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In tempi di minacce ibride, rischi naturali, e attacchi alla salute come le pandemie, la cooperazione civile-militare sembra diventare una necessità più che una virtù, dato che la protezione civile o la difesa militare da sole non sono sufficienti. Oggi lo stato di guerra che viene creato dalle pandemie o da un disastro naturale di proporzioni globali mostra che la Difesa Civile, e con essa la cooperazione civile-miliare, diventa indispensabile, perchè le sfide alle società e agli stati saranno sempre più improvvise e dirompenti. Come per le “guerre di liberazione”, anche per le “guerre di sopravvivenza” è necessaria una “Difesa Civile” che complementi quella militare.

Il presidente del consiglio italiano durante la crisi recente ha parlato di shock simmetrico del virus, riferendosi alla crisi economica che coinvolge tutti i paesi Europei. A livello militare si parla spesso di guerra asimmetrica quando le forze che si scontrano sono diverse, ma se la minaccia asimmetrica fosse solo l’opposto di quella simmetrica la risposta asimmetrica sarebbe sufficiente, invece spesso non è così.

Oggi ci sono molte forze speciali che impiegano metodi di guerra asimmetrica e ibrida, quasi quanto le forze di guerra convenzionale, ma non per questo sono sempre efficienti. Questo perchè l'era della guerra classica è finita: guerra e pace non sono più completamente divise, i confini sono sfumati, sono la stessa faccia della stessa medaglia, come si vede per esempio con l’accoppiata fra infowar e influenza economica. La guerra del terzo millennio non è più fatta di battaglie da vincere o da perdere ma da competizione e conflitto, in cui non si può sempre completamente vincere o completamente perdere e non c’è sempre qualcosa di ben definito da vincere o da perdere.

Infatti gli attori statali e non statali fanno operazioni (cyber, informatiche, economiche, territoriali, psicologiche e molte altri) usando mezzi ibridi e innovativi quando le relazioni di potere sono disuguali proprio per ribaltare queste relazioni di potere. Le crisi globali, le minacce ibride e le guerre asimmetriche hanno quindi bisogno di essere pensate in maniera complessa e necessiteranno di un’interazione civile-militare, con obiettivi comuni per sviluppare le capacità necessarie per la difesa e la resilienza delle comunità e degli stati.

Gli operatori civili e quelli militari presi da sè non hanno più capacità di rispondere da soli ai problemi futuri, dobbiamo imparare a pensare “out of the box” con sforzi coordinati per affrontare sistemi complessi. Il mondo è anarchico, fluido e dinamico, e mentre le organizzazioni militari sono gerarchiche, verticali e rigide, quelle civili sono orizzontali e flessibili, quindi una collaborazione è necessaria per poter gestire le sfide in maniera efficiente ed efficace.

I militari non sono sempre adatti per servire come aggiunta ai servizi di emergenza civili ma portano della capacità e competenze uniche, nella pianificazione di crisi, nella gestione della logistica, nel supporto medico specialistico, nel processo decisionale efficace di comando e controllo etc. I recenti casi dove le forze armate hanno collaborato con quelle civili per la recente crisi del COVID-19 in Europa, in America, ma anche in Asia, hanno mostrato che ci si possono mettere in atto delle “buone pratiche” di cooperazione. In Europa oltre alla NATO anche l’UE si è attivata per creare una task force per sostenere le forze armate nazionali nella lotta al virus.

Molti stati in passato hanno creato una specie di difesa civile istituendo organi specifici come nel caso Italiano, dove la Protezione Civile si occupa di previsione, prevenzione, gestione e superamento di disastri e calamità, umane e naturali, ma tutto questo non sembra più sufficiente. A suo tempo però, il Ministero per la Protezione Civile, creato nel 1982 dal presidente Pertini e i cui ministri sono esistiti fino al 2001, prima di essere riportato sotto la presidenza del consiglio, aveva maggiori funzioni. Gli USA per esempio hanno un vero e proprio Ente federale per la gestione delle emergenze (Federal Emergency Management Agency: FEMA) creato da Jimmy Carter nel 1979, un'agenzia del Dipartimento della Sicurezza Interna che svolge funzione di vera e propria difesa civile spesso in collaborazione con il mondo militare. Negli States poi ci sono molte organizzazioni che lavorano sulla cooperazione civile-militare. L’Italia potrebbe seguire il modello Americano, istituendo un ente simile e soprattutto lavorando ad un vero e proprio piano di Difesa Civile nazionale, in cui le istituzioni militari collaborino con quelle civili, per lo sviluppo di una capacità di resilienza comunitaria, nazionale ma anche internazionale. La NATO stessa può svolgere un ruolo importante per la Difesa Civile dell’Alleanza e fra l’altro ha dei Centri di Eccellenza basati proprio sulla cooperazione civile-militare, uno anche in Italia, il CIMIC di Motta di Livenza.

Insomma il percorso da fare è impegnativo ma non c’è tempo da perdere, è necessario che sia la società civile sia il mondo militare nel post-COVID 19 prendano coraggio da questa crisi e si attivino per chiedere in Parlamento e al Governo l’istituzione di una Autorità e di un piano nazionale di Difesa Civile per le prossime minacce biologiche (e anche chimiche o radiologiche) che potrebbero essere molto, ma molto peggiori, dell’attuale Corona virus.

Fonte: https://www.difesaonline.it



 

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