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Come, quando e dove l’umanità ha sfiorato l’apocalisse

Pubblichiamo un dossier che PeaceLink prossimamente rielaborerà per realizzare un apposito libro sugli incidenti nucleari militari ora declassificati ma tenuti per tanto tempo top secret.
Questo dossier è stato realizzato traducendo il saggio “U.S.Nuclear Weapons Accidents” scritto dai ricercatori Jaya Tiwari e Cleve J.Gray, presente sul sito Internet del Center for Defense Information.
Nel saggio sono riportate le seguenti unità di misura statunitensi:
1 libbra = grammi 454
1 gallone = litri 3,785
1 piede = metri 0,3048 m
1 iarda = metri 0,9144
1 miglio = metri 1609,3

Le traduzioni sono state effettuate da Alessandro e Daniele Marescotti che hanno corredato il saggio con alcune note.


Esplosione, incendio o altra diffusione di materiale fissile (in ordine cronologico)

5 agosto 1950, Base Suisun dell’Air Force, Farfield, California.
Un bombardiere B-29 che trasportava una bomba nucleare senza la sua capsula fissile si schiantò e si incendiò vicino ad un campeggio di roulotte occupato da 200 famiglie. L’equipaggio aveva difficoltà con i propulsori dell’aereo e con il ritiro del suo carrello di atterraggio immediatamente dopo il decollo dalla Base dell’Air Force di Fairfield Suisun (ora base dell’Air Force di Travis), schiantandosi infine mentre tentava un atterraggio di emergenza. Il bombardiere stava trasportando 10-12.500 libbre di bombe con esplosivo convenzionale, che detonarono 15 minuti dopo lo schianto. L’esplosione che seguì, fu sentita fino a 30 miglia lontano e creò un cratere largo da un capo all’altro 20 iarde e profondo sei piedi Lo schianto e la successiva detonazione uccise diciotto uomini del personale, incluso il generale Travis dell’Air Force, e ferì altre 60 persone.

22 Maggio 1957 base dell’Air Force di Kirtland, New Mexico.
Una bomba nucleare senza la sua capsula fissile cadde dal vano bombe di un B-36 ad un’altitudine di 1700 piedi ed esplose all’impatto. Il bombardiere stava trasportando entrambe le bombe e la loro capsula fissile, che era stata rimossa per sicurezza, dalla base di Biggs dell’Air Force in Texas alla base di Kirtland in New Messico. Sebbene i paracaduti attaccati alla bomba si fossero aperti durante la sua caduta, essi non funzionarono correttamente. La bomba nucleare fu completamente distrutta nella detonazione che accadde approssimativamente a 4,5 miglia a sud della torre di controllo di Kirtland e 0,3 miglia ad ovest del terreno riservato della Sandia Base creando un cratere d’esplosione di approssimativamente 25 piedi in diametro e 12 piedi di profondità. I frammenti della bomba e i detriti furono dispersi su di un area di un miglio. Fu condotto un esame radiologico dell’area, ma non rivelò contaminazione radioattiva oltre l’orlo del cratere.

31 gennaio 1958, base straniera non identificata.
Un bombardiere B-47 con una bomba nucleare in configurazione d’attacco stava compiendo un decollo simulato durante un’esercitazione quando la ruota posteriore sinistra venne a mancare, provocando l’urto della coda contro la pista e la rottura del serbatoio del carburante. L’aereo prese fuoco e bruciò per sette ore. Sebbene l’alto esplosivo non detonò, ci fu contaminazione nell’area immediatamente circostante allo schianto. In seguito all’incidente, le esercitazioni di allertamento vennero temporaneamente sospese. Lo schianto può aver avuto luogo in una base aerea USA a Sidi Slimane, nel Marocco Francese. Un più recente documento dell’Air Force riportò che “l’inquinamento dei rottami era alto, ma che sull’area circostante era basso”. Un servizio del New York Times dell’8 giugno 1960, menziona un incidente di bomba nucleare che era accaduto “in un campo degli Stati Uniti vicino Tripoli, in Libia”, senza fornire ulteriori dettagli.

Febbraio 1958, base aerea Greenham Common, Inghilterra.
Un bombardiere B-47 che stava subendo un guasto al motore durante il decollo espulse due cisterne piene di carburante da 1700 galloni da un’altitudine di 8000 piedi, le quali mancarono di cadere nell’area designata per un impatto sicuro ed esplosero a 65 piedi dietro un B-47 parcheggiato e caricato con bombe nucleari. Il fuoco che ne derivò bruciò per 16 ore e causò la deflagrazione delle alte cariche esplosive di almeno una bomba atomica. L’esplosione rilasciò materiale radioattivo, includendo uranio polverizzato e ossido di plutonio, dei quali almeno 10-20 grammi vennero trovati intorno alla base. Inoltre un hangar adiacente fu gravemente danneggiato e altri aerei vicini furono spruzzati con pompe d’acqua per prevenire il loro incendio a causa dell’intenso calore alimentato dal combustibile per jet e dal magnesio del B-47. Il fuoco uccise due persone, ne ferì altre otto, e distrusse il bombardiere.

L’Air Force non ha mai ammesso ufficialmente che armi nucleari fossero coinvolte in questo incidente. L’Air Force e il ministro della difesa inglese furono d’accordo nel 1956 di negare l’esistenza delle bombe nucleari in qualsiasi incidente che coinvolgeva le armi nucleari statunitensi collocate in Inghilterra. Nel 1985, il governo inglese riferì che l’incidente che coinvolse un B-47 parcheggiato il quale fu colpito da un B-47 in fase di decollo in un esercizio di addestramento, omettendo ogni menzione del successivo incendio.

26 novembre 1958, base Chennault dell’Air Force, Lake Charles, Louisiana
Un bombardiere B-47 prese fuoco a terra, distruggendo la sola bomba nucleare a bordo. La contaminazione fu limitata all’immediata vicinanza dei rottami dell’aereo.

6 Luglio 1959, base Barksdale dell’Air Force, Dossier City, Louisiana
Un aereo C-124 che trasportava una bomba nucleare senza la sua capsula fissile si schiantò durante il decollo, distruggendo completamente l’aereo e la bomba nucleare. Ci fu una quantità limitata di contaminazione immediatamente sotto alla bomba distrutta, ma non abbastanza da impedire operazioni di salvataggio o di spegnimento.

7 giugno 1960, base McGuire dell’Air Force, vicino Trenton, New Jersey
Un missile BOMARC (“BO” per Boeing e “MARC” per Michigan Areonautical Research Center) per la difesa aerea, che era stato immagazzinato in uno stato di pronto utilizzo che permetteva il suo lancio in due minuti, fu distrutto dopo l’esplosione di un serbatoio con elio ad alta pressione e la rottura del serbatoio di carburante del missile. Anche se la testata fu distrutta dall’incendio, il dispositivo di sicurezza agì correttamente e prevenne la detonazione della carica altamente esplosiva della bomba. Un articolo del New York Times descrisse uno scampato disastro nucleare, notando che il missile “si fuse sotto una fiamma intensa alimentata dal suo detonatore da 100 libbre di TNT… La testata atomica si sciolse apparentemente nella massa fusa che era rimasta del missile, il quale bruciò per quarantacinque minuti”. Le radiazioni seguenti “furono causate quando la parte metallica di magnesio e ossido di torio, che forma parte della bomba, presero fuoco”. Il rapporto del Pentagono affermò che fu contaminata solo l’area immediatamente sotto la bomba nucleare e, a causa del deflusso dell’acqua di spegnimento dell’incendio, un’area adiacente estesa per la lunghezza di 100 piedi.

13 novembre 1963, Commissione per l’Immagazzinamento dell’Energia Nucleare negli Igloo, Base Medina, San Antonio, Texas
Mentre tre lavoratori stavano smontando i componenti dell’alto esplosivo (HE “High esplosive”) di una bomba atomica, essi cominciarono a bruciare spontaneamente, provocando una grande esplosione che coinvolse 120 libbre di HE. L’esplosione causò una piccola contaminazione.

 


Al dottor Joel Larus dell’Università di New York, che investigò sull’incidente, la Commissione dell’Energia Atomica (AEC) il 13 gennaio 1966 fornì i dettagli di tre incidenti simili. Essi sono i seguenti:

Hamburg, New York (4 gennaio 1958)… Un treno merci diretto a est deragliò nella ferrovia Nickel Plate. Cinque automobili che trasportavano “materiale classificato AEC” furono coinvolte nell’incidente. Secondo il rapporto non ci fu alcun danno al materiale e alcun ferito tra il personale AEC che scortava il carico.

Winslow, Arizona (4 novembre 1961)… Il rimorchio di un autocarro prese fuoco mentre trasportava una piccola quantità di materiale radioattivo. Non ci fu alcuna contaminazione risultante dall’incendio.

Marietta Georgia (2 dicembre 1962)… Un treno per Louisville e Nashville deragliò mentre trasportava componenti di armi nucleari. Il materiale non fu danneggiato ma tre corrieri rimasero feriti.

Come questi rapporti dimostrano, incidenti di questa natura probabilmente accadono più frequentemente di quanto vengono riferiti. Per esempio, un rimorchio del Dipartimento dell’Energia che trasportava plutonio da Richland, Washington, nel New Messico, si capovolse sulla strada ghiacciata dell’Interstatale 25 vicino Fort Collins, Colorado, nel dicembre 1980.

8 dicembre 1964, base Bunker Hill (ora Grisson) dell’Air Force, Perù, Indiana
Un bombardiere B-58 perse il controllo e uscì dalla pista durante la fase di decollo, causando ad una parte delle cinque bombe nucleari a bordo di bruciare in un conseguente incendio. Non ci furono detonazioni e la contaminazione fu limitata all’immediata area dell’incidente.

11 ottobre 1965, base Wright-Patterson dell’Air Force, vicino Dayton, Ohio
Un aereo C-124 da trasporto che conteneva componenti di armi nucleari e un modello per l’addestramento prese fuoco mentre veniva rifornito. Il fuoco cominciò a bruciare nella parte finale del rimorchio di rifornimento e distrusse la fusoliera dell’aereo. Non ci furono vittime e le conseguenze del pericolo di radiazioni furono minime.

17 gennaio 1966, Palomares, Spagna
Un bombardiere B-52 che trasportava quattro bombe all’idrogeno si scontrò a mezz’aria con un aereo cisterna Kc-135 vicino Palomares, in Spagna. Delle quattro bombe H a bordo, due bombe con materiale altamente esplosivo detonarono nell’impatto con il suolo, rilasciando materiali radioattivi, incluso il plutonio, sopra i campi di Palomares. Approssimativamente 1400 tonnellate di terreno e vegetazione lievemente contaminati furono portati successivamente negli Stati Uniti per l’immagazzinamento in un luogo autorizzato. Una terza bomba nucleare cadde sul terreno ma rimase relativamente intatta; l’ultima cadde nell’oceano.

La bomba che affondò nel Mediterraneo diede luogo ad una delle più grandi ricerche e operazioni di recupero nella storia. La ricerca prese circa otto giorni e impiegò 3000 uomini del personale della marina e 33 navi, senza contare le barche, gli aeroplani, e il personale usato per portare l’equipaggiamento sul luogo. Benché il piccolo sottomarino “Alvin” localizzò la bomba dopo due settimane, non fu recuperata prima del 7 aprile. I rottami dell’incidente caddero in un’area approssimativamente di 100 miglia quadrate di suolo e acqua.

L’incidente accadde durante un’operazione di routine di rifornimento ad alta quota mentre il B-52 stava ritornando alla base Seymour Johnson dell’Air Force a Goldsboro, nel North Carolina, dopo aver sorvolato lungo la rotta meridionale della missione di allertamento aereo dello Strategic Air Command denominata in codice “Chrome Dome”. Il bombardiere stava attendendo il suo terzo rifornimento con un aereo cisterna KC-135 dalla base americana a Morton, quando il boccaglio del braccio per il rifornimento dell’aereo cisterna urtò il bombardiere. Il braccio squarciò il B-52 lungo il suo dorso, spezzando il bombardiere in vari pezzi. I 40.000 galloni di rifornimento del KC-135 andarono a fuoco, uccidendo sette uomini dell’equipaggio.


21 gennaio 1968, Thule, Groenlandia
Quattro bombe nucleari furono distrutte in un incendio dopo che il B-52 che le trasportava si schiantò approssimativamente sette miglia a sudovest della pista della base dell’Air Force di Thule in Groenlandia. Il B-52, proveniente dalla base Plattsburgh dell’Air Force di New York, si schiantò dopo che un incendio si era sprigionato nel compartimento dell’ufficiale di rotta. Il pilota stava facendo rotta all’AFB di Thule per provare un atterraggio di emergenza. All’impatto con il suolo, l’aeroplano scoppiò in fiamme, bruciando gli involucri esterni dell’alto esplosivo che rivestivano almeno una delle bombe. L’esplosivo allora detonò, spargendo plutonio e altri materiali radioattivi sopra un’area di circa 300 iarde su entrambi i lati della traiettoria dell’aereo, molti di essi in pezzi delle dimensioni di un pacchetto di sigarette. Il bombardiere era stato in volo sulla rotta del Circolo Artico nell’ambito dell’operazione di volo in permanente allertamento dello Strategic Air Command, chiamata in codice “Chrome Dome”. Un membro dell’equipaggio rimase ucciso nello schianto.

Il governo della Danimarca, che possiede la Groenlandia e proibisce le armi nucleari sul o sopra il suo territorio, emise una forte protesta alla quale seguirono grandi dimostrazioni in quella nazione. Pochi giorni dopo l’incidente, il segretario della difesa degli Stati Uniti Robert McNamara ordinò la rimozione delle armi nucleari dall’allertamento aereo. Gli allertamenti stessi furono più tardi limitati e poi sospesi del tutto.

19 settembre 1980, Damascus, Arkansas
I vapori del combustibile provenienti da un missile balistico intercontinentale Titan II (ICBM “Intercontinental Ballistic Missile”) fecero saltar via nella base di lancio del missile la porta da 740 tonnellate di calcestruzzo e acciaio e catapultare la testata del missile nucleare a 600 piedi. L’incidente accadde quando un addetto alle riparazioni dell’Air Force lasciò cadere una pesante chiave inglese che colpì il missile, causando una crepa nella cisterna di carburante pressurizzato del missile. Il carburante prese fuoco e esplose approssimativamente 8 ore e mezza più tardi, uccidendo una persona e ferendone altre ventuno. Il veicolo di rientro del missile, che conteneva una testata nucleare, fu ritrovato intatto. (1)



Bombe atomiche perse.

10 marzo 1956, sopra il Mar Mediterraneo
Un bombardiere B-47 che trasportava due capsule nucleari nei loro contenitori di trasporto scomparirono sopra il Mar Mediterraneo. L’aereo, in un volo senza soste dalla base aerea di MacDill a Tampa, Florida, ad una base aerea straniera segreta, si perse con il suo equipaggio. Dopo il decollo il B-47 era programmato per due rifornimenti di carburante in volo prima di raggiungere la sua destinazione finale. Il primo rifornimento fu completato con successo, ma l’aereo non ha mai avuto contatto con la secondo aereo cisterna per il rifornimento sopra il Mar Mediterraneo. Nonostante una ricerca estesa, nessuna traccia dell’aereo, delle capsule nucleari, o dell’equipaggio, fu trovata.

28 luglio 1957, sopra l’Oceano Atlantico
Un aereo da trasporto C-124 che stava avendo problemi meccanici abbandonò due armi nucleari senza la loro capsula di materiale fissile al largo della costa orientale degli Stati Uniti. Il C-124 era sulla rotta dalla base aerea di Dover a Delaware quando perse potenza sui suoi motori numero uno e due. L’equipaggio si convinse che la quota non potesse essere mantenuta con il peso delle bombe a bordo e decise di abbandonare il carico. Anche se nessuna bomba detonò, si presume che entrambe le bombe siano state danneggiate dall’impatto con la superficie dell’oceano e che siano affondate quasi istantaneamente. Nessuna delle due bombe né detriti sono mai stati trovati. Il C-124 atterrò per sicurezza su un campo d’aviazione vicino ad Atlantic City, nel New Jersey, con la bomba rimanente e la testata nucleare a bordo.

5 febbraio 1958 Savannah River, Georgia
Un’arma nucleare senza la capsula nucleare fissile fu perduta in seguito ad una collisione a mezz’aria. Un bombardiere B-47 che trasportava un arma nucleare senza il suo nucleo fissile si scontrò con un aereo F-86 vicino Savannah, in Georgia. Dopo essersi susseguiti tre tentativi senza successo di far scendere l’aereo alla base aerea Hunter in Georgia, l’arma fu gettata via per evitare il rischio di un’alta detonazione esplosiva alla base. L’arma fu abbandonata nell’acqua diverse miglia dalla foce del Savannah River a Wassaw Sound al largo di Tybee Beach, ma il preciso punto dell’impatto è sconosciuto. Gli alti esplosivi dell’arma non esplosero nell’impatto. Una ricerca successiva che ricopriva tre miglia quadrate impiegò dispositivi subacquei e sonar, ma non riuscì a trovare l’arma. La ricerca fu terminata il 16 aprile 1958, e la bomba fu considerata irrimediabilmente persa.

Alcuni rapporti degli incidenti a bombe nucleari elencano un incidente il 12 febbraio 1958 che coinvolse un B-47 vicino a Savannah, in Georgia. La migliore stima della posizione della bomba, annotava un precedente resoconto del Dipartimento della Difesa, “è stato determinato essere 31 gradi 54’ e 15’’ a nord, 80 gradi 54’ e 45’’ ovest”. Il B-47 era in una missione di combattimento simulata dalla base dell’Air Force di Homestead in Florida.

25 settembre 1959, a largo da Whidbey Island, Washington
Un aereo P-5M della marina degli Stati Uniti che trasportava una bomba nucleare di profondità disarmata della sua capsula fissile si schiantò a Puget Sound vicino Whidbey Island, Washington. La bomba non fu mai ritrovata.

24 gennaio 1961, Goldsboro, Nord Carolina
In quella che divenne quasi una catastrofe nucleare, in un allertamento aereo un bombardiere B-52 che trasportava due bombe andò a pezzi a mezz’aria. Il B-52 sperimentò un cedimento strutturale nella sua ala destra e la conseguente rottura dell’aereo liberò le due bombe nucleari da un’altezza di 2000-10000 piedi. Il paracadute di una delle due bombe si aprì correttamente e il danno alla bomba fu minimo. Tuttavia, il secondo paracadute della bomba funzionò male e la bomba si ruppe a pezzi all’impatto spargendo i suoi componenti sopra un’ampia area. Secondo Daniel Ellsberg, la bomba avrebbe potuto accidentalmente esplodere perché “cinque dei sei dispositivi di sicurezza avevano fallito”. Il fisico nucleare Ralph E. Lapp ha sostenuto quest’affermazione, dicendo che “solo un unico interruttore” ha “impedito alla bomba di detonare e di spargere fuoco e distruzione sopra un’ampia area”.

 

 


Malgrado una ricerca estensiva in un terreno pieno d’acqua dove si era creduto che fosse caduta l’atomica, il nucleo della bomba altamente arricchito di uranio non fu mai ritrovato. Allo scopo di prevenire qualsiasi scoperta della parte persa della bomba, l’aviazione acquistò un diritto d’uso con il quale si richiedeva che fosse ottenuto un permesso prima di ogni costruzione o scavo che potessero essere avviati nell’area. Tre membri dell’equipaggio furono uccisi nello scontro.

L’incidente fu apparentemente così serio che fu riferito al neoeletto presidente John F. Kennedy. Secondo il Newsweek, il presidente Kennedy fu informato dopo l’incidente che “c’erano stati più di 60 incidenti che coinvolgevano armi nucleari”, dalla II Guerra Mondiale, “che includevano due casi in cui missili anti-aerei con la testata furono realmente lanciati per inavvertenza”. Come un risultato dell’incidente di Goldsboro, gli USA piazzarono tanti nuovi sistemi di sicurezza sul loro arsenale nucleare e l’Unione Sovietica fu incoraggiata a fare lo stesso (2).

5 dicembre 1965, a bordo il Ticonderoga USS (CVA-14) nell’Oceano Pacifico
Un aereo d’attacco A-4E Skyhawk che trasportava un’arma nucleare rotolò fuori da un montacarichi della porta aerei USA Ticonderoga e cadde in mare. Poiché la bomba fu perduta approssimativamente ad una profondità di 16.000 piedi, i funzionari del Pentagono temettero che l’intensa pressione dell’acqua potesse aver causato l’esplosione della bomba B-43 all’idrogeno. E’ ancora sconosciuto se un’esplosione sia davvero avvenuta. Il pilota, l’aereo, e la bomba andarono perduti. Il Pentagono dichiarò che la bomba era perduta “500 miglia lontano da terra”. Tuttavia, fu rivelato più tardi che l’aereo e la bomba nucleare affondarono solo ad un miglio da un’isola giapponese dell’arcipelago di Ryukyu. Diversi fattori contribuirono alla reticenza del Pentagono. L’aereo della portaerei Usa Ticonderoga era di ritorno da una missione compiuta nel nord del Vietnam; confermando che la portaerei aveva armi nucleari a bordo ciò documenterebbe la loro introduzione nella Guerra del Vietnam. Inoltre la legge giapponese anti-nucleare aveva proibito l’introduzione di armi nucleari nei suoi territori, e le basi nucleari USA in Giappone non sono esenti da questa legge. In questo modo, confermando che la portaerei statunitense Ticonderoga portasse armi nucleari, ciò significherebbe una violazione USA dei suoi accordi militari con il Giappone. La portaerei era diretta a Yokusuka, in Giappone, e la scoperta dell’incidente nella metà degli anni 80 causò una tensione nelle relazioni fra USA e Giappone.

Primavera 1968, a bordo del sottomarino Usa Scorpion (SSN-589) nell’Oceano Atlantico
Sebbene il Pentagono non ha pubblicamente rilasciato particolari dell’incidente, esso probabilmente si riferisce sottomarino d’attacco a propulsione nucleare statunitense Scorpion che fu perduto in mare. Il sottomarino, che trasportava armi nucleari non identificate, fu ascoltato per l’ultima volta il 21 maggio 1968, mentre stava ritornando a Norfolk, in Virginia, dopo tre mesi di esercizi di addestramento nel Mar Mediterraneo. L’USS Scorpion affondò 400-500 miglia a sudovest delle Azzorre.

Gli USA inizialmente sospettavano che l’Unione Sovietica fosse in qualche modo coinvolta. I sospetti si dissiparono quando il natante di ricerca Mizar (T-AK-272) fotografò i rottami depositati sul fondo del mare a 10.000 piedi. Un tribunale di indagine della marina non trovò “alcuna evidenza di alcun tipo che suggerisca crimine o sabotaggio,” e trovò che “la causa certa della perdita dello Scorpion non potesse essere accertata con l’evidenza ora disponibile”.

Falsi allarmi di lancio nucleare contro gli USA

Una disfunzione di un sistema d’allarme radar avanzato causò un falso allarme nel quartier generale del comando di difesa aerospaziale del Nord America (North Aerospace Defense Command “NORAD”) segnalando un “massivo” attacco di missili balistici sovietici vicino gli Stati Uniti. Un errore nel sistema del computer aveva rimosso due zeri dal raggio di controllo delle apparecchiature radar, provocando al radar la percezione di quello che riteneva fosse un possibile attacco missilistico a 2.500 miglia. Il radar in realtà stava percependo una riflessione della luna, situata lontano a 250.000 miglia.

(Fonte: Shaun Gregory, The Hidden Cost of Deterrente: Nuclear Weapons Accidents, Brassey’s UK, London, 1990, p.156)

25 ottobre 1962 Base Volk Field, Wisconsin
Un campanello d’allarme indicante l’inizio di una guerra nucleare con l’Unione Sovietica aveva cominciato a suonare accidentalmente durante l’apice della crisi dei missili cubani. I piloti corsero ai loro aerei dotati di armi nucleari ed erano pronti a partire quando l’errore fu individuato da un ufficiale nel posto di comando. Ai piloti fu ordinato di ritornare.
(Fonte: Scott D. Sagan, The Limits of Safety: Organizations, Accidents, and Nuclear Weapons, Princeton University Press, New Jersey, 1993, p.3)

3 e 6 giugno 1980, località sconosciuta
Un allarme che indicava un massivo attacco missilistico sovietico fu registrato da un computer per le comunicazioni connesso al NORAD. Fu radunato una consultazione per la valutazione della minaccia, e 100 B-52 armati nuclearmente furono messi in allerta per decollo imminente. Anche se l’errore fu individuato, lo stesso computer produsse un identico allarme tre giorni dopo il 6 giugno 1980. Fu nuovamente radunata una consultazione per valutare la minaccia e 100 B-52 armati nuclearmente furono messi in allerta per il decollo. Il problema fu successivamente riconosciuto come il fallimento di un circuito integrato in un computer, il quale stava producendo a caso cifre che rappresentavano il numero dei missili individuati.
(Fonte: Shaun Gregory, The Hidden Cost of Deterrente: Nuclear Weapons Accidents, Brassey’s UK, London, 1990, p.178)

10 gennaio 1984, Warren AFB, Cheyenne, Wyoming
La Warren Air Force Base a Cheyenne, nello stato americano del Wyoming, registrò un messaggio che uno dei suoi missili balistici intercontinentali Minuteman III era sul punto di lanciarsi dalla sua base sotterranea a causa di un malfunzionamento del computer. Per prevenire il possibile lancio, un mezzo corazzato fu parcheggiato in cima alla base sotterranea di lancio (3).
(Fonte: Shaun Gregory, The Hidden Cost of Deterrente: Nuclear Weapons Accidents, Brassey’s UK, London, 1990, p.181-2)



----- Note -----

(1) Questo “banale” incidente fa pensare al rischio che corrono le armi nucleari in Italia e in Europa, pur poste in bunker blindati nei seguenti siti, come riporta lo scienziato Paolo Cotta-Ramusino nel suo saggio “The Present Stockpile of American Nuclear Bombs in Europe” (1999).

(2) Un grave incidente nucleare stava per accadere anche in Puglia quando alcuni fulmini colpirono quattro testate nucleari di missili Jupiter, il che portò, anche in questo caso, all’esigenza di adottare sistemi di sicurezza per evitare esplosioni nucleari accidentali. Il dispositivo di sicurezza adottato oggi si chiama Permissive Action Link (PAL) ed è così descritto da Edward Luttwak e Stuart L.Koehl nel libro “La guerra moderna” (Rizzoli, 1992): “Dispositivo di sicurezza destinato a prevenire esplosioni accidentali o non autorizzate delle armi nucleari. Il PAL è montato su tutti gli ordigni dell’arsenale nucleare americano, come bombe d’aereo e ICBM. Non ne sono provvisti i missili da crociera e quelli intercontinentali imbarcati sulle unità navali o sui sottomarini. Il sistema è stato adottato anche dalla Francia e dalla Gran Bretagna per le rispettive armi nucleari, non si sa però se un congegno simile sia montato sulle armi sovietiche o cinesi. Un PAL è costituito da un interruttore controllato da un codice inserito nell’ordigno che può essere azionato solo inserendo prima un codice da 4 a 12 cifre. La maggior parte dei PAL moderni provocano un guasto permanente al circuito qualora si continuasse a inserire un codice errato oppure qualora si tentasse di manomettere il dispositivo. Negli Stati Uniti la conoscenza dei codici di lancio è ristretta alle sole autorità del comando nazionale (NCA), cioè al presidente o ai suoi delegati, e vengono trasmessi ai siti di lancio solo quando è stato dato anche l’ordine di fuoco. Il presidente è costantemente accompagnato da un ufficiale il quale ha sempre con sé una valigetta contenente anche i codici di lancio chiamata “football” ”. Nel libro “La guerra moderna” è descritto anche il concetto di “controllo positivo”: “Politica statunitense che regola l’autorizzazione all’impiego dell’armamento nucleare al fine di evitare esplosioni accidentali o non autorizzate. Il dogma principale del controllo positivo è la regola della doppia chiave, nella quale è necessaria la cooperazione contemporanea di almeno due persone autorizzate per permettere il lancio di armi nucleari. Qualora questa regola non possa essere applicata, come ad esempio a bordo dei velivoli da attacco monoposto, si ricorre a particolari sistemi di sicurezza elettronici chiamati PAL (Permissive Action Link). Nel caso si tratti invece di armi nucleari tattiche, come ad esempio i missili Talos, Terrier, Nike Hercules e i siluri Mk 45 Astor, il controllo positivo richiede l’impiego della guida a comando, con sistema di distruzione dell’arma a distanza, al fine di evitare che essa, uscita dalla traiettoria voluta, esploda in un’area diversa da quella prevista”.

(3) Questo incidente viene riportato anche da Paul Rogers nel libro “Fuori controllo. Idee militari di un mondo in disordine” (Derive Approdi, Roma, 2002 www.deriveapprodi.org ), precisamente nel capitolo “incidenti nucleari” p.40. Shaun Gregory e Alistair Edwards hanno scritto “A Handbook of Nuclear Weapons Accidents", University of Bradford, Bradford 1986.

Fonte: http://ospiti.peacelink.it
 


 

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