Come vivranno i futuri coloni lunari? Attorno a questa domanda ruotano decenni di studi scientifici e avanzamenti tecnologici, che un giorno non troppo lontano permetteranno all’essere umano di tornare sul nostro satellite con l’obiettivo di costruire insediamenti permanenti. Come si può facilmente immaginare, c’è un ingrediente tra tutti essenziale per la sopravvivenza degli astronauti lunari: l’ossigeno, che ovviamente non si trova in forma respirabile sulla Luna, ma che può essere prodotto in loco. Negli ultimi anni non sono mancati i progetti per costruire le cosiddette ‘fabbriche di ossigeno’ lunari. Uno dei più recenti è stato messo a punto da un team greco e supportato dall’Agenzia Spaziale Europea. Gli scienziati delle Università di Atene e di Patrasso hanno proposto quello che hanno chiamato Oxygen Farming, ‘coltivazione di ossigeno’: un reattore alimentato a energia solare che dovrebbe periodicamente estrarre ossigeno dalla regolite, l’insieme dei sedimenti che compongono lo strato più esterno della superficie del nostro satellite. Secondo il team, una volta messo a sistema questo impianto dovrebbe far sì che un’area di 1,2 ettari possa produrre abbastanza ossigeno per mantenere in vita un astronauta sulla Luna. Non è la prima volta che viene proposto di sfruttare la regolite lunare (e in futuro marziana) per l’esplorazione umana a medio e lungo termine. C’è ad esempio c’è il sistema Roxy ideato da Airbus, capace di trasformare la regolite in ossigeno e metalli. E sempre dalla regolite parte un altro progetto molto promettente guidato dal Politecnico di Milano in collaborazione con Ohb-Italia, per ottenere dalla sabbia lunare ossigeno ma anche acqua, e avere così in un colpo solo due degli ingredienti più importanti per la sopravvivenza sulla Luna.

 

 

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