] rifiutando di prostrarsi ad Adamo, come aveva comandato Dio. Iblees esiste ancora e Dio gli ha concesso di attirare le persone sulla cattiva strada per metterle alla prova, strutturando una legge morale che crea una situazione in cui solo coloro che credono e seguono le leggi di Dio saranno salvi e al sicuro da tentazioni nocive[13].

In altre parole, è davvero il maligno fra i jinn che cerca di indurre gli uomini a contravvenire alle leggi di Dio, ma solo coloro che cedono ostinatamente alle tentazioni sbagliate sono condotti su questa strada[14]. Fra i jinn ce ne sono alcuni che hanno la capacità di spostarsi e trasportare oggetti molto rapidamente[15]. Come gli uomini, hanno molte capacità e limiti e non sono onniscienti. Per esempio, alcuni di quelli malvagi erano stati imprigionati dal profeta Salomone e costretti a lavorare per lui per un lungo periodo. Addirittura questi non si erano accorti che Salomone era morto mentre sedeva sul trono finché una creatura “inferiore” sul pavimento non mangiò il bastone sul quale era appoggiato facendolo cadere improvvisamente a terra[16].

 

Il supremo consesso celeste.

Oltre ai jinn e agli angeli, esistono anche altre creature che hanno possibilità di scelta ma non sono né jinn né angeli. Il Corano ne fa allusione in due passaggi: “Non potranno origliare il supremo consesso [almala-i al-aAAla] perché saranno bersagliati da ogni lato”[17] e “Non avevo nessuna conoscenza della discussione del supremo consesso”[18]. Si noti che la discussione del supremo consesso fa capire che non si tratta di angeli ma di entità con “libero arbitrio” e con diverse opinioni. Ragionano e dibattono riguardo alle situazioni di altre creature dell’universo e ai piani di Dio, e in questo modo si scambiano le loro opinioni individuali in modo costruttivo. Questo tipo di dialettica non è assolutamente caratteristica degli angeli, neppure di quelli di più alto rango.

Inoltre, queste entità sono fra quelle a cui si fa riferimento in 17:70, citate nella prima parte riguardo agli extraterrestri. In altre parole, sono fra le creature predilette rispetto ai figli di Adamo, in termini di privilegi che sono stati loro conferiti. Queste entità sono potenti creature “altamente spirituali”, appartenenti a quella tipologia fatta di eteree particelle “microbit”, che sono vicine a Dio e lo glorificano: probabilmente sono impegnate in attività importanti di cui noi non siamo al corrente. Il Corano non dice altro riguardo a queste entità, tanto che la maggior parte dei musulmani non sa neppure della possibilità della loro esistenza.

Non si può dire molto di più su di loro, se non che conversano direttamente con Dio riguardo a temi elevati, poiché essendo il supremo consesso, a rigor di logica, non dovrebbe esserci barriera per una simile comunicazione. In altre parole, il supremo consesso celeste non ha bisogno dell’intermediazione degli arcangeli (come Gabriele) per avere un dialogo con Dio.

 

I poltergeist non esistono?

I musulmani suppongono che i non-musulmani che hanno esperienze di poltergeist siano in realtà vittime dell’inganno di malvagi jinn, poiché secondo il Corano i fantasmi non esistono. Quando una persona muore, non può tornare indietro a causa del barzakh[19], la barriera fra i vivi e i morti, fra la vita terrena e l’aldilà.

 

Una nuova fisica unificata potrebbe spiegare gli intraterrestri?

È possibile che queste creature intraterrestri esistano secondo le leggi della fisica? E se sì, di cosa sarebbero fatte? Ecco un breve sunto di uno studio approfondito riguardo a questi concetti coranici condotto da me e M. Muslim con interviste aneddotiche, analisi del Corano e degli Hadith (insegnamenti e aforismi del profeta Maometto) e veri e propri “esperimenti sul campo”. Secondo la nuova concezione unificata della fisica che abbiamo sviluppato, esiste solo lo spazio assoluto con particelle, da cui viene formata ogni cosa[20]. Tutte le particelle, la materia e l’energia sono composte dalla più piccola particella indivisibile chiamata microbit. Dunque, ogni cosa non è altro che un raggruppamento strutturato di microbit, e l’energia è definita come lo sforzo necessario a spostare i microbit.

Poiché tutto è fatto di microbit, in tal senso tutto è una forma di energia, e gli esseri umani sono lo spettro più lento di questa energia (e dunque materia). In questa concezione, le particelle come quark, elettroni e fotoni sono scomponibili e fatte di raggruppamenti più piccoli di microbit: non sono particelle elementari. I jinn e gli angeli sono formati da queste particelle più piccole. Il corpo basato su acqua e carbonio mantiene la sua coesione grazie a un equilibrio fra forze e sincronizzazione dato dalla segnalazione di fotoni ed elettroni, eccetera. Anche il corpo basato sul carbonio è fatto di microbit, ma in raggruppamenti più grandi e più densi sotto forma di atomi, molecole, DNA, eccetera. In modo analogo, anche gli intraterrestri sono fatti di microbit, ma sono organizzati diversamente.

La prova si trova nel Corano e negli Hadith. Quando il Profeta disse che gli angeli sono fatti di luce, ciò che intendeva era che sono fatti di particelle impercettibilmente piccole, più piccole dei fotoni, poiché la parola “da” (min in arabo) può indicare un estratto di qualcosa (come, ad esempio, nel caso dell’embriologia): “Creammo l’uomo da una nutfatin amshajin”[21]. Si fa riferimento alle cellule del liquido seminale, ovvero un estratto di qualcosa di più grande. In altre parole, ciò che è estratto fa parte di un intero più grande. Come notato in precedenza, i jinn sono fatti di una “fiamma senza fumo”, secondo il Corano[22]. Generalmente non possiamo vedere i jinn e gli angeli perché la nostra vista usa i fotoni, e l’elaborazione visiva non può avvenire per via del modo in cui i fotoni interagiscono con le particelle che formano queste entità.

Gli intraterrestri possono aumentare la propria opacità addensando i microbit per formare una sorta di guscio superficiale esterno, e così si “manifestano” come avvenne con il profeta Lot[23] e le altre persone presenti che non erano profeti, e a quel punto è possibile vederli nella particolare forma in cui scelgono di apparire. Proprio perché i jinn sono fatti di particelle più piccole e meno dense, essi sono in grado di vedere noi ma noi non possiamo vedere loro[24]. Il Surah:ayah 24:45 del Corano dice che ogni dabbat è creato dall’acqua. In altre parole, tutte le creature basate sul carbonio sono in effetti create dall’acqua. La citazione parallela in 21:30, che dice che tutti gli esseri viventi sono creati dall’acqua, si riferisce solo alle entità visibili da coloro che negano la verità del Big Bang e di Dio. Ovvero, 21:30 si riferisce solo alle creature basate sul carbonio come specificato in 24:45, sebbene 21:30 includa anche le piante.

Dunque, 21:30 esclude gli intraterrestri, poiché gli angeli e i jinn non sono fatti di acqua ma sono comunque esseri viventi. Si noti tuttavia che questi intraterrestri non possiedono organi interni come noi, e che diversamente dai jinn gli angeli non mangiano alimenti come noi[25]. Creare una manifestazione per la vista umana genererebbe una riorganizzazione temporanea della loro struttura senza gli organi interni che gli umani hanno per scomporre il cibo, eccetera. Gli angeli hanno il compito di accompagnare la coscienza degli esseri umani dopo la morte terrena[26], di comunicare la pace alla psiche degli uomini di alta moralità[27] e in circostanze speciali persino di comunicare con persone che non sono profeti, come Maria, la madre di Gesù[28]. Tuttavia, la porta delle rivelazioni attraverso le scritture si è chiusa con Maometto, l’ultimo Profeta[29].

 

Extra-intraterrestri.

I jinn possono viaggiare nello spazio oltre la Terra[30]. Anche gli angeli svolgono le loro ricognizioni in tutto l’universo[31] senza limitarsi alla Terra. Inoltre, secondo il Corano, il destino delle creature basate sul carbonio è legato agli intraterrestri, nel senso che quelli malvagi sono inclini a interagire con gli umani sussurrando cattivi consigli nella loro mente, all’insaputa degli uomini, o comunicando apertamente con loro quando gli uomini sono in grado di percepirli. Considerando l’uniformità dei processi elementari e il piano di Dio, si potrebbe dedurre con sicurezza che gli intraterrestri probabilmente sono presenti anche su altri pianeti analoghi alla Terra abitati da extraterrestri basati su carbonio.

Dunque, con un termine un po’ cervellotico, si potrebbero definire extraintraterrestri! Dalla prospettiva coranica possiamo vedere chiaramente che fra le forme di vita esiste un grado di diversità molto maggiore di quanto vorrebbero dimostrare o farci accettare una fisica disunita o limitati metodi sperimentali di laboratorio. Negli ultimi 50 anni circa abbiamo cercato gli extraterrestri fuori dalla Terra, su astri lontani, ma ci siamo dimenticati della possibilità che delle forme di vita più impalpabili potrebbero realmente coesistere con noi. Noi umani dobbiamo espandere la nostra visione periferica e pensare di includere queste stupefacenti possibilità scientifico-spirituali se vogliamo davvero crescere e liberarci di una visione troppo antropocentrica e distorta delle sfere della realtà che ha creato una dicotomia artificiale fra le esperienze “scientifiche” e “religiose”.

 

Note
[1]. Corano 15:27, 55:15; 7:12; 38:76. Nel Corano è dedicato un intero capitolo, la Surah 72, alla natura dei jinn (il singolare è jinni).
[2]. Asad, Muhammad, The Message of the Corano, Dar al-Andalus, Gibilterra, 1980, appendice 3, p. 994
[3]. Corano 19:64
[4]. Corano 70:4
[5]. Corano 15:61
[6]. Hadith of Sahih Muslim, vol. 4, n. 7134, p. 1540
[7]. Corano 66:4, 97:4, 78:38, 16:2
[8]. Corano 78:38
[9]. Corano 35:1
[10]. Corano 70:4
[11]. Corano 18:50
[12]. Corano 2:34, 7:12
[13]. Corano 38:79-85
[14]. Corano 72:6
[15]. Corano 27:39
[16]. Corano 34:14
[17]. Corano 37:8
[18]. Corano 38:69
[19]. Corano 23:100
[20]. Muslim, M. e Nadeem Haque, From Microbits to Everything: A New Unified View of Physics and Cosmology – Volume 1: The Cosmological Implications, Optagon Publications Ltd, Toronto, 2001, seconda edizione riveduta 2010, http://tinyurl.com/pqggxud; cfr. anche articolo
[21]. Corano 76:2
[22]. L’ipotesi (di N. Haque), analizzando le parole marijin, “fiamma di un fuoco senza fumo”, in 55:15, e min nari l-samumi, “fuoco di un vento bruciante”, in 15:27, dove si indica anche che l’origine dei jinn è precedente a quella dell’uomo, è che i jinn furono creati dalle reazioni dinamiche che avvengono nel plasma intensamente caldo.
[23]. Corano 11:77-81
[24]. Corano 7:27
[25]. Corano 11:69-70
[26]. Varie fonti, fra cui Corano 16:28 e 16:32
[27]. Corano 40:31
[28]. Corano 3:42 e 3:45
[29]. Corano 33:40
[30]. Corano 55:33
[31]. Corano 16:49 e 53:26

 

Nadeem Haque è ricercatore e autore di vari libri di saggistica e di narrativa filosofica, oltre che di numerosi articoli che trattano vari temi ai confini della conoscenza: la coscienza, le basi dell’evoluzione, l’unificazione della fisica, la storia e filosofia della scienza, l’ambientalismo, i diritti degli animali e la storia umana. Il suo obiettivo primario è dimostrare l’unitarietà fra “scienza” e “religione”, tema fra i più importanti che deve affrontare l’umanità di oggi. Nadeem Haque è nipote dell’innovativo studioso islamista al-Hafiz B. A. Masri, che scrisse il libro Animals in Islam e varie altre opere. Risiede in Canada, dove si occupa di ingegneria civile. È anche direttore dell’Institute of Higher Reasoning. Nadeem Haque può essere contattato all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Zeshan Shahbaz vive in Canada ed è capo-ricercatore presso l’Institute of Higher Reasoning. Si interessa e scrive saggi su religione, filosofia, diritti umani e temi sociopolitici. Può essere contattato all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Riferimento.

Omar, Abdul Mannan, Dictionary of The Holy Qur’an: Classical Arabic Dictionaries Combined, NOOR Foundation-International Inc., Hockessin, DE, USA, novembre 2006

Estratto dal magazine Nexus nr.118

Fonte: http://www.altrogiornale.org

 


 

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