IS-A è il nome di un satellite ASAT sovietico sviluppato a partire dall’inizio degli anni sessanta. La sigla IS sta per Istrebitel Sputnikov, ovvero intercettore di satelliti o distruttore di satelliti. Si trattò del primo sistema satellitare ASAT mai entrato in servizio operativo. Entrato ufficialmente in servizio nel 1972, fu ritirato nei primi anni ottanta.

 

 

I sovietici iniziarono a pensare ad un sistema antisatellite a partire dai primi anni 60. Dal punto di vista teorico, furono proposte diverse soluzioni. Tuttavia, quella che alla fine fu effettivamente portata avanti fu il cosiddetto satellite kamikaze. In pratica, si trattava di un satellite con una carica esplosiva a frammentazione in grado di intercettare e distruggere un corpo celeste artificiale ostile. La distruzione sarebbe avvenuta avvicinandosi al satellite ed esplodendo nelle sue vicinanze: in questo modo, oltre al bersaglio, sarebbe avvenuta la distruzione anche del satellite intercettore. Venne prescelta questa soluzione perché più semplice da sviluppare delle altre. Inoltre, aveva anche il pregio di essere relativamente economica e di presentare un rischio tecnologico sostanzialmente basso.

La proposta di un sistema d’arma di questo tipo fu avanzata da Vladimir Nikolaevič Čelomej, responsabile dell’OKB-52, che ne propose anche il nome IS. Lo sviluppo di un missile vettore e di un satellite ASAT fu autorizzato il 23 giugno 1960 con il decreto 715-295, e lo stesso Čelomej iniziò a lavorarvi a partire dal 1961. In origine, Čelomeji avrebbe dovuto provvedere non solo al satellite, ma anche al missile vettore. Il missile era l’UR-200. Tuttavia, visto che lo sviluppo del missile andava troppo a rilento, i primi due test (identificati con il nome in codice di Polyot, ovvero "volo") furono condotti con vettori R-7. Il primo lancio fu effettuato il 1 novembre 1963, ed aveva lo scopo di testare il sistema propulsivo. Il lancio fu un successo. Anche il secondo Polyot fu un successo.

Nell’ottobre 1964, a causa dell’estromissione del potere di Nikita Sergeevič Chruščëv, il ruolo di Čelomej fu pesantemente ridimensionato: infatti, lo sviluppo degli intercettori IS fu trasferito a Sergej Pavlovič Korolëv ed il missile UR-200 fu cancellato in favore dello Tsiklon. Queste vicende provocarono un ritardo di tutto il programma di diversi anni, tanto che il terzo lancio di prova (il primo con un vettore Tsiklon) fu effettuato nell’ottobre 1967: il satellite intercettore risultò piuttosto diverso rispetto al progetto originario. Successivamente, i lanci proseguirono a buon ritmo fino al 1972, anno in cui Stati Uniti ed Unione Sovietica firmarono il trattato SALT I. In seguito, i test divennero più discontinui, ma il sistema entrò in servizio con le forze armate sovietiche.

Nel 1976, ne fu realizzata una variante perfezionata, chiamata forse IS-M (o IS-AM). I test proseguirono fino al 1978, quando i nuovi satelliti furono dichiarati operativi. Nel 1982, il sistema fu dichiarato obsoleto e ritirato dal servizio. Tuttavia, alcune fonti riferiscono dell’esistenza di un’ulteriore variante perfezionata, chiamata IS-MU, che fu immessa in servizio senza essere mai stata testata in volo. Tale tesi sarebbe avvalorata dal fatto che la Russia, negli anni novanta, offrì la possibilità di immettere in orbita dei satelliti commerciali con bombardieri Tupolev Tu-160 e caccia intercettori MiG-31. L’ipotesi sarebbe che i vettori Tsiklon sarebbero stati sostituiti da altri sistemi missilistici aviolanciati, e che il sistema proposto per utilizzo commerciale sia in realtà di origine militare, derivato da un sistema di aviolancio per messa in orbita di sistemi ASAT sviluppato in segreto.



Gli IS-A erano satelliti di forma sferica con una massa di 1.400 kg, che venivano lanciati in orbita mediante vettori Tsiklon. L’orbita aveva un perigeo di 349 km, ed un apogeo di 957 km, con un’inclinazione di 65,5 gradi. Da un punto di vista tecnico, si componevano di due sezioni:

* sezione principale, con i vari sistema di guida ed acquisizione del bersaglio, e la carica di esplosivo (300 kg);
* sezione motore.

I parametri del bersaglio dovevano essere impostati prima del lancio. Comunque, l’intercettore poteva essere riprogrammato in orbita, anche se senza mai discostarsi dai parametri originari. Il motore montato era uno Stepanov IS/US, che rendeva possibile effettuare numerose manovre per l’intercettazione del bersaglio: in particolare, il propulsore poteva essere riavviato più volte, con un tempo di funzionamento complessivo di 300 secondi (5 minuti). L’IS-A aveva fino a tre orbite di tempo per intercettare il bersaglio: in questo modo, in caso di mancato aggancio, era possibile fare più tentativi.

La struttura del satellite era costruita in modo tale che, in seguito all’esplosione, si sarebbe disintegrata in dodici gruppi di shrapnel. Il raggio d’azione per la distruzione del bersaglio era di un chilometro, anche se gli esperimenti furono sempre svolti ad una distanza di 400 metri. Tuttavia, in un caso pare si abbia avuto un successo alla distanza di due km.

Gli IS-A intercettavano un satellite-bersaglio che veniva lanciato appositamente per lo scopo, solitamente un paio di settimane prima. Inizialmente, si utilizzarono gli IS-P, una versione degli stessi IS-A realizzata dalla Chelomey. Tuttavia, a partire dal 1971, si usarono i DS-P1-M, realizzati dalla Yangel. In particolare, questi satelliti erano più semplici ed economici, visto che avevano una massa di soli 600 kg (contro i 1.400 degli IS-P) e potevano essere lanciati dai più piccoli (ed economici) Kosmos-3M.

Uno dei problemi dovuti a test di questo tipo era (ed è tuttora) la creazione di un rilevante numero di detriti spaziali, che poi sarebbero rimasti in orbita creando potenziali problemi alle successive missioni spaziali. In generale, i tecnici sovietici cercarono di trovare una “formula ideale” per ridurre al minimo la quantità dei frammenti. Inoltre, a volte l’esplosione vera e propria del satellite intercettore era evitata, in modo da limitare il più possibile il numero dei detriti: infatti, spesso i test si concludevano (positivamente) con l’aggancio del satellite bersaglio da parte dell’intercettore, e non con la sua distruzione, ritenuta non necessaria. Gli osservatori occidentali, però, ignorando questi dettagli, erano convinti che la mancata distruzione del bersaglio fosse dovuta al fallimento del test. In un caso, inoltre, l’intelligence NATO considerò un intercettore IS quello che in realtà era un satellite per sorveglianza oceanica US-P (la missione era la Cosmos 868).



Il sistema fu testato tra il 1967 ed il 1971, e diventò pienamente operativo dopo il test del 3 dicembre 1971. Le varie versioni aggiornate rimasero in servizio fino al 1982, anno in cui avvenne l’ultimo lancio. Tale sistema fu ufficialmente ritirato per la sua obsolescenza, ma non è chiaro se abbia avuto o no un seguito.

I satelliti ASAT operarono alle dipendenze delle forze antisatellite (Forze Anti-Spazio ed Anti-Missile della Difesa Aerea: sigla PKO), un comando che era stato appositamente creato il 30 marzo 1967.

Complessivamente, furono effettuati 23 lanci di intercettori, 20 dei quali prevedevano l’intercettazione di un satellite. Di queste 20 missioni, sei si conclusero con la distruzione del satellite bersaglio, nove si limitarono all’intercettazione e cinque fallirono.

Fonte: http://it.wikipedia.org


 

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