Ho conosciuto Borka Vučić durante il lavoro a Belgrado. Per molto tempo fu il capo della Banca Centrale della Jugoslavia e il ministro delle Finanze del paese.

 

 

Si parla tuttora che attraverso le sue mani passarono centinaia di miliardi di dollari. Proprio grazie all'appoggio della signora Vučić venne nella politica Slobodan Miloševic, trasformatosi da un semplice banchiere in una persona che fece parlare di sé tutto il mondo. "Sono con Slabo 30 anni. Mi ha telefonato tardi in serata il giorno prima della morte", mi ha detto la signora Vučić. Ha cominciato la nostra conversazione durata due ore con un racconto di sé:

Sono una persona vecchia, ho 82 anni, sono veterano della Seconda guerra mondiale, ho combattuto contro i nazifascisti. Sono vissuta nel Regno dei Serbi, Croati e Sloveni sotto il re Alessandro. Sono crescita in una famiglia di partigiani e da ragazza giovanissima ho partecipato alla resistenza. Conoscevo bene il maresciallo Tito. La Seconda guerra mondiale l'abbiamo incontrata a Belgrado. Io, mia sorella e fratello sono diventati partigiani. Ricordo bene l'occupazione hitleriana, gli orrori del nazifascismo, le fucilazioni dei cittadini pacifici.

Naturalmente, la nostra conversazione è passata sui ricordi su come si viveva nella Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia (RSFJ) ai tempi del maresciallo Tito:

Sotto Tito il tenore di vita in Jugoslavia era alto, superiore a quello dell'Italia e Spagna negli anni '60. In quel periodo la vita dei nostri vicini, ungheresi e rumeni, era molto povera e venivano spesso da noi per comprare prodotti alimentari ed abiti. La nostra industria si sviluppava intensamente, ricevevamo crediti poco costosi e li investivamo nello sviluppo del paese, cioè nell'industria ed agricoltura. Quando capitai al massimo vertice del potere politico e finanziario, conobbi tutta l'élite bancaria modiale, in quanto la Jugoslavia era il leader dei non allineati e ci incontravamo con molti sceicchi del petrolio e maggiori imprenditori. Mantengo tuttora stretti rapporti con Rockefeller, sono in corrispondenza con i principali finanzieri del mondo. Anche adesso ho amici nel Fondo monetario internazionale. Sebbene Rockefeller si sia allontanato dagli affari, ci scriviamo continuamente.

I finanzieri sono persone chiuse che solo di rado rivelano i propri "segreti commerciali". La signora Vučić ha parlato per la prima volta dei propri contatti ed influenza, su come è stato creato il complesso sistema bancario in Jugoslavia:

In quel periodo ero uno dei dirigenti finanziari della RSFJ e disponevo di molta informazione accumulata. Non solo, ma ero il presidente della banca anglo-jugoslava. La banca fondata nel 1979 aveva sede a Londra. Allora creammo un consorzio con la Chase Manhattan Bank. Costituimmo in complesso sette banche a capitale misto, nostro e straniero. Queste banche lavoravano a Londra, Parigi, Francoforte, Vienna, New York. Ma all'inzio dei '90 mi chiamano d'urgenza a Londra e dicono che gli USA e la Gran Bretagna intendono chiudere le banche miste e stanno ritirando dalle stesse i propri capitali. Così, prima di iniziare la disgregazione della RSFJ, gli USA ci trasformarono in debitori. Poi chiusero tutte le filiali e ritirarono i propri capitali dalle banche miste serbe. Avevamo preso crediti per lo sviluppo dell'industria e li restituivamo regolarmente con gli alti interessi. Fecero il possibile affinché la nostra industria smettesse di funzionare, affinché non avessimo prodotti da offrire ai consumatori stranieri. Non c'erano esportazioni e si formavano grossi debiti. Allora chiesi ai colleghi perché non interrompevano la cooperazione bancaria con la Romania, che non possedeva un potenziale economico come il nostro, ma non ricevette la risposta. Penso che sin dall'inizio l'Occidente prestasse appoggio finanziario alla Slovenia e alla Croazia. Ci negavano gli aiuti e loro venivano sostenuti. Prima della disgregazione della RSFJ avvenne una grande guerra bancaria, in quanto lo scopo più importante era distruggere l'economia della Serbia e provocare il malcontento della gente rimasta senza lavoro. Venivano create le condizioni per l'inflazione ed iperinflazione.

Dopo il blocco finanziario nei Balcani, con il contributo dell'Occidente, inizia già una guerra reale anziché finanziaria. Ecco come Borka Vučić valuta quegli avvenimenti:

La guerra del 1991, poi la guerra in Bosnia e l'aggressione della NATO nel 1999 finirono il paese. Il popolo se ne andò per le sue case e smise di lavorare in modo normale. Molti serbi persero la terra in Bosnia, Croazia, Kosovo e diventarono profughi nullatenenti. Nel 1999 le truppe della NATO non solo hanno distruto l'infrastruttura del paese ma hanno ucciso bambini. Nel maggio 1999 sul ponte Varvarinskij un pilota ha lanciato un missile contro due ragazze che andavano in chiesa. Morì la migliore matematica della Jugoslavia, vincitrice di numerose olimpiadi matematiche internazionali. Non abbiamo ancora stimato il danno arrecatoci dai bombardamenti NATO, ma la gente si ammala sempre più spesso di leucemia, ci sono molti bambini malati, alla nazione è stato inflitto un danno genetico. Risentiremo ancora a lungo delle relative conseguenze. Adesso la Serbia è molto in ritardo rispetto ad altri paesi. Funziona male la nostra agricoltura, abbiamo niente da offrire per esportazioni. Pertanto accumuliamo i debiti e non abbiamo il denaro per pagarli.

Questa intervista è stata registrata nella primavera del 2009 a Belgrado. Alcuni mesi dopo il nostro incontro, il 1 agosto 2009, la signora Borka Vučić è morta tragicamente in un incidente stradale vicino alla città di Niš.

Fonte: http://italian.ruvr.ru

 


 

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