Il Ministero degli Esteri russo ha pubblicato una dichiarazione in cui smentiva le accuse di presunta interferenza nelle elezioni in Bolivia che, dopo la schiacciante vittoria di Evo Morales, lasciava il posto a un’ondata di proteste conclusasi con un colpo di Stato. Nelle informazioni dai media boliviani e persino spagnoli come il quotidiano ABC, fu citato il rapporto di un’organizzazione dell’Estonia e collegata al governo degli Stati Uniti, famose per pubblicare rapporti falsi contro il Cremlino. Quel che è certo è che, in coincidenza col colpo di Stato, una serie di campagne emerse su Twitter coll’obiettivo di legittimare il golpe. Tuttavia, vi sono seri dubbi che l’improvvisa popolarità di etichette come #BoliviaNoHayGolpe fosse spontanea e le prove non indicano proprio la Russia.

Account falsi al servizio del colpo di Stato.
Il revisore contabile Luciano Galup, specialista in comunicazione politica e scrittore del libro “Big Data and Politics”, spiega che “c’è stata una chiara azione coordinata per aprire gli account per dare volume a tale conversazioni”. In un rapporto pubblicato dal consulente di Menta Comunicación, che dirige, dettagliava che tra l’11 e il 12 novembre, in coincidenza col colpo di Stato, furono creati 4.492 account che twittavano messaggi utilizzando il tag #BoliviaNoHayGolpe. Di questi, 3.612 avevano zero o un follower e il resto a malapena una dozzina. “Tali azioni coordinate non hanno un grande impatto sulla politica interna. Un argomento di tendenza non ha efficacia sulle persone che vivono queste esperienze e occupano quei territori. Ma nel mondo possono funzionare come propaganda”, spiegava Galup. L’esperto ritiene che la campagna nelle reti contro Evo avesse per obiettivo legittimare il colpo di Stato e ripulire l’imminente governo illegittimo. “Le dittature e i colpi di Stato devono legittimarsi col concerto delle nazioni perché potrebbero esserci delle sanzioni. Funziona come politica estera, non nazionale”.

Trend in Virginia?
Il più curioso di tutti è che la maggior parte dei tweet col tag #BoliviaNoHayGolpe non venivano da Bolivia o altro Paese latinoamericano, o anche città o stato degli Stati Uniti con maggioranza latina. Era la Virginia, lo stato in cui si trova la sede della CIA, dove l’etichetta apparve per la prima volta con un flusso di oltre 163mila messaggi. Questa “possibilità” non passava inosservata ai tweeter nordamericani.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Fonte estera: https://digitalsevilla.com

Fonte italiana: http://aurorasito.altervista.org
 

 

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