La guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina non risparmia la produzione di armi. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, infatti, in accordo con il Pentagono, intende eliminare le componenti cinesi dalla fabbricazione di armi prodotte negli Stati Uniti: secondo le nuove direttive della Casa Bianca si dovrà puntare tutto sulla produzione interna e ridurre drasticamente l’eccessiva dipendenza in questo settore da Pechino. Un tema trattato in un rapporto di 146 pagine citato da Defense One e che sta molto a cuore al presidente, nel quale si analizza lo stato di salute dell’industria della Difesa statunitense. Secondo il dossier, la Cina è l’unico produttore di vari prodotti chimici necessari alla produzione di missili e bombe, il Giappone e le nazioni europee sono i principali fornitori di alcune fibre in carbonio impiegate in satelliti e missili spaziali; la Germania, inoltre, è il primo fornitore di materiale necessario per la realizzazione di visori notturni. La Cina è menzionata 232 volte nella relazione, anche se la maggior parte delle informazioni contenute nel rapporto sono classificate in quanto descrivono aree di vulnerabilità della Difesa americana.

Sulle armi gli Usa dipendono da Pechino.
Il problema della dipendenza di Washington verso Pechino è noto da tempo. Secondo il generale John Adams, se la Cina decidesse di tagliare le spedizioni, i militari americani verrebbero lasciati inoffensivi. Inoltre, affermava in un’analisi pubblicata nel 2015, “la produzione oltreoceano riduce gli standard in termini di qualità. I nostri soldati, marinai, aviatori e marinai dipendono da attrezzature affidabili e di altissima qualità. Le catene di approvvigionamento estere hanno permesso l’infiltrazione di parti contraffatte in alcuni dei nostri macchinari più avanzati. Un’indagine condotta dal comitato dei servizi armati del Senato ha trovato oltre 1 milione di elementi contraffatti”. Trump vuole arginare i rischi dell’eccessiva dipendenza verso l’estero che il generale denunciava: “L’America sta perdendo le basi di conoscenza e innovazione che sono fondamentali per rimanere all’avanguardia della nuova tecnologia militare che mette i nostri guerrieri un passo avanti ai nostri nemici. Una crescente dipendenza da fornitori stranieri per esigenze militari sta portando alla chiusura delle fabbriche statunitensi”.

L’industria della Difesa Usa.
Secondo il sottosegretario alla Difesa Ellen Lord, l’industria statunitense delle armi dà lavoro a 2,4 milioni persone, per una produzione annuale che sfiora i 865 miliardi di dollari. Poco dopo l’insediamento, il presidente Donald Trump ha aggiunto 15 miliardi al bilancio 2017 dell’ex presidente Barack Obama, e ha proposto un budget per il 2018 di 639 miliardi dollari. Ciò ha rappresentato un aumento di 56 miliardi di dollari, o del 10 percento, rispetto al 2017. Lo scorso febbraio, il Congresso ha approvato un ulteriore aumento del budget per l’anno fiscale 2018 a 700 miliardi di dollari. Ciò significa che da quando Trump è entrato in carica, il budget della Difesa è cresciuto complessivamente di 133 miliardi e del 23% in termini percentuali. Il Segretario alla Difesa James Mattis ha esultato sostenendo che si tratta “del più importante finanziamento alle spese militari della storia”.

Tensioni Pechino-Washington sulle sanzioni.
Nel frattempo la “guerra fredda” tra gli Stati Uniti e la Cina prosegue. Lo scorso 20 settembre, Washington ha introdotto sanzioni nei confronti di Pechino per la sua acquisizione delle batterie missilistiche S-400 di fabbricazione russa e per l’acquisto di di 10 aerei da combattimento SU-35. Decisione che mandato letteralmente su tutte le furie la Cina, che ha convocato a Pechino l’ambasciatore americano per una “protesta solenne”. Secondo il quotidiano cinese Global Times, le nuove sanzioni Usa rappresentano un avvertimento per India e Turchia. L’India è stata un grande acquirente di armi russe e la Turchia ha firmato un accordo con Mosca per l’acquisto dei suoi sistemi missilistici di difesa aerea S-400. “Negli ultimi due anni, l’imprudenza e l’arroganza del governo americano sono andati fuori controllo. Indipendentemente dal diritto internazionale e dai sistemi multilaterali, Washington vuole solo impegnarsi con il mondo in conformità con le proprie leggi e imporre sanzioni a chi non è d’accordo” sostiene il giornale cinese. Parole dure che riflettono un clima tutt’altro che sereno.

Fonte: http://www.occhidellaguerra.it

 

 

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