Gli astronomi chiamano la nube che circonda il nostro sistema planetario “Local Interstellar Cloud” o “Local Fluff” (lanugine locale). Essa si estende per circa 30 Anni Luce, e contiene una tenue mistura di atomi d’idrogeno ed elio a una temperatura di circa 6000 °C .


Il mistero “esistenziale” di questo Fluff ha a che fare con i suoi “vicini di casa”. Circa 10 milioni di anni fa un ammasso di supernove esplosero dalle nostre parti, creando una gigantesca bolla di gas a milioni di gradi di temperatura. Il Fluff è completamente circondato da questo residuo stellare ad altra pressione e dovrebbe essere schiacciato o disperso da esso. La temperatura e la densità della nube locale non potrebbero, infatti, fronteggiare la terribile pressione esercitata dal gas caldissimo che la circonda. Eppure essa sopravvive! Come può essere possibile?

I Voyager hanno trovato la risposta. Il Fluff è altamente magnetizzato e il campo magnetico (tra i 4 e i 5 microgauss) è in grado di fornire la necessaria pressione per fronteggiare la propria distruzione. I due Voyager sono ormai prossimi a entrare nello spazio interstellare, ma non sono ancora all’interno del Fluff. Essi stanno studiando in diretta i rapporti di forza tra eliosfera solare e nube interstellare. L’eliosfera è quell’enorme bolla magnetica (circa 10 miliardi di chilometri) che ci protegge dallo spazio esterno, dai suoi raggi cosmici e dagli ammassi di gas. I Voyager si trovano adesso nella zona più esterna dell’eliosfera (la “Heliosheath”, brughiera solare), dove il vento solare è fortemente frenato dalla pressione del gas interstellare.

 

 

Nelle due figure s’illustra l’anatomia dell’eliosfera. I due Voyager stanno ormai viaggiando nella zona in cui il vento solare è frenato dalla pressione esterna della nube locale, la cosiddetta “Heliosheath”.



La grandezza dell’eliosfera dipende proprio da questa contrapposizione di “forze”. Da un lato il vento solare tende a spingere verso l’esterno, dall’altro la pressione del Fluff lo comprime. I Voyager si trovano proprio nella zona in cui si sta svolgendo questo “braccio di ferro” cosmico e possono quindi misurare la pressione della nube. Come già detto, essa è risultata soprattutto magnetica. Non saprei quindi dire se il Fluff è un bene o un male per il nostro Sistema Solare. E’ vero che esso cerca in tutti i modi di schiacciare la nostra difesa verso i raggi cosmici, ma è anche vero che ci difende dalla potenza devastante dei resti delle antiche supernove, probabilmente molto più pericolosi.

 

Uno schema artistico del Local Interstellar Cloud (il Fluff) e del movimento del Sole al suo interno. Il gas caldissimo dei resti delle antiche supernove non è rappresentato, ma esiste e “lotta” con la nube.



Il fatto che questa nube sia magnetizzata, implica che lo potrebbero essere anche le altre nubi dello spazio interstellare vicino. In un lontano futuro il Sole dovrà vedersela con queste ed esse potrebbero essere più potenti, esercitando pressioni molto superiori di quella dell’attuale Fluff. La nostra eliosfera sarebbe compressa maggiormente e lascerebbe entrare una quantità maggiore di raggi cosmici, i quali sicuramente influirebbero sul clima dei pianeti interni, come la Terra (finalmente un “vero” riscaldamento o raffreddamento globale?). Anche i tanto attesi viaggi interstellari di eventuali astronauti diventerebbero ben più problematici. Avrebbero però un vantaggio: i confini del nostro sistema solare da raggiungere sarebbero ben più vicini degli attuali.

La scala di tempo per questi fenomeni si misura in decine o centinaia di migliaia di anni, il tempo necessario perché il Sole passi da una nube a un’altra. Tanti o pochi? Tutto dipende dalla nostra capacità di convivere con la giusta umiltà e saggezza in una Natura ben più complessa e articolata di quanto vorremmo spesso credere.

Fonte: http://www.astronomia.com

 


 

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