“Io vorrei conoscere i pensieri di Dio; il resto sono quisquilie”, sembra abbia detto Albert Einstein e qualcuno ha pensato bene di fare di questa frase dei quadretti da appendere al muro, vicino a quelle di Papa Giovanni. Io vorrei conoscere i pensieri del Bestione che è stato visto sabato 11 febbraio sulla strada provinciale Napoleonica, nel medio Friuli; il resto sono supposizioni. E non potendo conoscere i pensieri né di Dio, come bramava Einstein, né del Bestione, come piacerebbe a me, mi devo limitare a supporre cosa può aver pensato di quelle persone che sono scese dalle macchine, hanno cercato d’informarsi se aveva avuto un incidente e sono poi scappate terrorizzate quando si è alzato in piedi e si è voltato verso di loro.

 

 

Siccome quelle persone, compreso Leonard D’andrea che è sopraggiunto subito dopo, sono della mia specie, riesco grosso modo a capire cosa abbiano pensato, ma il Bestione di colore biancastro, alto fra i tre e i quattro metri, non è di sicuro un Homo sapiens e i suoi meccanismi mentali devono essere per forza diversi dai nostri.

Ma non troppo diversi, se consideriamo che il suo aspetto fisico non è strutturalmente molto lontano dal nostro. Cambiano solo le misure, ma a questo ci siamo abituati se pensiamo che anche tra noi e i nostri cugini primati è una questione di misure. Se pensiamo che l’uomo e lo scimpanzè si sono evoluti sullo stesso pianeta e non riescono nemmeno a comunicare, se non a gesti e in rari casi, ci si dovrebbe stupire che gli esseri umani e il Bestione di Mortegliano siano conformati quasi nello stesso modo, con due gambe, due braccia, un busto sormontato da una testa munita d’occhi, ovvero con quella che gli zoologi chiamerebbero una figura antropomorfa. La stessa dello Yeti e del Big Foot, fra l’altro.

Se ipotizziamo che il Bestione sia nato su un altro pianeta, dovremmo poter supporre che la figura antropomorfa sia un leit motiv di tutto l’universo, o almeno di tutta la galassia. E dunque, se così fosse, non andremmo lontano dalla verità immaginando Dio in forma umana, con tanto di barba bianca, come è stato spesso raffigurato da alcune religioni, poiché quella antropomorfa sembra essere molto in voga tra le creature intelligenti.

Non che sia la migliore in assoluto, se pensiamo al mal di schiena che colpisce tre quarti dell’umanità adulta, ma è quella che ci riportano la quasi totalità degli incontri ravvicinati del terzo tipo. E.T. l’aveva, e così i Rettiliani, i Grigi, i Nordici e perfino l’Uomo Falena. Tutte variazioni sullo stesso tema.

Per deambulare e svolgere le normali funzioni vitali utili alla sopravvivenza, su questo e presumibilmente su altri pianeti, vanno bene anche i millepiedi o le lumache, ma quella umanoide, fra gli alieni, è predominante rispetto per esempio alla insettoide.

 

 

Il comportamento del Bestione apparso dieci giorni fa non solo a Mortegliano, ma il giorno dopo anche a Oderzo, in provincia di Treviso, lascia un po’ a desiderare e anzi si può dire decisamente inspiegabile. Che non abbia rivolto la parola alle tre persone scese dall’auto, per domandargli se aveva bisogno di aiuto, è comprensibile se pensiamo che nemmeno i nostri entomologi rivolgono la parola ai coleotteri che catturano e spesso infilzano con uno spillo, ma che sia andato a Lestizza e abbia squarciato la rete dell’allevamento di struzzi, non ha alcun senso. O meglio, un senso ce l’ha.

Non ha senso immaginare un alieno animalista che solidarizza con dei condannati a morte, anche loro con due gambe, due braccia trasformate in ali, un busto sormontato da una testa munita di occhi, ma ha senso se si tratta di un alieno scienziato che vuole avvicinare gli abitanti di un altro pianeta. E, come corollario delle mie curiosità, vorrei conoscere i pensieri degli struzzi al cospetto del Bestione, ma posso facilmente immaginare che il sentimento della paura sia stato, in essi, predominante.

Ma poi, se veramente ha squarciato una rete, per motivi che solo lui conosce, perché non ha provato ad aprire le auto ferme sulla carreggiata, per agguantare qualcuno degli occupanti? Gli era stato vietato di farlo? Si sentiva più attratto dagli struzzi che non dai nanerottoli che si spostano mediante mezzi metallici ingombranti, puzzolenti e rumorosi?

 

 

A giudicare da come camminava, secondo quanto riferito da Leonard D’andrea, la sua andatura è in effetti più simile a quella di uno struzzo, che non alla nostra. E anche gli arti inferiori, che sembravano come zampe di gallina, si avvicinano di più a quelli degli struzzi, che non ai nostri, ricoperti di scarpe. Noi, oltretutto, mettiamo un piede avanti l’altro come se stessimo sempre sul punto di cadere, segno che non sono bastati i milioni d’anni di ominazione per renderci sicuri nella deambulazione, mentre un T-rex, per esempio, correndo o camminando dimostrava maggiore sicurezza e inciampava meno di quanto inciampiamo noi.

Tuttavia, anche se il Bestione non aveva né vestiti, né scarpe e nemmeno guanti nonostante la gelida serata, la sua razza deve aver sviluppato qualcosa di simile al nostro pollice opponibile, cioè devono possedere la tecnologia necessaria per fabbricare oggetti. Altrimenti, come è potuto capitare a Mortegliano e a Oderzo? Ci sono tra i due paesi una sessantina di chilometri: si è spostato a piedi o con lo stesso macchinario con cui è giunto sulla Terra?

Poiché certamente non ha usato un deltaplano, una tecnologia necessaria e sufficiente per spostarsi attraverso l’aere, che riesca a vincere la forza di gravità presente in tutto l’universo, deve averla usata di sicuro. Il che significa che la sua razza può aver seguito il nostro percorso creativo e inventivo, con tanto di razzi e aerei a propulsione, oppure può aver seguito un percorso totalmente diverso, con macchine che nemmeno c’immaginiamo o che abbiamo visto solo nei film di fantascienza.

Se la sua tecnologia è complessa, tanto da permettergli viaggi interspaziali, anche il suo senso morale è complesso, ammesso che ne abbia uno? Ed è simile al nostro? In altre parole, lui è venuto solo e si è comportato da imbranato, ma se venissero in tanti, tutti alti fra i tre e i quattro metri, tutti con quel capoccione che somiglia a una palla da rugby, dovremmo temerli? Farebbero i prepotenti come i nostri colonizzatori del passato?

 

 

Poiché la nostra tecnologia è complessa ma noi siamo rimasti scimmie assassine, è possibile che sia successa la stessa cosa anche con la sua razza? Se tanto mi dà tanto, dovremmo aspettarci che in caso di un’invasione in massa di quei Bestioni, essi farebbero a noi ciò che noi stiamo facendo agli animali, che per certi versi sono alieni vissuti sulla Terra da molto prima di noi. Questa non è solo l’intuizione di Milan Kundera, ma ha trovato riscontro nelle affermazioni dell’astrofisico Stephen Hawking, quando disse che sarebbe meglio per noi non entrare in contatto con creature di altri mondi.

Che sia già successo è un altro discorso e ci sono molte testimonianze che lo accreditano, ma che debba ancora succedere non in maniera sporadica ma in grande stile, è faccenda che dovrebbe interessarci tutti, sia devoti che materialisti, giacché i primi sarebbero spiazzati e i secondi penserebbero pragmaticamente a sopravvivere. Le persone religiose, in caso d’occupazione militare della Terra da parte di eserciti alieni, resterebbero come imbambolate perché nei loro libri sacri non troverebbero le istruzioni per affrontare la nuova situazione, mentre gli atei o se la farebbero sotto dalla paura o si organizzerebbero per respingere il nemico, nello stile dei partigiani della Seconda Guerra Mondiale. Purtroppo per noi, una tecnologia che permette l’invasione di un pianeta, deve presumibilmente avere anche i sistemi d’arma che renderebbero nulle le nostre difese. Anzi, volendo far uso di armi atomiche, potrebbe darsi che ai Bestioni non gli faccia un baffo, mentre noi ci arrostiremmo tutti quanti, con le nostre stesse mani.

Tuttavia, scendendo da questi voli pindarici, seppur obbligati, e tornando alla notte dell’undici febbraio, riscontriamo alcuni elementi comuni ad altri contatti ravvicinati del passato. La faccenda dell’elettromagnetismo, per esempio. Le batterie delle auto che si fermano, tranne inspiegabilmente quella di Leonard D’Andrea, i cellulari spenti, senza campo, e i lampioni dell’illuminazione pubblica che lampeggiano. I casi sono due, o il Bestione aveva un campo magnetico fisiologico molto più potente del nostro o nelle vicinanze c’era la sua astronave, magari con il “motore” acceso. Nel primo caso, se quei tre signori di Codroipo, marito, moglie e cognato, che per primi gli si sono avvicinati lo avessero toccato, o lui avesse toccato loro, sarebbero rimasti fulminati. Oppure lì vicino c’era la fonte del campo magnetico e nessuno dei testimoni l’ha notata, tutti ipnotizzati dall’alieno che barcollava in mezzo alla strada come un ubriaco. In ogni caso, le tre persone hanno fatto bene a scappare rifugiandosi in auto.

Però, il fatto che a un certo punto il Bestione sia scappato a piedi attraverso i campi, lascia supporre che la sua eventuale astronave non fosse poi così tanto vicina e quindi le perturbazioni elettromagnetiche provenivano da lui. Il coraggioso Leonard, ventiquattrenne operaio anche lui di Codroipo, stava tenendo il gigante sotto la luce della torcia, quando dalla direzione opposta è sopraggiunta un’auto. I cui occupanti, invece di accostare in silenzio per vedere di cosa si trattasse, si sono messi a lampeggiare e a suonare il clacson, facendo fuggire il Bestione ad una tale velocità che Leonard non è riuscito a seguirne il percorso di fuga.

 

 

A me sembra già abbastanza alieno il comportamento di automobilisti che suonano il clacson in simili frangenti, ma va notato che se poco prima il Bestione sembrava che barcollasse, un attimo dopo è schizzato via con la velocità di un centometrista. Fattore che spazza via una delle ipotesi secondo cui si sia trattato di uno scherzo di carnevale, con qualche buontempone sui trampoli. Il terreno arato nelle vicinanze non gli avrebbe comunque consentito di andare molto lontano.

E in più, tutti i testimoni, ovvero Leonard e uno dei tre anonimi che erano arrivati prima di lui, affermano che camminava benissimo tra le auto ferme in maniera molleggiata ed elastica, come i famosi Velociraptor del film “Jurassic Park” all’interno delle cucine, quando inseguivano i ragazzini.

Il Bestione dunque si trovava a suo agio sul nostro pianeta e non aveva problemi di pressione, gravitazione, temperatura e respirazione. Ammesso che respirasse e che fosse fatto di materia solida. Giacché, se per ipotesi non è un essere di un altro mondo ma è di fabbricazione umana, la sua natura non sarebbe necessariamente biologica, ma potrebbe essere meccanica o un misto delle due cose.

Se sulla Terra c’è qualche organizzazione segreta (prendiamo qualcuno a caso: i militari) che da decenni lavora ad un progetto altrettanto segreto per fabbricare robot, golem o altri automi da usarsi preferibilmente su campi di battaglia, allora noi popolazione civile veniamo spaventati, presi in giro e all’occorrenza anche trasformati in poltiglia, come del resto sono soliti fare i militari da che mondo è mondo.

In tal caso, il Bestione non sarebbe un visitatore spaziale ma un gioiello della tecnologia umana fatto circolare per un test di prova in due zone del nord est italiano, in maniera abbastanza stocastica e priva di ragion d’essere. Vorrei resistere alla tentazione di indirizzare i miei sospetti sulla famigerata base di Aviano, che non è molto distante né da Mortegliano, né da Oderzo, ma se il Bestione è stato fatto uscire da qualche parte, una base militare per altro neanche italiana è la candidata migliore per attirare ogni sospetto.

Tutti i testimoni dell’evento quindi, a parte Leonard che non si è lasciato impressionare, sono stati vittime dell’ennesimo scherzo di cattivo gusto da parte della casta di guerrafondai che, in maniera occulta o palese, sta da sempre recando molti danni all’umanità, oggi più che nei secoli passati e sempre grazie allo sviluppo di tecnologie mortifere. Il fatto che il nostro Bestione non abbia manifestato comportamenti aggressivi verso i civili e anzi si sia dato alla fuga per un semplice clacson, non significa che non possegga strumenti adatti a uccidere la gente, anche se Leonard e gli altri testimoni dicono che non avesse nulla in mano, ma che si presentasse nudo e crudo, senza orpelli, nella sua tutina attillata di color avorio.

Nella puntata speciale di lunedì 20, andata in onda su Tele Pordenone, Leonard e l’ufologo Antonio Chiumiento, di Porcia, hanno lanciato un appello agli altri spettatori dell’incredibile evento affinché si facciano avanti. Per il momento, ad avvalorare la testimonianza di Leonard D’Andrea c’è solo la mail inviata da uno dei tre di Codroipo, che però vuole rimanere anonimo.

Immagino che questo provochi una certa frustrazione in chi, come il professor Chiumiento, da molti anni studia questo genere di fenomeni, ma dalle parole pronunciate in trasmissione si capiva anche la sua emozione nel trovarsi di fronte ad un caso eccezionale, più unico che raro. Di questo se ne sono accorti anche gli ufologi del resto del mondo, poiché un docente dell’università di Berlino ha inviato a Leonard una cinquantina di identikit di possibili candidati alieni e Leonard è sicuro di averne riconosciuto uno, magro, con la testa a palla di rugby, con le braccia lunghe che gli arrivavano al ginocchio, con occhi piccoli e rossi simili a quelli dell’Uomo Falena e con le zampe da gallina equiparabili a quelle di un dinosauro carnivoro. Il testimone di Oderzo aggiunge che camminava come un satiro.

Infine, tralasciando l’ipotesi extraterrestre più accreditata e ipotizzando trattarsi di una produzione segreta militare (il che potrebbe spiegare le interferenze elettromagnetiche), mi viene fatto di pensare agli scopi di tutto ciò, ovvero al cui prodest. Se Leonard D’Andrea e le altre terrorizzate persone sono stati testimoni di un’operazione militare, programmata o meno che fosse, dobbiamo aspettarci l’intervento dei Man in Black, per caso? Leonard deve aspettarsi di essere contattato dai servizi segreti? Oltre al dileggio degli immancabili superficiali denigratori, dobbiamo temere per la sua persona? Qualche avvertimento, un’intimidazione, un “consiglio” di tipo mafioso a desistere? Magari l’ingiunzione a non partecipare alla trasmissione “I fatti vostri”, di Giancarlo Magalli prevista per giovedì 23 su RAI 2?

Se invece, al di là dei Man in Black dell’omonimo film, la visita del Bestione di Mortegliano è stata prevista e programmata, ci si apre uno scenario inaspettato, un ribaltamento degli stereotipi finora collettivamente acquisiti.

 

 

Infatti, nel caso in cui il governo ombra mondiale abbia un piano preciso per uscire allo scoperto ed imporsi, l’avanguardia solitaria dei Bestioni che si è fatta vedere l’undici febbraio rientra nel progetto di un’invasione marziana come catalizzatore del NWO, il Nuovo Ordine Mondiale.

Come tutti voi sapete, esiste la teoria secondo cui l’élite mondialista abbia intenzione di attuare una finta invasione, utilizzando ologrammi di dischi volanti e alieni cattivi, per rendere palese la necessità di un governo unico mondiale, in grado di fronteggiare il presunto attacco. In tal caso, gli Illuminati prenderebbero due piccioni con una fava: l’instaurazione del governo unico mondiale, a cui mirano da tanto tempo, e la riduzione della popolazione mondiale, che è un altro dei loro obiettivi. I dischi volanti sarebbero finti, ma i morti fra la gente sarebbero veri!

Questo concetto non ci è nuovo, in quanto lo abbiamo visto in diversi film Hollywoodiani, ma la domanda è se qualcuno ha avanzato tale ipotesi perché suggestionato dai film, o sono i film che vengono usati dalla cricca mondialista per lanciare messaggi e abituarci a un’eventualità del genere?

Qualunque cosa ci riservi il futuro, dobbiamo partire dai dati di fatto. E cioè che un potere occulto che trama ai danni della popolazione civile esiste, mentre che gli alieni ne siano uno strumento è ancora da verificare. Che sulla rotonda di Mortegliano, la notte dell’undici febbraio, sia capitato un evento straordinario, è un altro dato di fatto indiscutibile, a prescindere dalla sua natura terrestre o extraterrestre. Inviterei pertanto gli ancora troppo numerosi detrattori a smettere di ragionare come struzzi, mettendo la testa sotto la sabbia, per partire da una base solida di ragionamento e cercare di scoprire cosa realmente stia succedendo. Sempre che alieni e militari si degnino di rendercene edotti. E non ci stiano preparando qualche sgradita sorpresa.

Fonte: http://www.stampalibera.com

 

 

 

 

 

 

Poiché riporta la telefonata tra il regista Varo Venturi e Paolo Franceschetti, resa pubblica da quest’ultimo sul suo blog, ho voluto anch’io, come suggerito dal Venturi, cercare di vedere qualche legame tra alieni e massoni:
http://paolofranceschetti.blogspot.com

Da quando ha la tecnologia per farlo, la casta militare mondiale si è sovrapposta a fenomeni naturali da sempre esistiti, come i terremoti e le perturbazioni climatiche, scatenandoli a piacere, come una specie di false flag applicata al territorio. E come nelle più classiche false flag il colpevole è colui che viene indicato come tale dallo stesso agente dell’attentato, così, con le armi scalari, viene indicata la natura come colpevole, dato che nel suo repertorio ha sempre avuto terremoti e altri sconvolgimenti climatici.

Premesso questo, mi sono chiesto se anche gli avvistamenti ufologici sottostanno alla stessa legge. Ovvero, da sempre siamo visitati da entità extraterrestri, ma solo nel XX secolo la casta militare ha preso possesso, con le buone o con le cattive, di loro astronavi, loro equipaggi e tecnologia aliena connessa.

Noi carne da cannone, nonché gregge belante e distratto, siamo stati tenuti all’oscuro dei progressi compiuti dai militari, in ordine all’acquisizione di armi di distruzione di massa, energie diverse da quelle conosciute e altri marchingegni che nemmeno c’immaginiamo.

Di modo che, se tale premessa è corretta, l’alieno che Leonard D’Andrea e un’altra quindicina di persone hanno visto a partire da sabato 11 fino a martedì 14 febbraio, avrebbe potuto essere un prodotto robotico delle tecnologie militari acquisite dai contatti alieni dei decenni scorsi, lasciato “pascolare” non lontano dalla sua abituale residenza in quel di Aviano.

In tal caso, siccome il popolo bue viene ultimamente tempestato di brutte notizie onde renderlo malleabile attraverso la paura, poiché un uomo spaventato è più facilmente dominabile, anche il rinfocolare del terrore dell’ignoto, sotto forma non di un semplice dischetto volante nel cielo, ma di un essere di altri mondi, rientra nel quadro generale di lanciare messaggi messianici da fine del mondo.

Nessuno ignora che nella Bibbia si parla di “ultimi tempi”, in cui fra le altre cose (terremoti, ecc.) ci saranno “segni nel cielo”. I Testimoni di Geova, da alcuni complottisti accusati di essere di matrice massonica, ci rompono i maroni doviziosamente da decenni, ogni domenica e feste comandate, su questo preciso tema. E anche una certa parte di ufologi, diciamo così mistici, tendono a considerare gli alieni al pari di nostri angeli custodi, che mai e poi mai permetteranno che il “coronamento della creazione”, l’uomo, si estingua in un olocausto nucleare.

Entrambi i gruppi, Testimoni di Geova e ufologi mistici, sono lasciati benevolmente esprimersi con non pochi successi in termini di ascolto e seguito. Tutto fa brodo, per gli Illuminati che, dopo averci colpevolizzati per la situazione di crisi economica attuale, ci suggeriscono uno spiraglio di speranza facendoci intravedere nuovi mondi, nuove soluzioni alla crisi dei valori, con una nuova religione che sarà un misto di tutte quelle già esistenti e che fornirà una specie di valvola di sfogo a disposizione dell’oligarchia dominante nel prossimo NWO.

Infatti, gli Illuminati sono consapevoli che un esercito di schiavi, impegnati a soddisfare tutti i loro capricci, avrà pur bisogno di un rinforzo psicologico atto a rendere sopportabile il nuovo tipo d’esistenza.

Nella speranza di saperne di più in merito alla straordinaria esperienza di Leonard, tenuto conto che è capitata a pochi chilometri da casa mia, ho voluto fare due chiacchiere con Paolo Pasqualini, di Ronchi dei Legionari. L’avevo conosciuto tre anni fa a una conferenza sui cerchi nel grano, in cui lui era relatore. L’ho incontrato pochi giorni fa e la cosa più pazzesca che mi ha detto è che, siccome l’undici febbraio era il mio compleanno, l’alieno è stato mandato apposta per me, per mandarmi un messaggio preciso. A me!

 

 

Se l’avessi visto con i miei occhi, la cosa potrebbe anche avere un senso, un po’ come capita a chi vede la Madonna, che ha poi la vita completamente sconvolta. Bisogna essere predisposti. Pensate che io non sono mai riuscito a vedere neanche uno gnomo! Figurarsi un Dargos, come è stato chiamato quell’alieno visto a Mortegliano, a Oderzo e a Udine.

Che un alieno venga fatto scomodare per lanciare un messaggio (quale?) al sottoscritto, sarebbe come se Dio avesse tempo di occuparsi delle mie faccende. Sappiamo bene invece che Lui ha altri pensieri per la testa e non ha tempo di occuparsi di quel che succede su questo piccolo pianeta di periferia.

Conoscendolo meglio, dopo tre anni dall’ultima volta che lo avevo visto e sentito, ho scoperto che anche Paolo Pasqualini fa parte degli ufologi mistici. Non che ci sia niente di male in questo, sia chiaro! Frequenta infatti l’associazione “Ali sul mondo”, di Trieste, in cui si tengono sedute di meditazione e si organizzano conferenze su temi esoterici.

Considerato che Leonard è stato contattato da ufologi di Siracusa che gli hanno spiegato per quale ragione la sua macchina funzionava a differenza di tutte le altre, e cioè che lui, essendo un ragazzo semplice, è stato scelto dal Dargos affinché ne portasse coraggiosamente testimonianza, mi chiedo qual è la percentuale di ufologi che credono ad un rapporto diretto tra alieni ed esseri spirituali. Ma ancora di più mi chiedo, se gli alieni che vediamo in circolazione sono alle dipendenze della casta militare umana, fino a che punto gli ufologi mistici diventano funzionali agli scopi degli Illuminati?

Che sono, non dimentichiamolo, quelli di instaurare il nuovo governo mondiale, passando attraverso una fase di caos e sfociando, su richiesta della stessa popolazione, in una dittatura nuova di zecca, magari ottenuta dopo l’unione di tutti gli eserciti mondiali allertati per fronteggiare un’invasione aliena.

Se i militari, agli ordini dell’élite mondialista, gestiscono tutta la faccenda, potrebbero inscenare un’invasione dalla Terra a colpi di ologrammi, che la gente non saprebbe riconoscere, e noi tutti potremmo ritrovarci, una volta sconfitti per finta i cattivi extraterrestri, con un unico esercito mondiale, che vedrà automaticamente la nascita di un unico governo mondiale, con moneta unica elettronica e un’unica religione tipo New Age che seguiranno a ruota.

Il tutto avrebbe senso e ogni tessera del puzzle andrebbe al suo posto. Microchip sottocutaneo compreso. Rimangono però aperti molti interrogativi su come i militari siano riusciti ad entrare in possesso della tecnologia aliena. Ebbene, il primo caso documentato di UFO crash, cioè di schianto al suolo di un disco volante, risale al 1933 e capitò proprio in Italia. Il Duce fu informato e diede ordine di tenere segreto l’avvenimento. Non si sa dove siano finiti i resti del velivolo, ma di certo non li hanno buttati via, poiché vi intravedevano forse un’utilità in termini di potenziale bellico. Idem con l’ancora più famoso schianto di Roswell del 1947.

Da quell’epoca sono passati 65 anni e di sicuro gli studi sono andati avanti segretamente: guerrafondai come sono, gli americani non si sono lasciati sfuggire l’occasione d’imparare tecniche di propulsione di molti anni avanti alle nostre. C’è perfino chi afferma che esseri d’altri mondi, senza che la popolazione civile ne sia stata informata (perché avrebbero dovuto farlo?), stiano collaborando da decenni con i nostri scienziati militari e se tale ipotesi è corretta, non ci si dovrebbe stupire se a metà febbraio un loro collaboratore alieno sia stato mandato a spasso tra la provincia di Udine e quella di Treviso. E chi ci garantisce che non sia ancora in circolazione e che si sposti solo di notte? E’ più probabile, però, che se lo siano riportato all’ovile.

Se l’Italia ha il primato del primo schianto di disco volante, quattordici anni prima di Roswell, ha anche un altro primato, se così si può dire. Un mese dopo l’incidente del New Mexico, a Raveo, uno sperduto paesino di Carnia, un alieno è stato visto scendere dalla sua astronave. Era il 14 agosto del 1947 e io l’ho sentito per la prima volta l’altro giorno da Paolo Pasqualini. La cosa non mi ha stupito perché in Carnia si vedono spesso luci sconosciute nel cielo, anche se in sei anni che vi ho abitato non ne ho vista nemmeno una. Oltretutto, la Carnia ha un’antica tradizione di streghe, benandanti ed esseri elementali. Non so se c’entra qualcosa, ma con gnomi, fate ed elfi, gli alieni non sfigurano.

Dunque, i militari, il tempo per costruire dischi volanti e anche per imparare direttamente dagli ospiti alieni tutti i segreti del mestiere, l’hanno avuto. Se poi ci chiediamo dove hanno fatto tutti i loro esperimenti e dove hanno tenuto nascosti i velivoli, non dobbiamo dimenticare che il Friuli è stato per decenni il confine orientale, con i cattivi comunisti a est e noi, i buoni, di qua dell’Isonzo, con un’infinità di caserme, polveriere e servitù militari assortite. E, in aggiunta a ciò, Pasqualini mi ha parlato dell’Area 51 italiana, interamente sotterranea al Friuli e al Veneto, tuttora in fase di completamento e che spiega i boati del Fadalto dell’anno scorso, di cui Mauro Corona ha anche dato una spiegazione vicina al vero.

Paolo mi raccontava che se un autotreno di 18 metri entra nel tunnel più estremo e viaggia a 60 Km all’ora, esce dall’altra parte dopo tre ore, il che corrisponde a 180 Km di lunghezza. Cosa che tra Friuli e Veneto ci puo’ anche stare. Alcuni avanzano anche l’ipotesi che Aviano sia sotterraneamente collegata con il Dal Molin di Vicenza, altra base militare americana. Sembrerebbe, di primo acchito, una leggenda metropolitana, anche perché non si capisce dove abbiano portato tutta quella terra rimossa, che dovrebbe ammontare a parecchie migliaia di tonnellate.

Tuttavia, i boati sul Fadalto li hanno sentiti tutti, la mostruosa escavatrice chiamata “talpa” esiste e sul web circolano sue foto all’ingresso di basi militari negli USA ed è un fatto assodato che la base di Aviano già negli anni Sessanta era profonda 160 metri e raggiungeva sette piani nel sottosuolo. Da quell’epoca possono essere andati ancora più sotto e sappiamo che al momento attuale vi conservano una cinquantina di testate nucleari.

Intanto, in attesa che il professor Chiumiento raccolga altri elementi e altre testimonianze, dobbiamo accontentarci di quello che ci riporta la letteratura ufologica. Infatti, Paolo mi ha citato il caso di Pier Fortunato Zanfretta, quella guardia giurata genovese che nel 1978 non solo vide alcuni esseri alti tre metri, ma fu da essi coinvolto in modo più invasivo. Gli fu affidata una misteriosa sfera, che però nessuno ha mai visto. Fu sottoposto ad ipnosi, non da Corrado Malanga, che ancora doveva venire alla ribalta, ma da uno psicoterapeuta di nome Mauro Moretti ed ebbe diverse “ricadute”, se così possiamo chiamare le abductions che lo videro protagonista. Zanfretta ebbe il suo momento di notorietà quando fu ospite della trasmissione “Portobello”, condotta da Enzo Tortora e andò anche in America per dare inizio ad un film sulla sua esperienza, ma poi non se ne fece nulla, forse perché si rifiutò di consegnare ai produttori della pellicola, in cambio di parecchi soldi, la sfera datagli dagli alieni.

 

 

Non so se posso vedervi un parallelismo, ma anche in seguito al caso D’Andrea alcune persone si sono recate dall’allevatore di struzzi di Mortegliano per offrirsi di ripagargli il danno provocato dall’alieno alla rete di recinzione. E per testimonianza diretta di Leonard al sottoscritto, la sua ragazza il 12 febbraio, passando sulla provinciale all’altezza della famosa rotonda, ha visto due uomini vestiti di scuro, uno dei quali teneva in mano un tablet. Anche qui potrebbe trattarsi di suggestione da parte della ragazza, oppure di due man in black recatisi sul posto a fare rilievi. Comunque sia, che si vestano sempre di nero sembrerebbe quasi vogliano rinsaldare la tesi della leggenda metropolitana. La faccenda, così, acquista risvolti fumettistici.

Fonte: http://www.stampalibera.com

 

 

 

 

 

 

Riccardo III, rimasto solo e senza vie di fuga, grida disperatamente: “Un cavallo, un cavallo, il mio regno per un cavallo!”.

Molti ufologi, e anche tante altre persone curiose, non avendo regni da scambiare, forse in questo periodo stanno pensando: “Darei un braccio per sapere cosa è successo alla rotonda di Mortegliano l’undici febbraio!”.

Si tratta di frase retorica, come quella del disperato Riccardo III, perché se si può conoscere la verità senza perdere parti anatomiche importanti del proprio corpo, è meglio.

Allora, facciamo il punto della situazione.

Per prima cosa va detto che spetterebbe alle istituzioni indagare su questo e tanti altri episodi analoghi. Perché non lo fanno? Se il Pascià di Persia manda ambasciatori, chi gli mandiamo a riceverli, i netturbini?

Sarebbe un affronto se gli mandassimo incontro ortolani o maniscalchi e non qualche alto funzionario governativo, tanto è vero che anche nella filmografia fantascientifica quando un alieno viene sulla Terra chiede di parlare con i nostri capi. O almeno all’assemblea delle Nazioni Unite. E’ ovvio che non può ripetere mille volte le stesse cose che ha da dire.

Allora, se riconosciamo che in caso di visite da parte di extraterrestri sarebbe d’uopo coinvolgere gli apparati governativi, come mai il comandante dei vigili urbani di Mortegliano, il signor Piero Gallo, il 5 marzo scorso mi ha risposto che non hanno ricevuto nessuna segnalazione, né si sono registrati casi di perturbazioni elettromagnetiche?

Come mai i carabinieri, sempre di Mortegliano, il 13 marzo scorso mi hanno detto che non hanno informazioni in proposito e di ritornare quando c’è il maresciallo?

La fotocopia della mia carta d’identità l’hanno fatta e, se vorranno sapere qualcosa da me, di quello che so io, saranno loro a cercarmi, anche se essere cercati dai carabinieri non è mai qualcosa di piacevole.

Poiché, come dice Dostoevskij, gli esseri umani sono degli inveterati imbroglioni, posso dare per buona la risposta del signor Gallo, ma un po’ meno quella del piantone della caserma dell’Arma.

E questo per il semplice fatto che i carabinieri, anche se svolgono un servizio a contatto con la gente, sono un corpo militare, con regole di riservatezza e segretezza di vecchia data. Il fatto che siano stati i militari ad impossessarsi dei resti del disco volante caduto a Roswell nel 1947 e di quello caduto in Lombardia nel 1933, significa che ai militari piace accaparrarsi tecnologia sofisticata da usare contro il nemico, ché di nemici è facile trovarne a bizzeffe quando si ha la volontà di farlo.

 

 

Che fin dall’inizio siano stati i militari ad arrivare per primi e a gestire la faccenda degli UFO crash, ha dato un’impronta a quella che sarebbe stata l’ufologia nei decenni seguenti, tanto che al mistero su chi siano i visitatori non umani, va sommato il mistero creato ad arte dai nostri militari che fanno ogni sforzo per tenersi stretto il segreto. Evidentemente, devono avere qualche vantaggio a tenere nascosta la natura degli UFO e dei loro piloti, dal momento che nessuno investe enormi energie per celare un avvenimento se non ha un grosso tornaconto.

E’ stato suggerito che se la popolazione mondiale sapesse cosa accade veramente nei nostri cieli, si farebbe prendere dal panico e si avrebbe caos e anarchia generalizzati. Che l’uomo medio sia infantile e non sappia affrontare la verità può anche essere vero sul piano psicologico, ma la spiegazione del non voler gettare nel panico la gente diventa sempre più traballante ed è anche un pochino offensiva, perché ci danno dei minus habens.

Nel caso specifico, avendo intervistato il signor Aurelio Gasparini, titolare dell’allevamento di struzzi a Pozzuolo del Friuli, distante cinque Km da Mortegliano, ho trovato conferma del fatto che c’è qualcuno che sta depistando le indagini. Indagini che, ripeto, dovrebbero essere appannaggio delle autorità e invece vengono lasciate all’improvvisazione e alla buona volontà di pochi privati cittadini. I carabinieri, infatti, tengono conferenze stampa quando si tratta d’importanti operazioni di polizia: la possibile visita di un alieno non è abbastanza importante per rilasciare dichiarazioni alla stampa?

 

 

Il signor Gasparini ci tiene a ribadire, chiudendo possibilmente la questione una volta per tutte, che lui non c’entra in tutta questa storia. Lui è stato coinvolto da qualcuno di cui non si conoscono le generalità e, se i miei sospetti sono fondati, non si sapranno mai.

Il professor Antonio Chiumiento, il più famoso ufologo del Friuli che segue il caso, afferma di aver ricevuto una mail da un allevatore di struzzi, tale Ennio Basso, che diceva di aver visto la creatura aggirarsi nel buio, lamentando anche danni al recinto.

Siccome in zona, a detta del comandante dei vigili, non esistono altri allevamenti di struzzi oltre a quello del Gasparini e io non voglio mettere in dubbio la veridicità delle parole dell’ufologo, viene spontaneo chiedersi chi può aver spedito quella lettera, ammesso che esista un certo Ennio Basso che alleva struzzi senza che nessuno lo sappia.

 

 

Non solo, ma si è sparsa la voce che un paio di persone si siano recate dall’allevatore offrendosi di riparare il danno a loro spese. Non saranno mica i Man in Black visti dalla ragazza di Leonard, il testimone chiave, il giorno dopo l’avvistamento, proprio nei pressi della famigerata rotonda?

Sulla presenza dei famosi uomini in nero, resi celebri dall’omonimo film, non posso avere certezze, ma su quella dei volonterosi riparatori di reti non ci sono dubbi: è una frottola, come quella della rete squarciata e degli struzzi scappati.

Dopo vedremo chi e perché può aver messo in giro tali falsità.

Il signor Gasparini mi ha raccontato che ogni estate si tiene a Pozzuolo la festa dello struzzo, con degustazione di specialità di carni del medesimo animale. Quando c’è da riempirsi la ventraia, i miei conterranei crapuloni non si tirano indietro e sono sicuro che se facessero, da qualche parte in Friuli, la festa dell’uomo, non mancherebbero estimatori e buongustai ad assaggiare la prelibatezza delle carni umane. Durante la sagra di Pozzuolo si organizzano gite guidate alla fattoria del signor Gasparini, il quale in un’occasione ha contato fino a 500 persone in visita, con macchine parcheggiate in ogni dove attorno alla sua proprietà.

Facendo da cicerone, gli è successo di raccontare che tre anni fa un cagnetto era entrato nel recinto, non si sa come, e aveva messo nel panico i grossi uccelli, quindici dei quali, a una velocità di 60 Km/h sfondarono la rete e si dispersero nelle campagne. Aurelio e suo figlio Michele impiegarono cinque giorni a recuperarli tutti.

Secondo il signor Gasparini, dunque, fu qualcuno in visita in quella lontana occasione che, nei giorni seguenti all’avvistamento del febbraio scorso, parlò di rete squarciata e di fuga di uno o più struzzi, senza specificare che era una storia vecchia di tre anni fa. Un privato cittadino in vena di fare un dispetto al signor Aurelio.

Io, che sono un po’ più smaliziato, vedo una precisa regia dietro quella mail inviata all’ufologo. C’è qualcuno, in questo come in tanti altri casi, pagato per depistare e il coinvolgimento dell’unico allevatore di struzzi della zona non mira tanto a colpire il Gasparini, ma la credibilità del testimone chiave, Leonard D’Andrea, facendolo passare per chi non riesce a distinguere un uccello esotico da una creatura d’altri mondi.

Con la storiella dello struzzo scappato e con quell’altra dell’uomo sui trampoli, i nostri militari sono convinti di aver messo a tacere l’opinione pubblica, per l’ennesima volta presa in giro, nonché contenta di esserlo. Se ancora ci dovessero essere dubbi, i militari metteranno in campo il CICAP, attraverso il delegato regionale Steno Ferluga, e i quotidiani locali che getteranno discredito sul testimone e su chi si affanna ad indagare, ovvero su Leonard e sul professor Chiumiento.

Di questi due, quello che ci rimette di più è proprio il signor Chiumiento, la cui credibilità rasenta lo zero e che viene accusato di aver inventato di sana pianta l’intera faccenda, in combutta con Leonard, allo scopo di farsi pubblicità per il suo prossimo libro.

Per inciso, sia Steno Ferluga che Margherita Hack, entrambi astrofisici, fanno parte del CICAP, ma il primo sminuisce l’avvistamento e la seconda ammette l’esistenza di razze aliene. E allora, per una volta tanto che forse qualcuno è venuto a farci visita, non si potrebbe avere un comportamento serio da parte del CICAP? O tale organismo è solo un altoparlante dei militari e dell’Establishment? E il Ferluga e la Hack non potrebbero mettersi d’accordo, una buona volta?

 

 

Poiché non c’è solo il professore di Porcia ad indagare ma anche altri privati cittadini, se qualcuno dovesse osare fare domande indiscrete verrà tacciato di essere uno stravagante impiccione, ovvero un malato di mente che va a disturbare le autorità per delle sciocchezze. Per delicatezza i giornali taceranno il suo nome come nel caso del ricercatore di Aviano che ha avuto la sfrontatezza di chiedere un appuntamento al procuratore capo del tribunale di Udine, Antonio Bianciardi.

Inoltre, poiché il professor Chiumiento viene preso sotto gamba dai mass-media e attaccato da numerose persone sul web, i militari oltre al classico divide et impera, ottengono il risultato di mostrare alla gente quanto siano litigiosi gli ufologi, che non riescono a mettersi d’accordo neanche tra di loro.

Di modo che, l’ufologo di Aviano viene fatto passare per un impertinente, a me fotocopiano la carta d’identità (perché non si sa mai) e Chiumiento viene dato in pasto agli scettici e a tutti gli altri inveleniti curiosi che da dietro lo schermo di un computer si sentono dei novelli Savonarola.

Forse Chiumiento sbaglia a trincerarsi dietro la privacy, poiché non si rende conto di quanti nemici si stia facendo con le sue stesse mani, solo per voler essere corretti e non divulgare i nominativi degli altri testimoni. I quali non sanno che ogni volta che chiedono l’anonimato è come se piantassero un ulteriore chiodo nella bara della credibilità del professore.

E’ come se stringessero un po’ di più la corda attorno al collo dell’ufologo che, da una parte, si comporta eroicamente come un prete confessore che non svela segreti, ma dall’altra getta alle ortiche la sua credibilità di ricercatore serio e la sua dignità di uomo. Poi, a causa della sua estrema correttezza, ha poco da lamentarsi se riceve contumelie a josa su internet, nei forum dedicati.

L’unico che si salva è Leonard, che abbiamo visto in tivù e di cui non si può mettere in dubbio la buona fede, anche se c’è chi lo fa. Se qualcuno degli altri testimoni presenti presso la rotonda di Mortegliano il sabato, a Oderzo la domenica e alla periferia di Udine il martedì, dovesse farsi avanti e uscire dall’ombra, darebbe uno schiaffo morale agli stolti detrattori e ai critici di Chiumiento e costringerebbe i militari a correre ai ripari. Della serie: quando il gioco si fa duro….

Ma non solo, quelle persone di Pozzo di Codroipo, di Sedegliano e di Talmassons che la stessa sera di sabato 11 febbraio hanno visto la luce, in casa, accendersi e spegnersi, il forno a microonde partire da solo e i cellulari vibrare senza che fossero stati messi in tale modalità, perché non si fanno avanti?

E il quindicenne Denis Tavano, di Sclaunicco, vicino a Mortegliano, che la stessa notte ha inseguito un UFO con il suo Ape Piaggio, perché non si fa avanti?

E come faccio io ad intervistarli se non so dove abitano e Chiumiento si tiene ben stretti i loro indirizzi per non violarne la privacy?

 

 

C’è poi la coppia di fidanzati che ha visto e addirittura fotografato l’alieno il 25 febbraio, ben due settimane dopo il primo avvistamento, ma anche loro hanno chiesto l’anonimato. E quindi siamo sempre al punto di partenza!

Per ora l’ufologo di Porcia è utile ai militari e lo lasciano indagare, ma potrebbe arrivare il momento che qualcuno sparisca senza tanto clamore, come da prassi consolidata dei servizi segreti e come già successo molte volte negli USA, con le morti misteriose di astronauti ciarlieri e ufologi troppo invadenti.

Non voglio fare l’uccello del malaugurio, ma se qui stiamo giocando con il fuoco e dietro le saltuarie visite di esseri non umani c’è qualcosa di grosso che viene nascosto, i servizi segreti e le altre consorterie militari non si faranno scrupolo, in perfetto stile mafioso, a far fuori gl’importuni ficcanaso.

Concludendo, la mia opinione è che l’essere (o gli esseri) visto tra l’undici e il venticinque febbraio è un robot militare fatto circolare per testare le reazioni della gente, in un gigantesco esperimento sociale che sfocerà nella finta invasione aliena prossima ventura.

Un’invasione a colpi di ologrammi, in cui i dischi volanti ostili saranno falsi ma i morti saranno veri. L’umanità sgomenta chiederà a gran voce l’unione di tutti gli eserciti per sconfiggere gl’invasori e i militari del NWO saranno ben felici di offrire la soluzione al problema da essi stessi creato.

Passata la buriana, con qualche milioncino di morti, l’umanità si ritroverà sotto un governo unico, con un’unica moneta elettronica, un’unica religione, un’unica polizia e ovviamente un unico esercito vittorioso.

L’oligarchia al potere si farà servire da qualche milione di schiavi, ci chiameranno “Lulu” com’era nei loro piani originali e magari a qualche alto papavero verrà in mente di farci costruire delle piramidi. Vecchio vizietto.

La storia, ciclica, si ripete. Torneremo all’epoca dei faraoni, gli struzzi torneranno a correre liberi nella savana e di ufologi non ce ne sarà più bisogno.

Fonte: http://www.stampalibera.com

 


 

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