Correva l'anno 1958 quando il fisico Leonard Reiffel fu avvicinato da alcuni ufficiali dell'Air Force degli Stati Uniti d'America che lo invitarono a collaborare a un nuovo progetto. Il progetto, rigidamente "top secret", recava la sigla A119 ed era pomposamente denominato A Study of Lunar Research Flights. Il compito di Reiffel era di investigare sulle possibili conseguenze di una detonazione nucleare sulla Luna, e soprattutto di calcolare il tasso di visibilità del fungo atomico da qualsiasi punto del nostro pianeta.


"Si sarebbe trattato di una sorta di esercizio di public relation in grande stile", ha affermato recentemente l'ormai 75enne Reiffel. "L'Air Force desiderava un fungo atomico immenso, tanto da poter essere visto dalla Terra a occhio nudo. E questo perché, nella corsa alla conquista dello spazio, gli Stati Uniti stavano perdendo terreno nei confronti dell'U.R.S.S."

Lo storico inglese David Lowry ha commentato la notizia in questo modo: "E' semplicemente pazzesco pensare che il primo biglietto di visita degli esseri umani a un altro corpo celeste sarebbe stato... una bomba atomica! Se il progetto fosse stato realizzato, noi non avremmo avuto mai la romantica immagine di Neil Armstrong e del suo 'passo da gigante per l'umanità' (one giant step for mankind)."

Lo scopo di quel piano era di dimostrare all'Unione Sovietica e al mondo intero quanto fossero potenti gli U.S.A. ,

Lowry ipotizza che il progetto A119 possa avere una certa rivelanza perfino oggi, dato che gli Stati Uniti sembrano più che mai determinati a impiantare un sistema di difesa missilistica attorno all'orbita terrestre. "Gli U.S.A. hanno sempre covato il desiderio di militarizzare lo spazio e alcune delle idee attualmente in corso di realizzazione non appaiono meno curiose e meno stravaganti di quella - risalente agli anni Cinquanta - con cui si proponevano di bombardare la luna."

Il progetto A119 fu sviluppato dalla Armour Research Foundation di Chicago (che oggi si chiama Illinois Institute of Technology Research).

Reiffel racconta: "Era previsto di far esplodere l'ordigno sulla faccia nascosta del nostro satellite, sulla dark side dunque. Il fungo che ne sarebbe risultato, affiorando oltre l'orlo lunare, sarebbe stato illuminato in pieno dal sole, e quaggiù chiunque avrebbe potuto vederlo a occhio nudo."

 
La bomba in questione avrebbe dovuto avere la stessa potenza di quella sganciata su Hiroshima.

"Io feci osservare che l'esplosione avrebbe rovinato l'ambiente lunare. Ma l'Air Force non pensava certo in termini ecologici! A loro interessava soprattutto che i 'nemici' potessero vedere l'esplosione e rimanerne impressionati."

Secondo Reiffel, per la Terra non ci sarebbero state conseguenze dirette, ma di certo la Luna sarebbe risultata "sfigurata" per l'eternità.

Sulla fattibilità del piano lo scienziato non nutre alcun dubbio. Già a quei tempi la tecnica missilistica era abbastanza sviluppata, tanto che si sarebbe potuto centrare un bersaglio pur così distante "con uno scarto massimo di due miglia o poco più".

Ovviamente, se il progetto fosse stato reso pubblico si sarebbero sollevate proteste in tutto il mondo; per tacere delle polemiche che ci sarebbero state dopo la sua messa in atto. Ma agli Stati Uniti importava solo di dimostrare la loro superiorità militare.

Gli archivi del governo americano sono tuttora strapieni di documenti che risalgono agli anni della Guerra Fredda, ed è lecito pensare che molti di quei dossier rimarranno sigillati e intedetti al pubblico per chissà quanto tempo ancora. Il progetto A119 è venuto alla luce soltanto perché lo scrittore Keay Davidson vi ha accennato in una sua biografia dello scienziato e astronomo Carl Sagan.

Sagan, che è morto nel 1996, aveva acquisito grande fama scrivendo articoli e libri che rendevano accessibili i grandi temi della scienza anche all'uomo della strada. Egli si dedicò inoltre allo studio delle possibilità di presenze biologiche su altri pianeti. All'Armour Foundation di Chicago fu contattato da Reiffel, il quale lo spinse a improntare un modello matematico sull'espandersi di una nuvola di polvere nell'orbita lunare. Questo modello era naturalmente la chiave per stabilire il grado di visibilità di una simile nuvola dalla Terra.

Sagan credeva (come molti scienziati di allora) che la superficie lunare pullulasse di microorganismi, e, preoccupato, fece osservare che un'esplosione atomica avrebbe certamente distrutto quelle forme di vita. Tuttavia, secondo la testimonianza resa da Reiffel, egli fornì ugualmente i calcoli richiestigli.

Quasi trent'anni più tardi - nel 1987 -, i risultati di quegli studi furono distrutti dai dirigenti della fondazione di Chicago. Ma non è da escludere che alcune copie siano tuttora conservate nelle segrete blindate dell'Air Force.

Leonard Reiffel dice di ignorare come mai il piano fosse stato poi accantonato. Comunque, mostra di esserne più che lieto: "E' terribile pensare che una pazzia del genere fosse stata ideata soltanto per impressionare l'opinione pubblica."

Interrogato sull'esistenza del progetto A119, un portavoce del Pentagono non ha voluto dare nessuna conferma, ma non ha neppure smentito.

Fonte: http://zerovirgolaniente.blogspot.it

 

 

 

Una delle presunte rovine artificiali che si troverebbero sulla Luna, forse il vero bersaglio dell'esplosione nucleare?

 

 

 

La Guerra Fredda causò inoltre il progetto di far esplodere sulla Luna una bomba atomica come simbolo di supremazia tecnologica da parte delle due nazioni terrestri in possesso di un impressionante arsenale nucleare.

È stato un progetto folle perché la determinazione degli scienziati terrestri, spinti soprattutto da ragioni militari, poteva causare la distruzione del satellite terrestre, con caduta della massa selenica sulla Terra e con conseguenze gravissime anche per il nostro sistema solare e parte della Galassia.
Si è appena saputo che il Governo degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica volevano far esplodere un ordigno nucleare nella zona laterale nascosta del nostro satellite per incutere una paura reciproca senza precedenti, per indurre l’avversario a rinunciare alla gara militare e spaziale che stava appena iniziando.
Risale, infatti, alla metà degli anni ’50, nel periodo rovente della Guerra Fredda, la volontà di passare all’azione per produrre la più fragorosa detonazione della storia.
Vediamo allora di scoprire il mistero.
Il 1955 fu un anno cruciale per il volo spaziale. Proclamato dalla Comunità Scientifica "Anno Geofisico Internazionale", sia l’Unione Sovietica sia gli Stati Uniti annunciarono di voler lanciare satelliti artificiali.
Abbiamo appreso che la decisione sia stata presa come atto di difesa contro un oggetto sconosciuto che improvvisamente girava intorno alla Terra e dalle caratteristiche impressionanti.
L’URSS decise di usare come vettori spaziali i suoi grandi missili balistici intercontinentali.
Gli Stati Uniti, non avendo missili della potenza di quelli russi, allestirono il "Progetto Vanguard". Ma ci fu troppa fretta: il Progetto Vanguard fu un disastro, per una serie di lanci mancati con i veicoli che si distruggevano senza a volte nemmeno alzarsi dalla rampa di lancio.
Il fiasco del Vanguard fu ingigantito dai successi sovietici e soprattutto fece impaurire il comando militare perché, a detta loro, si sognavano pure la notte di essere sopraffatti, innanzi tutto dai sovietici e poi dagli extraterrestri.
Certamente i militari erano quelli che mostravano la faccia ma dietro di loro c’erano le menti che organizzavano nei dettagli i piani di difesa e d’attacco.
Cominciamo allora dagli Stati Uniti.
Dopo la Conferenza al vertice di Ginevra del 1955, si capì che la presenza extraterrestre faceva veramente paura perché contrastava in maniera ben chiara la politica imperialistica delle due superpotenze.
Gli americani si accorsero abbastanza presto che la Luna era un avamposto extraterrestre e perciò abitata da personaggi, secondo loro, non ben intenzionati.

IL PROGETTO A119
Il primo ente americano a proporre effettivamente un progetto d’esplorazione lunare, denominato Red Socks, fu il "JPL" (Jet Propulsion Laboratory) alla fine del mese di Ottobre 1957.
Consisteva nel lancio di almeno 9 sonde entro la fine del 1960.
Gli obiettivi dei due primi lanci erano noti ma non si poteva dire la stessa cosa degli altri.
Dopo le foto alla parte nascosta del nostro satellite e il miglioramento della tecnica di guida, il direttore del Laboratorio, Pickering, propose di far esplodere una bomba nucleare.
In sostanza il progetto "Red Socks" non fu approvato, lasciando il posto al "Programma Able", ma l’idea di distruggere una parte della Luna piacque ai militari.
"A119" è la sigla data dell’US Air Force, che sviluppò un piano top secret, al fine di dimostrare la potenza militare americana nel periodo cruciale della Guerra Fredda.

 

Dottor Leonard Reiffel.

Il fisico Leonard Reiffel fu incaricato di redigerlo nei primi mesi del 1958. Egli si era diplomato presso L’Illinois Institute of Tecnology nel 1947, divenendone ben presto direttore della ricerca in Fisica. Produsse, in sostanza, ben otto piani di fattibilità nel periodo compreso tra Maggio 1958 e Gennaio 1959. Il progetto segreto "A119" era intitolato: "Studio dei voli di ricerca sulla Luna".

 

Frontespizio del progetto segreto "A119", presentato il 19 Giugno 1959 dallo scienziato statunitense L. Reiffel, per far esplodere una bomba atomica sulla Luna.

Reiffel teorizzò l’esplosione nella parte nascosta della Luna o meglio nella zona di confine con la parte visibile, in modo da rendere perfettamente evidente l’enorme fungo che si sarebbe sviluppato, illuminato oltretutto dal Sole. Sarebbe stato realizzato un evento assai visibile dalla Terra. Il cratere con le desolanti rovine sarebbe rimasto in sostanza nella zona nascosta.
Nello stesso tempo si voleva arrivare a colpire le menti dei responsabili dell’URSS, affinché desistessero da propositi guerreschi e restituissero così la pace all’umanità del pianeta Terra.
Reiffel ha dichiarato che il progetto all’epoca era tecnicamente realizzabile, considerando che l’errore di un missile intercontinentale era di qualche chilometro. Non ha voluto assolutamente però spiegare perché il progetto A119 è stato, per nostra fortuna, abbandonato.

 

Carl Sagan 1934-1996

Molti documenti della guerra fredda non sono stati ancora declassificati negli Stati Uniti, ma alcuni dettagli del Progetto A119 sono emersi solo dopo che è stata pubblicata la biografia dell’astronomo Carl Sagan, il quale ha avuto un ruolo importante nella NASA e non solo. Egli era convinto che ci fosse della vita microbica sulla Luna e perciò suggerì un’esplosione nucleare per distruggere tali organismi.
L’idea, che potrebbe apparire malsana, in verità era stata suggerita dalla consapevolezza che la Luna fosse già abitata da Intelligenze extraterrestri, le quali rappresentavano un grave impedimento alla sua conquista ma anche una possibile minaccia per gli americani e, di conseguenza, per i terrestri.
Sagan lavorò perciò per il progetto militare segreto, poiché interpellato da Reiffel affinché studiasse i limiti d’espansione della nube atomica nello spazio.
Lo stesso Reiffel aveva obiettato che la bomba avrebbe sicuramente sconvolto l’equilibrio ambientale del nostro satellite.
A distanza di molti anni, uno storico britannico, il dottor David Lowry, ha affermato: "È qualcosa di osceno, pensare che il primo contatto del genere umano con un altro mondo sarebbe stato esplodergli contro una bomba atomica".
Pur sottoposto a molte critiche, il progetto fu giustificato con un altro ragionamento che era quello di vedere ciò che poteva effettivamente succedere.
Un’altra presa di posizione che non ha bisogno nemmeno di commenti. Il fisico nucleare Edward Teller, naturalizzato americano ed ideatore della bomba H, era molto interessato al progetto, anche se non direttamente coinvolto. Pur se strana come idea, lo scienziato fu solo uno dei distinti propugnatori dell’esplorazione militare della Luna già dagli anni ’50.
Quando i voli spaziali divennero una realtà, sia l’Esercito sia l’Air Force progettarono di creare una base lunare.
I fatti dimostrano che la militarizzazione della Luna fu definitivamente eliminata nel 1960.
Quale rilevante evento determinò una scelta simile?

 

I probabili effetti delle radiazioni sulla superficie lunare causate dallo scoppio di un ordigno nucleare (immagine ripresa dal "Rapporto Reiffel").

Nel 1958 il "National Security Council" rese noto che era possibile usare la Luna per una base militare abitata.
Nel 1959, l’Air Force già aveva pronti due progetti. Il primo, denominato "SR-183", era finalizzato ad installare un osservatorio lunare capace di tenere sotto controllo la Terra ed anche lo spazio vicino. Il secondo, denominato "SR-192", prevedeva un sistema strategico lunare capace di includere un bombardamento militare di rappresaglia dalla base lunare. Era stato anche studiato un terzo piano, denominato "SR-182", capace di usufruire di veicoli spaziali e armi da sistemare in orbita lunare ed anche in altri pianeti, sempre per fini militari.
In questi progetti erano coinvolti: l’"Air Force Balistic Missile Division", il "Wright Air Development Center", lo "Strategic Air Command", la NASA e il "Jet Propulsion Laboratory" che aveva avuto direttive per installare una base sulla Luna da Boeing, Republic Aviation, Douglas Aircraft, General Electric ed altre importanti aziende. Il costo complessivo previsto all’epoca si aggirava in circa 20 miliardi di dollari.
Sta di fatto che qualche cosa non andò per il verso giusto: allora si decise di far esplodere una potente bomba atomica con la scusa che ci fosse della vita microbica, oppure che si voleva vedere l’effetto ma soprattutto si voleva incutere del timore ai sovietici e, molto probabilmente, agli ET.



STORIA DELLA BOMBA ATOMICA SOVIETICA DESTINATA ALLA LUNA
L’Unione Sovietica non poteva mancare anche in quest’ignobile sfida che era quella di far esplodere una bomba atomica sulla Luna.
Di recente il fisico russo Alexandr Zheleznyakov, uno studioso di storia astronautica di San Pietroburgo, ha reso noti molti dettagli di questa vicenda in tutta la sua drammaticità.

 

Y.B. Zeldovich 1914-1987

Il Governo Sovietico incaricò il famoso fisico nucleare Yacob B. Zeldovich, col proposito di dimostrare al mondo intero che una sonda sovietica potesse centrare la Luna. Per poter realizzare tutto ciò era necessario che la sonda sferica fosse riempita con un ordigno nucleare di almeno 15 Kton, il cui flash sarebbe stato registrato da tutti gli osservatori terrestri e nessuno avrebbe messo in dubbio il successo dell’impresa.
Pure i sovietici erano dell’idea di dare una pericolosissima esibizione di potenza, che avrebbe esteso ben oltre i confini terrestri la proliferazione degli armamenti nucleari.
Malgrado che nel gruppo di studio ci fossero diversi oppositori, il progetto fu esaminato in ogni dettaglio. I fisici nucleari spesero molto tempo per calcolare forma e dimensioni della capsula che doveva contenere la bomba e Korolev volle che fosse realizzato un modello di prova. Particolare impegno fu posto sul meccanismo d’esplosione. Dato che non si dava tanto credito al funzionamento di un telecomando azionato da Terra, si scelse un dispositivo del tipo mina navale che avrebbe innescato l’esplosione al contatto fisico con la superficie lunare. Per il vettore di lancio, non c’era alcun dubbio: sarebbe stato un’evoluzione del missile balistico intercontinentale R7, realizzato alcuni anni prima sempre da Korolev, per dare all’URSS la capacità di trasporto di testate nucleari sino al territorio degli Stati Uniti. Del resto era stato già sperimentato con successo per lanciare i primi satelliti Sputnik.

 

Il missile sovietico R-7.

In questo caso prevalsero le preoccupazioni sui tanti rischi associati alla missione. Si calcolò che in caso di fallimento del primo e del secondo stadio, la carica nucleare sarebbe potuta esplodere sul territorio dell’URSS. In caso di fallimento del terzo stadio, non si poteva escludere una caduta sul territorio straniero, con conseguente pericolosa crisi internazionale. Rimanevano altri due pericoli: la fine accidentale della carica inesplosa in orbita terrestre oppure in orbita attorno al Sole.
Rimasti irrisolti questi problemi, fu lo stesso Zeldovich a ritirare il progetto, denominato E-4, in seguito convertito in una normale esplorazione lunare.
Yakov B. Zeldovich era nato a Minsk (Bielorussia) l’8 Marzo 1914. All’età di 17 anni lavorò come assistente di laboratorio presso l’Istituto di Chimica-Fisica di Leningrado. Nel 1943 si trasferì a Mosca. Dal 1948 fino al 1965 lavorò a numerosissimi progetti nucleari, tanto da ricevere le massime onorificenze come il Lenin Premio e la Stella d’Oro com’Eroe del Lavoro. Dal 1965 al 1983 fu capo divisione presso l’Istituto di Matematica Applicata dell’Accademia delle Scienze dell’URSS. Zeldovich morì il 2 Dicembre 1987. Egli espresse un enorme, versatile intelletto, tanto da dare, nel corso della sua vita, un contributo notevole a molte branche della scienza. Fu il primo direttore del Dipartimento Teorico di Arzamas 16, la Los Alamos sovietica, nel 1946. Condusse naturalmente tutto il lavoro teorico in entrambe le prime bombe atomiche e all’idrogeno sovietiche. S’interessò pure d’astrofisica, divenendo Direttore presso l’Istituto Astronomico di Sternberg (Germania). Combinando così la sua esperienza sulle particelle elementari, ben presto divenne leader nella Cosmologia. Propose addirittura un importante metodo per determinare la Costante di Hubble dagli effetti dei gas nei cluster galattici.
Tornando al progetto bomba, si può affermare che gli scienziati sovietici ebbero un gran timore perché conoscevano assai bene il fatto che la Luna fosse già abitata ed era questo il vero obiettivo da colpire.
Sono convinto, inoltre, che temessero più una reazione "aliena" che i rischi tecnici conseguenti al progetto elaborato.
Scorrendo negli annali dell’astronautica sovietica, si scopre che la sonda lunare "E-3", lanciata nell’Aprile del 1960, abbia rappresentato uno dei più grandi segreti del programma spaziale sovietico. Nessuno ha mai pubblicato notizie su questa navicella artificiale per almeno 30 anni, come pure non è stata mai pubblicata qualche sua foto.
Cerchiamo allora di approfondire quel poco che si conosce e che si è appalesato alcuni anni dopo la caduta dell’URSS.
Per tutto il 1958 il "MIAN" (Mathematics Intitute of the Akademi Nauk) condusse su larga scala un lavoro teorico dal titolo: "Ricerca di traiettorie in orbite lunari con analisi sulle opportunità di fotografare la faccia nascosta della Luna e il ritorno delle foto".
Dopo questi studi, il MIAN raccomandò che solo due missioni sarebbero state possibili: quella dell’Ottobre 1959, con operazioni fotografiche dopo che la sonda si sarebbe avvicinata alla Luna e quella dell’Aprile 1960, con fotografie prima dell’avvicinamento. Entrambe le missioni erano state accettate da Korolev.
La sonda "Lunik 3" venne anche chiamata "E-2A" e fu lanciata il 4 Ottobre 1959. "Luna V" era un altro nome dato sempre per indicare l’originale progetto "E-3".
Boris Chertok, collaboratore di Korolev, ha affermato che il progetto E-3 (realmente modificato in E-2A prima del lancio) era diretto da Mstislav Keldysh. Korolev però si oppose a questo progetto ma fu pressato con una decisione speciale del Comitato Centrale e dal Consiglio dei Ministri.
Sta di fatto che i testimoni dell’epoca, coloro che hanno fatto alcune rivelazioni, hanno dato versioni contrastanti, in particolare sulla partenza della sonda.
Chertok ha affermato che la data del primo lancio della sonda E-3 risale al 15 Aprile. Una seconda versione ha proposto la data che corrispondeva al 16 Aprile, mentre per altri testimoni la data corretta era quella del 18 Aprile.
Nel Luglio del 1993 la CIA americana rivelò che la data del primo lancio della sonda E-3 era quella del 15 Aprile, facendo notare che il vettore non diede sufficiente velocità, cosicché codesta passò a 160.000 Km dalla Luna. Il portavoce della CIA non confermò però la data del secondo lancio.
Secondo il veterano del Cosmodromo di Baikonur, Asif Siddiqi, i lanci delle due sonde E-3 avvennero il 15 Aprile 1960, alle ore 18 ora di Mosca, ed il 16 Aprile alle ore 19 circa. Questa strana controversia probabilmente ha sottinteso la copertura di qualche mistero che anche gli addetti ai lavori non sono riusciti a decifrare.
Devo ancora ricordare che tali informazioni provengono da personaggi, i quali hanno lavorato alacremente sotto il potere sovietico, molto preoccupato per la Guerra Fredda. Potere che non esitò ad ordinare un atto esecrabile che avrebbe potuto causare un disastro cosmico.
È stato detto infine che entrambi i lanci delle due sonde E3-1 ed E3-2 sono falliti. Boris Chertok non ha dato questa versione dei fatti ed è naturale che si sia espresso così: "Eravamo sicuri che l’Unione Sovietica fosse stata in grado di far atterrare la sonda sulla superficie lunare ma l’idea fu respinta poiché i fisici dissero che il flash avrebbe avuto una così breve durata per la mancanza di atmosfera nella Luna che sarebbe stato impossibile da registrare nella pellicola".
Di conseguenza gli scienziati sovietici non poterono ostentare, per fortuna, la loro "bravura" che sa molto di pazzia. Pazzia ben organizzata, perché il progetto prevedeva una sonda E1 per raggiungere la Luna, la seconda E2 e probabilmente la E3 dovevano avvicinarsi alla Luna per prendere fotografie della superficie nascosta e la quarta E4 doveva raggiungere il nostro satellite e far esplodere una bomba nucleare sulla sua superficie.

 

Rappresentazione grafica della bomba atomica sovietica, adattata per un’eventuale esplosione sulla superficie lunare, denominata con la sigla E4 (Disegno realizzato dall’ing. Paolo Ulivi)

La formulazione dei piani sovietici per la conquista della Luna era partita per mezzo di una lettera, firmata da Sergej Korolev e Mstislav V. Keldysh, spedita il 28 Gennaio 1958 al Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica. Il fatto però importante del contenuto di questa missiva era incentrato su due punti: l’impatto lunare e il volo intorno alla Luna per fotografare la faccia nascosta.
Il programma fu approvato molto velocemente dal Primo Segretario del partito N.S. Kruscev, ma qualche cosa di grave successe (informazioni del controspionaggio?) perché cambiarono i suddetti obiettivi. Sicuramente furono ordini dall’alto, sui quali Keldysh fece molto affidamento.

 

Mstislav Keldysh 1911-1978

Mstislav Keldysh era nato a Riga nel 1911. Si laureò presso la facoltà di Fisica e Matematica dell’Università di Mosca. Nel 1940 fu nominato professore presso la stessa università Nel 1961 fu nominato Presidente dell’Accademia delle Scienze dell’URSS, carica che tenne fino al 1974.
Particolare importanza ebbero gli studi di Keldysh sui moti e sulle traiettorie delle astronavi per il programma di ricerca spaziale dell’URSS. Essi indicarono, infatti, le soluzioni di controllo nei voli per le stazioni automatiche verso la Luna e i pianeti del sistema solare.
In particolare, il "Lunokhod", la prima navicella sovietica a viaggiare sul suolo lunare, era controllato sulla base delle soluzioni escogitate da Keldysh.
Per i servigi resi alla scienza sovietica, soprattutto nella strutturazione del programma spaziale e tecnologico dell’URSS, del quale fu uno dei massimi promotori, le sue ceneri furono tumulate al Cremlino il 24 Giugno 1978. È da ricordare inoltre che divenne Membro dell’Accademia delle Scienze dell’URSS nel 1946; ricevette tre onorificenze di Eroe del Lavoro (1956, 1961,1971), vincitore del Premio Lenin, Presidente dell’Accademia delle Scienze dell’URSS (1961-1974); Membro di 16 Accademie e Associazioni Scientifiche e Dottore Onorario in sei Università del mondo.
La prima sonda sovietica Lunik era denominata dai costruttori col nome di "Oggetto E".
Gli Oggetti "A", "B", "V", "G" erano differenti veicoli di rientro per testate nucleari, l’"Oggetto D" era un pesante satellite scientifico, lanciato come "Sputnik 3".
Per tradizione, quindi, tutti i veicoli Lunik facevano parte dell’Oggetto E, inclusi i pesanti veicoli spaziali lanciati dal razzo "Proton".
Le difficoltà nel reperire notizie certe, nascono proprio dalla logica comportamentale adottata dalle autorità sovietiche. Questa logica era incentrata sia sulla pratica della segretezza, sia sulla copertura di ogni fallimento dei lanci missilistici. Conseguiva che gli organi ufficiali dell’URSS non annunciavano mai i lanci falliti.
Quando poi una sonda raggiungeva l’orbita, e quindi la sua esistenza non poteva più essere negata, ma non riusciva ad imboccare la traiettoria interplanetaria, le era affibbiato un nome generico di copertura come Sputnik o Cosmos.

Fonte: http://www.edicolaweb.net

 


 

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