Mentre crescono dubbi internazionali sulla vecchia pretesa degli Stati Uniti di aver inviato uomini sulla Luna più volte, il direttore dell’Agenzia spaziale russa “Roscosmos” Dmitrij Rogozin propone di verificarlo. Gli Stati Uniti affermano che in sei missioni hanno inviato uomini sulla Luna, a partire dall’Apollo 11 nel luglio 1969, durante cui Neil Armstrong apparentemente divenne il primo uomo a camminare sulla Luna. L’Apollo 13 doveva atterrare, tuttavia si disse che si limitò a un volo ravvicinato a causa di un malfunzionamento a bordo del veicolo spaziale. Sorprendentemente, tutte e nove le missioni con equipaggio tornarono in sicurezza sulla Terra. Come riportato da Forbes nel 2015, la NASA dichiarò pubblicamente che gli Stati Uniti non possedevano più la tecnologia per “riportare” gli astronauti sulla Luna. Questa affermazione sconcertò gli esperti, poiché non ci sono regressioni improvvise e gravi analoghe a memoria della Scienza nella storia. Anche nelle ere oscure ci fu un processo che richiese secoli, dopo il periodo classico terminato con Giustiniano. Con tali dubbi in mente e rispondendo alle domande dei giornalisti, Dmitrij Rogozin dichiarò, durante una visita alla compagnia russa Space Systems insieme al Presidente moldavo Igor Dodon, che: “Abbiamo deciso un compito del genere: volare per controllare, ci andarono o no… Dicono che ci andarono, controlleremo”. Secondo Rogozin, alcun Pese può attuare il programma lunare, quindi non vede l’ora di lavorare con gli Stati Uniti nello studio del satellite della Terra, la Luna. All’inaugurazione di “Roscosmos” disse che un nuovo programma statale sull’esplorazione della Luna si sarebbe presto materializzato; in cui i compiti delle stazioni automatiche che la Russia intende inviare sul satellite della Terra nel 2020 saranno descritti. Ci sono anche piani per creare una nuova nave e risolvere il problema delle radiazioni nelle cinture di Van Allen. Kristian Birkeland, Carl Stoermer e Nicholas Christofilos studiarono la possibilità di particelle cariche intrappolate, prima che dell’era spaziale. Explorer 1 e Explorer 3 confermarono l’esistenza della cintura, all’inizio del 1958, sotto la guida di James Van Allen dell’Università dell’Iowa. Non si sa ancora come gli astronauti statunitensi attraversarono le cinture di Van Allen senza alcun segno di avvelenamento radioattivo, o sviluppo di tumori correlati. Secondo il progettista generale dei complessi con equipaggio Evgenij Mikrin, il primo sbarco dei cosmonauti russi sulla Luna avverrà non prima del 2030, una volta risolto il problema delle fasce delle radiazioni di Van Allen.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Fonte estera: https://www.fort-russ.com

Fonte italiana: http://aurorasito.altervista.org

 

 

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