La US Navy ha staccato un assegno da 43 milioni di dollari a Boeing per la messa in produzione di quattro XLUUV classe Orca. Più economiche da costruire rispetto ai sottomarini, le navi da guerra senza equipaggio potrebbero aiutare la Marina degli Stati Uniti a crescere rapidamente e consentire alla flotta di sviluppare nuove tattiche di combattimento per contrastare le capacità A2/AD di Russia e Cina. Nel 2017, Boeing e Lockheed Martin hanno ricevuto contratti per oltre 40 milioni di dollari per la fase di progettazione. Mosca ha seguito con particolare attenzione l'evoluzione dell’Extra-Large Unmanned Underwater Vehicles o XLUUV promosso dalla Darpa, l’Agenzia per i progetti di ricerca avanzata della Difesa degli Stati Uniti. La prima flottiglia composta da quattro XLUUV sarà consegnata entro il giugno del 2022. L'US Navy stima una flotta di trenta XLUUV, sei dei quali destinati all'adestramento. Orca rappresenta il primo tassello di un più ampio mosaico strategico della Marina statunitense con i futuri Large Diameter Unmanned Undersea Vehicles.

 



Stati Uniti, il Programma Orca.
Il drone Orca è concepito come un'architettura Unmanned Undersea Vehicle o UUV modulare aperta. La capacità multi-missione della piattaforma a lungo raggio è garantita dal carico utile riconfigurabile. I principali vantaggi di Orca sono l’intelligenza artificiale (potrà operare senza la comunicazione costante con il centro di controllo), l’autonomia, la stiva di carico modulare, la persistenza in area operativa ed il sistema di alimentazione ricaricabile ibrido. Una flottiglia di (sacrificabili) droni Orca potrebbe controllare per settimane una particolare area a rischio, rilevando i costosi sottomarini convenzionali a propulsione nucleare. Gli Extra-Large Unmanned Underwater Vehicles da quaranta metri sfrutteranno il know-how acquisito con il dimostratore tecnologico Echo Voyager di quindici metri. Per l'alimentazione, Boeing propone di utilizzare uno schema diesel-elettrico (batterie periodicamente ricaricate dal generatore), già testato con successo nel drone sottomarino sperimentale Echo Voyager. Quest’ultimo ha un'autonomia di 6.500 miglia nautiche e può restare in mare per missioni di sei mesi. L'autonomia è in realtà limitata solo dal carburante diesel caricato a bordo. Echo Voyager dispone di un sistema di navigazione inerziale, sensori di profondità e può affiorare per ottenere una correzione sulla sua posizione tramite GPS. Il drone sperimentale è collegato alla rete satellitare degli Stati Uniti, può immergersi ad una profondità massima di 11.000 piedi e raggiunge una velocità massima di otto nodi. Echo Voyager ha un volume di carico interno di duemila piedi cubici con una lunghezza massima di dieci metri per una capacità complessiva di otto tonnellate. Può anche trasportare carichi utili esterni appesi allo scafo. I droni Orca da quaranta metri potrebbero triplicare le capacità di carico di Echo Voyager.

 



Le armi dell'Orca.
In base alla missione ed alle necessità, il carico utile di un Extra-Large Unmanned Underwater Vehicles potrebbe essere configurato con una batteria di dodici siluri pesanti Mark 48. Il drone potrebbe anche rilasciare carichi sul fondo del mare, rilevare o persino deporre mine. Ipoteticamente potrebbe imbarcare anche missili da crociera ed antinave.

 



Russia: “Orca è una piattaforma strategica”.
Mosca sospetta che Orca sia in realtà una piattaforma di lancio per asset strategici. Nel dicembre del 2017, in un’analisi pubblicata sull'agenzia di informazione russa Novosti, ci si riferisce alla classe Orca come la risposta statunitense al programma russo Status-6. “La tempistica dell’attivazione del programma Orca è probabilmente correlata alla scoperta americana del programma Status-6. Il sistema statunitense potrebbe essere uno sforzo per influenzare l'equilibrio strategico del potere tra Russia e la Nato. Tutti i droni sottomarini attualmente in servizio con la US Navy sono in grado di operare ad una distanza massima di 300 km dal centro di comando. Orca invece può raggiungere i dodicimila chilometri con un'autonomia stimata di diversi mesi”. Ad oggi, in quella che i russi ritengono essere una piattaforma strategica automatizzata, si ignora il presunto sistema d'arma termonucleare trasportato a bordo. Ufficialmente non esiste nulla di simile nell'inventario strategico degli Stati Uniti, tuttavia noi sappiamo che proprio nella Nuclear Posture Review si menziona la possibilità di armare l'ultima versione dei missili da crociera Tomahawk con testate termonucleari. I TLAM-N armati con testata termonucleare W80 sono stati ritirati nel 2013. Infine un ultimo dettaglio. Considerando il drone Orca come una diretta risposta allo Status-6, gli analisti di Mosca ritengono quantomeno plausibile che gli Stati Uniti possano colpire le zone off-shore della Russia in caso di guerra termonucleare, sposando la loro medesima postura strategica.

Fonte: http://www.ilgiornale.it

 

 

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