Un progetto per prendere una fetta di mercato pari a 340 miliardi di dollari. Pechino avvia una "space diplomacy" con l'Italia.



Lanciato nello spazio il primo razzo suborbitale realizzato da una compagnia privata cinese. Il missile si chiama “Chongqing Lingjiang Star” e il suo volo, partito martedì 15 maggio da una località ignota, non è durato molto: ha raggiunto un’altitudine di 273 chilometri prima di schiantarsi sulla Terra. Tanto è bastato per testare la capacità dei razzi OS-X di cui si è dotata la start-up aerospaziale OneSense, che sfida le rivali statunitensi, tra cui SpaceX e Blue Origin. L’obiettivo è accaparrarsi una fetta del settore che - stando alle stime di Merril Lynch - vale ben 339 miliardi di dollari. Il razzo è lungo nove metri, possiede un motore che impiega propellente solido – più competitivo del combustile liquido - ed è progettato per trasportare in orbita un carico di 100 chilogrammi fino a un’altitudine di 800 kilometri. Entro il 2020, OneSpace vuole costruirne 20, ha detto il portavoce Chen Jianglan dell’azienda basata a Pechino. L’impiego? Monitorare i raccolti, il meteo, prevenire le calamità. Almeno stando al comunicato ufficiale emesso dall’azienda. Il prossimo obiettivo è posizionarsi nell’industria dei micro-satelliti. OnceSense è già all’opera per sviluppare un altro tipo di razzo: la serie M. Ci sono almeno altre dieci le aziende privati cinesi in fermento (Landscape, Linkspace), che sono in grado di produrre razzi a prezzi competitivi. Ce n’è una in particolare che rivendica di aver effettuato il primo lancio di un razzo commerciale. Si chiama iSpace, e il mese scorso ha lanciato dall’isola tropicale di Hainan il razzo suborbitale, Hyperbola-1S, raggiungendo un’altitudine di 108 chilometri. OneSpace non si lascia strappare il primato, confermando che il suo razzo ha “capacità di controllo maggiori”.



Quanto è costato?
L’azienda, rivela Quartz, ha raccolto meno di 500 milioni di yuan (78 milioni di dollari) per finanziarie l’operazione. OneSpace non ne ha reso noto il prezzo, che secondo i concorrenti dovrebbe aggirarsi intorno ai 5-6 milioni di dollari a lancio.


Il governo cinese scruta il cielo.
Se il programma spaziale cinese ha dato via libera alle compagnie private per il lancio in orbita di razzi commerciali, l’accesso al settore da parte delle compagnie di trasporto internazionali non è visto di buon occhio, specie per i presunti legami dell’industria aerospaziale con i programmi di difesa. Landscape nel 2016 aveva ammesso di aver utilizzato il motore di un razzo già testato in volo: una tecnologia che era stata già sviluppata nell’ambito del programma spaziale nazionale. Del resto, secondo Quartz, dietro alla costruzione di “Chongqing Lingjiang Star” c’è il gruppo statale Chongqing Liangjiang Aviation Industry Investment Group, che ha co-finanziato il progetto. Sarà in grado di competere con i big a stelle e strisce? Per ora, i cinesi volano a quota periscopio: Shu Chang, il Ceo di OneSpace, ha detto alla CNN che il paragone con SpaceX è azzardato. “Il divario” è ancora ampio, ha ammesso. Meritano un discorso a parte le collaborazioni spaziali internazionali, da cui fino a qualche tempo fa la Cina era esclusa. A dimostrazione della “space diplomacy”, la cooperazione scientifica tra Italia e Cina che ha di recente portato al lancio congiunto del satellite Cses.

 

Fonte: https://www.agi.it

 

 

 

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