Mentre lavorava all’R-5 il progettista Koroljov suggerì, quale garanzia contro ritardi e fallimenti, la costruzione di un missile alato strategico. Nel 1953 fu emessa la specifica per la realizzazione del "bombardiere intercontinentale senza pilota" basato sul bombardiere "antipodico" pilotato studiato da Eugen Sanger, uno dei maggiori ingegneri di missili tedeschi.


Al concorso parteciparono l’OKB-23 di Mosca-Fili diretto da Mjassishjov e l’OKB-301 di Mosca-Khimkij diretto da Lavoc’kin, in collaborazione con il KB-1 di Koroljov. Nel 1954 fu presentato il progetto del Lavoc’kin OKB, il La-Kh o I-350 Burja (Tempesta), che riguardava una cellula con ala a delta in acciaio inossidabile costruita attorno ad uno statoreattore, o ramjet, Bondarjuk RD-012, forse alimentato a cherosene e capace di una spinta imprecisata.

 

 

Sotto le ali erano disposti due grandi booster a quattro camere di combustione Isajev a propellente liquido composto da cherosene e acido nitrico rosso fumante, erogante una potenza di 160.000 kg/s. Il sistema d’arma pesava 126 tonnellate (89,5 t. di cherosene, 8,8 t per la testata all’idrogeno ); era lungo 19 metri e la velatura aveva una superficie di 60 mq. L’arma veniva lanciata verticalmente da un vagone ferroviario speciale. Dopo il lancio dell’R-7 il Kremlino decise di non interessarsi più dei missili alati: tuttavia concedette a Lavoc’kin l’autorizzazione a portare avanti il programma. Furono così effettuati, a partire dal 1957, dei lanci di prova che continuarono fino al 1960. Furono lanciati in tutto 17 Burja, cinque dei quali effettuarono tentativi di voli su grandi distanze (tra i 1.400 e i 4.000 km) di cui quattro riusciti; infatti pare che in un volo effettuato nel 1959 il Burja abbia raggiunto la velocità di 3.400 km/h e la gittata massima di 8/9.000 km. Del progetto di Mjassishjov si sa che era stato denominato M-40 Sorokovka e che era simile al missile alato statunitense North American XSM-64 Navaho. Impiegava un sistema di navigazione astro-inerziale con la relativa cupoletta di plexiglass trasparente per il sensore astronomico che poteva inseguire stelle di 2° grandezza. L’M-40 e il suo derivato, l’M-41, erano dotati di un singolo booster progettato da Glushko, mentre il motore di crociera era lo stesso del Burja. Nel 1957 il progetto fu abbandonato, ma Mjassishjov lavorò fino al 1960 a due progetti totalmente sconosciuti in occidente, l’M-48 e il Lapotok. Da allora dovettero passare circa venti-trenta anni circa prima che le autorità sovietiche ricominciassero ad interessarsi di missili da "crociera" strategici con la realizzazione dei cruise modello Kh-65 (AS-15 Kent in codice NATO).

Fonte: http://digilander.libero.it

 

 

MOSCA - Fu per conquistarsi una rampa di lancio privilegiata, direttamente dallo spazio, e raggiungere con le armi nucleari gli Stati Uniti che l'Unione Sovietica avviò negli anni Cinquanta il suo ambizioso programma spaziale. Il missile R-7, che portò nello spazio il primo uomo, Jurij Gagarin, era stato progettato col preciso obiettivo di trasferire nel cosmo la bomba all'idrogeno creata dall'accademico Andrej Sakharov e permettere così all'Unione Sovietica di colpire il grande nemico d' oltreoceano. Questa e molte altre verità, nascoste fino ad ora negli archivi segreti russi col sigillo 'top secret', diverranno finalmente di dominio pubblico a partire dal prossimo 12 aprile, nel corso di una serie di documentari dedicati alla conquista dello Spazio che andranno in onda sul primo canale della televisione russa. Il primo episodio del ciclo intitolato 'I segreti di conquiste ormai dimenticate', ripercorre per i telespettatori russi i primi passi del programma spaziale sovietico. Documenti segreti alla mano, il film rivela che nei lontani anni Cinquanta esistevano in Urss due prototipi di missili tra i quali in Cremlino era chiamato a scegliere. Il primo, progettato dall' accademico Koroljov, era, appunto, il famoso R-7 che portò in orbita Jurij Gagarin. L' altro, creato da Lavockin nel suo laboratorio, rappresentava invece il primo esempio di missile intercontinentale ed era stato battezzato col nome di 'Burja' , cioe' "burrasca". Pesava 100 tonnellate, poteva coprire la distanza di 8.000 chilometri a una velocità tre volte superiore a quella del suono, non era intercettabile dai mezzi di difesa contraerea. Uno schema quasi identico a quello dello Shuttle americano, nel 1957.

 

 

I due progettisti, Koroljov e Lavockin, erano amici, avevano studiato nella stessa scuola e, in buona sostanza, erano cresciuti insieme. Ma i loro progetti li avevano resi concorrenti agguerriti, tesi fino allo spasimo per concludere al più presto il proprio lavoro e conquistare i favori del Cremlino. Vinse Koroljov, che portò a termine il suo progetto per primo e condannò lo 'Shuttle' sovietico a morte prematura. Lo stato sovietico, infatti, tagliò gli stanziamenti alla ricerca per il prototipo del 'Burja' e si gettò a capofitto sul missile R-7 che, come tutti sappiamo, ebbe lunga e gloriosa esistenza. Certo, gli studiosi russi non nascondono un certo rimpianto per ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. Al punto che il primo episodio del film comincia proprio con le immagini parallele del 'Burja' sovietico e dello 'Shuttle' americano, la cui somiglianza è davvero impressionante. Analoga sorte toccò ad un' altra creatura del laboratorio spaziale Lavockin: un aereo superveloce, dotato di armi raffinatissime e anch'esso non intercettabile dalla difesa antiaerea. I lavori di progettazione furono chiusi per ordine di Breznev: gli americani avevano accettato di chiudere, in cambio, alcune basi militari nell' Oceano Pacifico. "Il nostro film - dice il curatore artistico, Lev Nikolaev - vuole essere uno spunto per risollevare il prestigio e rivalutare la scienza e la cultura del nostro paese".
Fiammetta Cucurnia.

Fonte: http://ricerca.repubblica.it

 

 

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