Come è ben noto asteroidi e corpi astronomici di ogni tipo colpiscono regolarmente la Luna. Ora un nuovo studio suggerisce che questi corpi, oltre che creare crateri di varie dimensioni e alzare della polvere nonché far schizzare detriti nello spazio, provocano anche la perdita di acqua da parte della luna stessa. Si parla di quasi 200 tonnellate di acqua all’anno.

I ricercatori della NASA e dell’Università Johns Hopkins sono arrivati a questa conclusione non sono analizzando diversi modelli di impatti di meteoroidi sul suolo lunare ma anche analizzando i dati raccolti dal Lunar Atmosphere e Dust Environment Explorer (LADEE), una sonda spaziale della NASA lanciata nel 2013 in orbita intorno alla Luna la cui missione durò qualche mese. Questa sonda ha raccolto vari dati soprattutto in relazione alla sottile atmosfera anulare. Nella ricerca, pubblicata su Nature Geosciences, si descrivono in particolare quattro flussi di meteoroidi che hanno impattato sulla Luna il ​​9 gennaio, il 2 aprile, il 5 aprile e il 9 aprile 2014.

Richard Elphic, scienziato del progetto LADEE presso il Centro di ricerca Ames della NASA, specifica che quando la Luna è passata attraverso questi flussi di meteoroidi, è stato espulso vapore in quantità sufficienti da essere rilevato. Per il rilascio del vapore acqueo, i meteoroidi dovevano penetrare almeno 8 cm sotto la superficie lunare. Sotto questo strato, infatti, si trova un sottile strato di transizione e quindi uno strato idratato dove le molecole d’acqua si attaccano probabilmente a pezzi di terreno e roccia, chiamati regolite.

Penetrando sotto questa superficie, il meteoroide può provocare il rilascio di un soffio di vapore. Ad ogni impatto, si crea una piccola onda d’urto e viene espulsa dell’acqua dall’area circostante. Quest’acqua liberata entra poi nell’atmosfera e circa due terzi di essa fugge nello spazio. Quest’acqua che si perde è “probabilmente antica, o risalente alla formazione della Luna o depositata all’inizio della sua storia”, specifica Mehdi Benna del Goddard Space Flight Center della NASA, altro autore dello studio.

Fonte e link: https://notiziescientifiche.it

 


 

 

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