Il presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump parla alle truppe durante un discorso alla Marine Air Station Miramar, in California, il 13 marzo. Durante il viaggio del presidente a San Diego, ha parlato con membri del servizio e ospiti.



Il presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, circa un anno fa aveva espresso l’idea di dotare le forze armate statunitensi (attualmente formate da cinque corpi: Aviazione, Esercito, Marina, Guardia costiera e Marines) di un sesto ramo operativo: La Space Force. Il 13 marzo 2018, durante un discorso tenutosi presso la Miramar Marine Corps Air Station di San Diego in California, Trump dichiarava l’intenzione di portare avanti questo progetto.




Donald Trump presso la base di Miramar.



L’annuncio ufficiale.
“Quando si tratta della difesa degli Stati Uniti, non basta una semplice presenza nello spazio. Dobbiamo avere una presenza dominante. Do direttiva al Dipartimento della Difesa ed al Pentagono, ad avviare immediatamente il processo necessario per costituire una Space Force come sesto ramo delle forze armate”. Con queste frasi il 18 giugno 2018 è stata posta, al Dipartimento della Difesa ed al Pentagono, la direttiva ufficiale ad avviare l’iter di manovre necessarie alla creazione della Space Force, probabile nuova branca della struttura militare nord americana. Per ora, sono solo stati proposti i primi passi considerati propedeutici alla realizzazione della Space Force. Evidenziati in un report del Dipartimento Della Difesa stilato l’8 agosto 2018, si indicano gli interventi iniziali su cui focalizzarsi:
- Incremento delle tecnologie spaziali e ancoraggio delle iniziative di sviluppo e modernizzazione alle priorità delineate nella strategia di difesa nazionale.
- Istituzione di un’Agenzia di sviluppo spaziale, un’organizzazione comune incaricata allo sviluppo ed alla messa in opera rapida delle capacità di prossima generazione.
- Stabilire una Space Operations Force di esperti addestrati, intesi come professionisti del warfare (scenario di guerra) in ambito spaziale e la formazione di una comunità di ingegneri, scienziati, esperti di intelligence, operatori, strateghi e altro.
- Stabilire una struttura operativa economica ed efficiente con civili per fornire servizi e funzioni di supporto alla Space Force.
- Stabilire un nuovo comando spaziale degli Stati Uniti per migliorare ed evolvere il combattimento spaziale, includendo l’integrazione, concetti operativi, dottrine, tattiche, tecniche e procedure.
Al momento queste però sono solo prospettive. Gli unici progressi tangibili attuali e più o meno legati a questo progetto, sono stati uno snellimento della buocrazia per le operazioni spaziali commerciali e l’accelerazione dei tempi necessari  alle autorizzazioni di decollo/atterraggio sempre in ambito commerciale.



Quali sono le minacce da cui gli USA intendono difendersi.
Già da tempo, negli arsenali delle nazioni più potenti dal punto di vista militare, sono presenti armi dedicate al disfacimento delle capacità operative satellitari. Eventuali futuri scenari di guerra spaziale non comprendono solo missili anti satellite (già usati a scopo di test nel 2007 e che hanno drammaticamente aumentato il numero di detriti spaziali in orbita in un solo colpo) ma anche e soprattutto operazioni di disturbo dei segnali provenienti da e per i satelliti. Il Dipartimento della Difesa mette in conto anche sistemi di inibizione e distruzione degli apparati elettronici di bordo grazie ad armi EMP (impulsi elettromagnetici), finanche a possibili operazioni di rendez-vouz (attracco) in orbita con operazioni di prossimità ostili. Non bisogna poi dimenticare che quasi tutto ciò che orbita ha sempre bisogno di infrastrutture a terra. Queste possono essere soggette, oltre che ad attacchi tipo più “convenzionale”, anche ad offensive di tipo informatico ed anche questo aspetto rientrerebbe nella sfera di competenza della Space Force.

 



Perchè una Space Force indipendente dalla Air Force.
Sforzarsi nella creazione di una nuova armata, comporterebbe ovviamente dei costi in più ad un’amministrazione già in difficoltà per altri progetti “difensivi”, che trovano ben pochi consensi al Congresso. Le minacce alle reti satellitari sono presenti da tempo e ad oggi gli Stati Uniti ne delegano la difesa alla mastodontica Air Force. Anche il sottosegretario alla difesa Jon Mattis aveva inizialmente criticato la creazione della Space Force, (ricredendosi poi in seconda battuta). Una risposta plausibile sarebbe lo snellimento e l’accentramento degli sforzi militari in ambito spaziale degli Stati Uniti. Oltre l’Air Force anche gli altri corpi d’armata hanno conoscenze e capacità in questo campo, che risultano però frammentate e talvolta inutilmente ridondanti. In pratica unificare sotto lo stesso tetto le risorse. Dai satelliti GPS fino ai satelliti NRO (quelli spia, per intenderci) senza dimenticare tutti i sistemi di comunicazione e quelli dedicati alla identificazione dei bersagli. Non solo la presenza dominante in un ambiente ma l’ottimizzazione di infrastrutture, logistica e conoscenze. Questa forse la più ragionevole giustificazione al sesto ramo delle forze armate americane, ancora in attesa di un avallo nella prossima legge di bilancio.

Fonte ed altri link: https://www.astronautinews.it


 

Il futuro è adesso. E gli Stati Uniti non vogliono perdere la corsa alla supremazia dello spazio, nuovo campo di battaglia fra superpotenze. Il presidente Donald Trump ha ordinato la creazione della sesta forza armata americana: la Space Force. Obiettivo della forza, quello di estendere il dominio americano anche nello spazio per sfidare la Cina e la Russia.

Trump avvia l’iter per la Space Force.
“Sono qui per ordinare al Dipartimento della Difesa e al Pentagono di avviare immediatamente il procedimento necessario per istituire una Forza Spaziale come sesto ramo delle forze armate”, questo l’annuncio di Trump durante una riunione del National Space Council. “Avremo l’Air Force e avremo la Space Force. Separato ma uguale. Sarà qualcosa di molto importante“, ha aggiunto Trump, che ha poi incaricato il generale Dunford di guidare questo nuovo progetto su cui il presidente Usa sembra aver puntato molto. Le parole di Donald Trump durante la riunione del Consiglio sono state molto nette. Il presidente Usa sembra davvero interessato a questo programma spaziale che, a suo dire, è di primario interesse per la sicurezza nazionale. “Quando si parla di spazio, troppo spesso, per troppi anni, i nostri sogni di esplorazione e scoperta sono stati dissipati dalla politica e dalla burocrazia, e li abbiamo messi in discussione”, ha detto il presidente. “L’essenza dell’americano è esplorare nuovi orizzonti e domare le nuove frontiere. Il nostro destino, al di fuori della Terra, non è solo una questione di identità nazionale, ma una questione di sicurezza nazionale”, ha aggiunto Trump, che ha concluso con: “Quando si tratta di difendere l’America, non è sufficiente avere semplicemente una presenza americana nello spazio. Dobbiamo avere il dominio americano nello spazio“.

I dubbi della Difesa.
Ma il lavoro assegnato al generale Dunford si preannuncia estremamente complesso. Soprattutto sotto l’aspetto politico, perché l’idea della Casa Bianca, accolta favorevolmente da Dunford, trova molti ostacoli all’interno della Difesa degli Stati Uniti. James Mattis si è sempre opposto a questo programma di creare una forza autonoma per lo spazio. E il pensiero del Segretario alla Difesa ha un peso specifico non secondario nel governo degli Stati Uniti. L’anno scorso, Mattis si rivolse ai repubblicani al Congresso dicendo che “non desidero aggiungere un servizio separato che probabilmente presenterà un approccio più ristretto e persino parrocchiale alle operazioni spaziali”. Il capo del Pentagono cerca sinergia tra le forze armate e capacità di essere il più possibile amalgamate fra loro. L’idea di una sesta forza armata per lo spazio, autonoma dall’Air Force, non piace. E infatti anche il generale David Goldfein, capo di stato maggiore della Us Air Force, si è espresso contro la sua creazione. Anche perché attualmente l’Air Force controlla la maggior parte delle attività militari legate all’esplorazione spaziale. Quindi per l’aeronautica ci sarebbero soldi e attività in meno.

La sfida alla Cina e alla Russia.
“Non vogliamo che la Cina, la Russia e altri Paesi ci guidino. Abbiamo sempre guidato noi”, ha ricordato Trump durante la riunione. Un segnale inequivocabile di cosa significhi per gli Stati Uniti la corsa allo spazio: prima di tutto una sfida a Mosca e Pechino. Come nella Guerra Fredda con l’Unione sovietica, anche oggi, lo spazio, è un campo di battaglia con le potenze avversarie. Una guerra cui si è aggiunta la Cina. Le tre potenze si sfidano da anni per la supremazia nell’esplorazione spaziale. Il Centre for Strategic Strudies pubblicò nel 2016 un documento molto dettagliato sugli sviluppi tecnologici della Cina nella corsa allo spazio. In quel rapporto, è interessante una frase detta dal generale Xu Qiliang nel 2009 il quale affermò che lo spazio è la “nuova altezza dominante per la competizione strategica internazionale” e che “significa avere il controllo del suolo, degli oceani e dello spazio elettromagnetico, il che significa anche avere l’iniziativa strategica nelle proprie mani”. Nove anni dopo, quelle parole del generale cinese sono ancora centrali per comprendere il ruolo dello spazio nella strategia delle potenze militari. E valgono anche per la Russia che, negli anni, ha sviluppato una tecnologia sempre più all’avanguardia nel campo spaziale. E il motivo non è solo propaganda. Come ha spiegato il colonnello Rick Francona, analista militare, alla Cnn, il concetto di militarizzazione dell spazio ha forti ripercussioni sulla terraferma. La guerra nello spazio si traduce in “armi da terra che attaccano le risorse spaziali, come i laser per non far vedere e interferire con la guida dei satelliti, e armi nello spazio che attaccano altri oggetti nello spazio o armi a bordo dei mezzi che attaccano bersagli sulla terra”.

 

Fonte: http://www.occhidellaguerra.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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