Si tratta sicuramente dell’arma più sorprendente dell’arsenale della Federazione Russa. Classificato con il nome in codice 9M730, il suo punto di forza risiede nell’impianto propulsivo composto da uno stratoreattore (ramjet), ovvero un motore a reazione privo di turbina in cui l’aria esterna entra attraverso una presa d’aria e viene compressa e miscelata con il combustibile. Successivamente entra nella camera di combustione, dove la miscela di aria e combustibile viene incendiata, e, quindi, si espande velocemente e fornisce spinta fuoriuscendo dall’ugello di scarico.

L’idea rivoluzionaria, applicata al missile, consiste nel sostituire il combustore con un piccolo reattore nucleare in grado di fornire energia per un tempo virtualmente illimitato. L’altissima temperatura generata dal reattore nucleare (una volta entrato in funzione) sarebbe sufficiente a riscaldare in pochi istanti l’aria compressa introdotta nella camera di combustione e, pertanto, a produrre spinta tramite la fuoriuscita dell’aria incandescente dall’ugello.

Visto che – come un normale ramjet – anche questo propulsore utilizza la compressione dinamica (cioè l’aria viene compressa in quanto trascinata all’interno della camera di compressione dall’inerzia del velivolo), il missile dovrà essere lanciato per mezzo di un motore a razzo in grado di portarlo alla velocità (supersonica) necessaria a ottenere un flusso d’aria sufficiente a generare il processo di propulsione, che gli consentirà, in teoria, di avere un’autonomia di volo quantificabile in anni.

Appare comunque poco probabile che il Cremlino sia riuscito a produrre i materiali necessari per ottenere una schermatura sufficiente a trattenere le emissioni radioattive del reattore, consentire comunque un accettabile trasferimento di calore alla camera di combustione nonché contenere i pesi in modo da poterli installare su un velivolo di dimensioni relativamente ridotte.

Tuttavia il presidente della Federazione Russa Putin ha dichiarato che la nuova arma è stata già testato nel 2017. Secondo l’intelligence occidentale ci sarebbero stati due test, nel 2016 e nel 2017, sull’isola di Novaya Zemlya (Artico russo), in entrambi i casi le prove avrebbero dato risultati negativi, dovuti alla mancata attivazione del reattore nucleare.

Nonostante questi fallimenti il Cremlino sta investendo ingenti risorse per la realizzazione di quest’arma strategica, la cui piena operatività dovrebbe essere raggiunta entro dieci anni.

La caratteristica più temibile di questi missili da crociera è la teorica capacità di violare le difese antimissile statunitense. Infatti, il nuovo missile è concepito per essere lanciato in caso di grave crisi internazionale e mantenuto in volo in zone designate, in attesa dell’eventuale ordine di attacco. Volando a quote basse e a velocità ipersonica – potendo effettuare lunghe deviazioni al fine di eludere le difese ABM -, sarebbe in grado di colpire, con le proprie testate nucleari, qualsiasi obiettivo sul territorio nemico. Ovviamente, queste capacità, rendono il nuovo missile altamente idoneo anche per un first strike e, quindi, se effettivamente i russi riusciranno a renderlo pienamente operativo costituirà un fattore di forte destabilizzazione dell’attuale scenario strategico.

di Tiziano Ciocchetti

 

Fonte: http://www.difesaonline.it

 

 

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