"La relazione fra Cina e USA è cruciale per la stabilità e importante per il progresso, e i leader di entrambi i paesi hanno la responsabilità di rendere esplicita questa realtà", ha spiegato Henry Kissinger, ex Segretario di Stato USA e Premio Nobel per la pace, al decimo Credit Suisse Salon che si è tenuto a Hong Kong. Oltre a Henry Kissinger, hanno approfondito e dibattuto il ruolo della Cina nel Ventunesimo secolo altri noti ex protagonisti della scena politico-economica internazionale.

 

 

Con la sua visita inaugurale a Pechino nel 1971, Henry Kissinger, allora consigliere per la sicurezza nazionale e più tardi ministro degli Esteri USA, aprì un nuovo capitolo della storia contemporanea della Cina. Fu l'inizio di una graduale apertura dell'economia cinese alla quale è seguito uno sviluppo straordinario che ha fatto della Cina la seconda potenza economica e il secondo paese al mondo in termini di mercato al consumo.

Rivali e partner al tempo stesso.
Recentemente Henry Kissinger è stato ospite del Credit Suisse Salon dove davanti a una folta schiera di clienti della banca ha analizzato i rapporti tra Usa e Cina. Malgrado la crescente rivalità tra le due maggiori potenze economiche del mondo e il rischio di una competitività tutt'altro che produttiva, il Premio Nobel per la pace 1973 si è detto ottimista. "Concorrenza e differenze di opinione sono una realtà", ha ammesso Kissinger, ma gli importanti aspetti in comune tra i due paesi avrebbe il sopravvento sulle criticità. "La relazione tra Cina e Stati Uniti è cruciale per la stabilità e per il progresso e i leader di entrambi i paesi hanno la responsabilità di rendere esplicita questa realtà, come penso che faranno", ha sottolineato l'ex segretario di Stato.

La potenza militare della Cina.
Anche gli altri relatori presenti al Credit Suisse Salon hanno posto l'accento sugli aspetti unificanti piuttosto che sulle differenze. Interpellato in merito alle crescenti spese militari della Cina, Clark T. Randt Jr., ambasciatore in Cina dal 2001 al 2009, ha scartato l'eventualità di un'imminente minaccia militare. "È molto più di una semplice questione di armamenti", ha concesso Randt. "In un'accezione militare, una minaccia si compone di due elementi: capacità e intenzione. Alla luce dei suoi interessi che si stanno estendendo a livello globale, non sorprende che la Cina voglia avere la capacità di difenderli catalizzando l'orgoglio nazionale nel suo apparato militare, ma niente indica che intenda anche impiegarlo". Ci si chiede quale sia la finalità dell'incremento delle spese militari. Mentre crescono le tensioni fra Pechino e gli stati vicini sulla questione delle isole del Mar Cinese Orientale, gli esperti intervenuti al Salon hanno sostenuto che, nel breve e medio termine, la Cina non rappresenterà una minaccia per l´America, data la massiccia presenza della marina statunitense.

Plasmare il mondo che verrà.
I rapporti tra Cina e Stati Uniti, un tempo ipotecati da contrasti e incertezza, sono ora caratterizzati da crescenti sinergie diplomatiche e da economie sempre più interconnesse. Non a caso la Cina oggi accoglie il maggior numero di investimenti di società Fortune 500. I rapporti economici non dovrebbero dunque essere considerati un gioco a somma zero. "Molti americani si sentono a disagio rispetto ai mutamenti del vecchio ordine mondiale cui eravamo abituati e in cui siamo cresciuti. Ma il cambiamento è nostro amico e non una minaccia, quanto piuttosto un'opportunità", ha riflettuto Randt. "Dobbiamo accettare il fatto che non saremo in eterno l'unica superpotenza", ha aggiunto.

Cooperazione non è sinonimo di idillio.
Il suo predecessore Henry Kissinger ha affermato che una partnership improntata alla collaborazione è stata essenziale al progresso e alla pace nel mondo. "Quando parlo di cooperazione, non intendo una relazione idilliaca in cui i leader cinesi e statunitensi siano sempre d'accordo su tutto ogni volta che si riuniscono. È perfettamente possibile che ci siano dei dissapori. È perfettamente possibile che sarà necessario fare uno sforzo notevole per comprendere qual è il nocciolo della questione. Tuttavia ritengo che alla fine di questo processo ci considereremo partner piuttosto che avversari", ha concluso.

Alexandra Pilton, Corporate Communications
09.11.2012

Fonte: https://infocus.credit-suisse.com

 


 

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