SAN DANIELE. Strega, santa, ribelle e proto femminista. A più di tre secoli dalla sua scomparsa la figura di Marta Fiascaris fa ancora parlare di sé: ben 4 gli incontri dedicati alla sandanielese che tra il 1639 e il 1653 subì processo dalla Santa Inquisizione per le sue visioni inquietanti ma anche per la forza con cui seppe, attraverso i suoi sogni misterici, ribellarsi a un mondo profondamente misogino che la condusse alla condanna a 10 anni di carcere, morì in un manicomio dove, visto che le era stato vietato scrivere, continuava a farlo usando il proprio sangue come inchiostro.

Partendo dagli atti del processo conservati in Guarneriana, in quattro appuntamenti che hanno preso il via sabato, si dipana un percorso che approfondisce la figura della sandanielese definita dall’inquisitore «tutta tenebre».

Nata nel 1610, poco più che ventenne formò un gruppo di devote, capitanate da un parroco, Geronimo Bettina. Con il passare degli anni, la sandanielese, molto colta e dotata di una raffinata intelligenza, era conosciutissima. A vent’anni possedeva il carisma di una Santa tanto da essere circondata da seguaci, donne carinziane, slovene, triestine. La giovane, che aveva le capacità dei benandanti, era arrivata addirittura a scrivere un “Vangelo secondo Marta”.

«Una figura nodale, pragmatica, misteriosissima Marta Fiascaris – spiega Angelo Floramo – che tra il 1639 e il 1653 subì un lunghissimo processo della Santa Inquisizione per le sue visioni ma anche per la forza con cui seppe ribellarsi a un mondo particolarmente maschilista».

La giovane sandanielese venne interrogata dall’Inquisizione per vent’anni, a partire dal 12 gennaio 1639. La Fiascaris entrò ed uscì dalle prigioni, a causa delle denunce fatte dai diversi ordini, prima i domenicani, poi i gesuiti. Sulla giovane sandanielese, oltre agli atti del processo, custoditi in Guarneriana, ci sono 40 faldoni nell'Arcivescovado di Udine.

La Chiesa non poteva accettare la sua autorevolezza, il sogno di realizzare un nuovo ordine e il messaggio di un Dio misericordioso che, ad esempio, negava la condanna di bambini innocenti e la innalzava fino al suo lato destro. Tra i pensieri “rivoluzionari” della giovane quello secondo il quale i bambini morti senza battesimo non erano perduti, ma salvi grazie alla misericordia di Dio che li avrebbe fatti battezzare da Giovanni Battista dopo il Giudizio universale.

«La novità di questi incontri – chiosa Nervi – sta anche nel fatto che dalla ricerca diretta sulle fonti l’Associazione Servi di scena ha costruito un testo teatrale che sarà presentato in occasione dell’incontro finale il 16 marzo prossimo».

Fonte: https://messaggeroveneto.gelocal.it

 


 

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