Gli SSD sono un particolare tipo di hard disk che utilizza le memorie flash rispetto ai classici dischi rigidi. Non hanno parti meccaniche.

Ultimamente si sente tanto parlare di SSD, infatti da qualche anno a questa parte molte persone hanno anche già iniziato a installarli nel computer. La domanda però ai meno avvezzi alle nuove tecnologie sorge spontanea: cosa sono i dischi SSD? In pratica sono degli hard disk "speciali", i quali utilizzano delle memorie flash rispetto ai classici dischi rigidi. Quando si parla di unità a stato solido (in inglese SSD è proprio l’acronimo di Solid State Drive), molti paragonano questi strumenti con gli hard disk. È vero si tratta di due soluzioni alternative l’una all’altra, ma non dobbiamo pensare agli SSD come a un’evoluzione degli hard disk, bensì a una nuova tecnologia che ha modificato radicalmente la gestione della memoria interna. Gli hard disk per anni hanno puntato su una capacità d’archiviazione sempre più grande, mentre le unità a stato solido mirano alla sicurezza, alla velocità e in maniera particolare a migliorare le prestazioni della macchina dove vengono installate. Oggi i dischi SSD sono sempre più presenti sui pc portatili moderni, tuttavia è importante capire quali caratteristiche bisogna valutare, per stabilire qual è la soluzione migliore in grado di soddisfare le proprie esigenze.

SSD e Hard disk, quali differenze.
Quali sono le differenze strutturali tra un SSD e un hard disk? Le unità a stato solido, diversamente dai dischi rigidi, non hanno parti meccaniche come testine o piatti di rotazione. Senza componenti meccaniche è molto più difficile che in seguito a danni o cadute l’SSD possa rompersi. La rimozione delle parti meccaniche è stata possibile grazie all’uso dei collettori SATA (Serial Advanced Technology Attachment), compatibili praticamente con qualsiasi scheda madre. Lavorando con dei collettori a livello di RAM le prestazioni migliorano, ma i dischi SSD hanno un limite, ovvero una durata temporale ben precisa. In media la vita delle unità a stato solido è di 5-6 anni, anche se tutto dipende dai cicli di scrittura. Secondo le aziende costruttrici i moderni SSD possono durare anche fino a 10 anni, tuttavia con il passare del tempo questi elementi hardware possono essere soggetti a malfunzionamenti e cali di prestazioni. Ad ogni modo, secondo uno studio condotto dall’Università di Toronto e Google, gli SSD di nuova generazione sono anche più affidabili rispetto ai dischi HDD, in quanto in media vengono sostituiti il 25% in meno in confronto alle unità a disco rigido.

Lo sviluppo degli SSD e le evoluzioni tecniche.
Negli anni le interfacce delle unità a stato solido sono state oggetto di sviluppi ed evoluzioni. All’inizio, per esempio, venivano usati solo sui computer portatili, mentre negli ultimi tempi stanno iniziando a essere adottati anche su dispositivi fissi e su notebook ultrasottili di ultima generazione. Questo successo deriva da una serie di nuove funzionalità e una maggiore velocità di trasferimento dei dati rispetto al passato. Sul mercato si trovano SSD con interfaccia SATA III e hard disk, con interfaccia SAS o HDD, oppure con interfaccia SATA III o Serial ATA-600. Quale opzione conviene comprare? Come sempre, a livello tecnologico, prima di acquistare un dispositivo bisogna analizzare le proprie esigenze. Se la nostra prima necessità è lo spazio d’archiviazione, specie sopra 1TB, conviene comprare un hard disk. Al contrario se puntiamo alla velocità di scrittura e alle migliori prestazioni della macchina, la scelta consigliata sono le unità a stato solido. Ecco alcuni consigli utili per scegliere un disco SSD per il proprio pc.

Come scegliere un disco SSD.
Prima di acquistare un pc, oppure di comprare un disco SSD da installare nel laptop, è importante capire come valutare le caratteristiche tecniche di questa componente hardware. Innanzitutto bisogna considerarne la compatibilità con il proprio notebook o pc, analizzando se le dimensioni permettono una perfetta integrazione. Oggi la maggior parte delle memorie M.2 e delle SATA si adatta senza problemi alle misure standard, che per i pc attuali vanno dai 5 ai 9 millimetri per quanto riguarda l’altezza e una dimensione di 2,5 pollici. Allo stesso modo è fondamentale guardare la capacità del disco SSD, in base alla quale il supporto sarà in grado di archiviare una quantità più o meno elevata di dati. In commercio si possono trovare modelli molto differenti tra loro, con una capacità di storage compresa tra 64GB e 4TB, perciò è indispensabile optare per un prodotto adeguato in base alle proprie necessità personali. I dischi SSD di fascia media propongono uno spazio di 500GB, altrimenti con i modelli di fascia alta si arriva a 1 o 2 TB senza problemi. Altrettanto importante è il numero di cicli di scrittura, ovvero quanti volte è possibile utilizzare lo spazio d’archiviazione prima che il supporto non sia più disponibile, quindi prima che smetta di funzionare e garantire prestazioni ottimali. In media i dischi SSD moderni offrono dai 3 ai 5 mila cicli, tuttavia è essenziale la presenza di un sistema di pulizia. Tale dispositivo, infatti, consente di aumentare la durata della memoria, grazie alla possibilità di eliminare i file spazzatura in maniera automatica, una soluzione efficace soprattutto se abbinata a una funzionalità TRIM. (..)

Fonte: https://tecnologia.libero.it



(..) Ancora oggi, il tipo di disco più diffuso nei computer di casa è l’HDD (hard disk drive), anche chiamato disco fisso, disco rigido o, semplicemente, hard disk interno. L’HDD è presente di default nella maggior parte dei computer sia portatili che fissi, ed è composto da un piatto con rivestimento magnetico che gira mentre la testina legge e scrive i dati. Da qualche anno però l’evoluzione tecnologica sta però portando alla rapida diffusione di un altro tipo di disco rigido da usare internamente (o anche come disco esterno). Questo nuovo disco, molto più veloce dell’HDD, è chiamato SSD (Solid State Drive) – anche definito comunemente come unità a stato solido o drive a stato solido. In quasi tutti i computer (portatili o fissi) è ormai possibile (ed accessibile alla tasche di tutti) sostituire il disco interno con un nuovo disco SDD (oppure con un nuovo disco HDD). In questa lezione ti spiego che cos’è un SSD e quali sono vantaggi e svantaggi dei SSD rispetto agli HDD. Mi auguro ti possa aiutare a capire meglio cosa ti conviene, se stai valutando un’eventuale sostituzione del tuo disco attuale con un SDD o con un HDD per rendere il tuo computer più veloce o più capiente.

Che cos’è un SSD?
La sigla SSD sta per Solid State Drive, ossia unità a stato solido. Un SSD è un dispositivo che usa memoria allo stato solido (in particolare memoria flash) invece che supporti magnetici come fanno i tradizionali HDD. Entrambe le due tipologie di disco (SSD e HDD) sono dispositivi di memoria che il computer può usare per le operazioni di lettura e scrittura dei dati. Da questo punto di vista non c’è differenza: un disco SSD interno assolve alle stesse funzioni del classico HDD e cioè eseguire l’avvio del sistema, avviare programmi, e salvare e caricare dati. Un computer può infatti usare un HDD o un SSD per memorizzare i programmi, i files necessari al funzionamento del sistema operativo, ed anche i dati personali.

Qual’è la differenza nel funzionamento di SSD e HDD?
Te lo spiego in parole semplici. La differenza principale tra SSD e HDD è nella modalità di accesso, lettura e scrittura dei dati.

Come funzionano i tradizionali dischi HDD.
I tradizionali HDD sono costituiti principalmente da un disco con una patina magnetica e da una testina (in realtà ci sono numerose altre parti ma non entro nel dettaglio). Ti ricordi il giradischi con la testina che scorreva sul disco? Il funzionamento dell’HDD è simile ai vecchi giradischi. Una testina sorretta da un braccio metallico si sposta sulla superficie del disco per localizzare e registrare i dati in forma di tracce magnetiche sulla superficie del disco. Nel frattempo il disco gira a velocità incredibili – in genere 5400 RPM o 7200RPM – RPM è l’acronimo di Revolutions per Minute ed indica i giri al minuto che il disco effettua. Il disco è diviso in tracce e settori e la testina si muove fisicamente. Anche se la testina è rapidissima (i suoi movimenti sono impercettibili a occhio nudo a velocità reale), il tempo per gli spostamenti della testina incide sul tempo di accesso e lettura/scrittura dei dati.

Come funzionano i dischi SSD.
Un SSD utilizza una tecnologia diversa. Si appoggia a memoria allo stato solido come la memoria Flash, basata su cariche elettriche registrate da transistors, invece dei classici hard disk magnetici (gli HDD). Quello che più distingue i nuovi dischi a stato solido (SSD) sono la totale assenza di parti meccaniche in movimento, ed il metodo di salvataggio che avviene appunto tramite memoria flash in grado di mantenere i dati immagazzinati anche quando non è presente corrente elettrica. Senza entrare troppo nei dettagli tecnici, per i quali ti rimando alla pagina sui dischi a stato solido in Wikipedia, ti basti sapere che il funzionamento e la meccanica dei dischi SSD si avvicinano alle memorie Flash Usb, ma la loro velocità di scrittura e lettura dei dati è nettamente superiore rispetto alle chiavette.

Vantaggi dei dischi SSD.
I dischi SSD apportano benefici notevoli rispetto ai classici HDD, soprattutto in termini di prestazioni. Di seguito ti elenco i principali vantaggi dei dischi SSD.

Velocità.
Un SSD è da 30 a 200 volte più veloce rispetto al classico HDD, su tutti i fronti: avvio del computer, accesso/lettura/scrittura dei dati, trasferimento dei file. Un computer con un disco SSD ha tempi di avvio estremamente rapidi. Indipendemente dai servizi e programmi con avvio automatico, un computer con un disco SSD si avvierà in pochi secondi. Un computer con un HDD può avviarsi in poco tempo, ma mai in così poco tempo come con un SSD, ed in ogni caso solo se il computer è ottimizzato per un avvio veloce. L’accesso ai file su un SSD è praticamente istantaneo e scrittura e lettura sono nettamente più veloci rispetto al disco fisso rigido. Un disco SSD infatti ha accesso praticamente istantaneo a tutti i dati, mentre un HDD deve cercare i dati nella superficie dei piatti magnetici. Un disco SSD può trasferire file in maniera estremamente veloce, mentre un HDD non regge il confronto neppure se raggiunge i 7.200 RPM.

Frammentazione.
I dischi HDD lavorano meglio con file grandi posizionati in blocchi vicini. Ma nel tempo, ogni disco HDD si frammenta: i file vengono divisi in frammenti che sono sparsi su tutta la superficie del disco. Se il disco HDD è frammentato, i tempi di lettura/scrittura aumentano ancora di più, perchè la testina deve spostarsi per tutto il disco alla ricerca dei frammenti dei dati. Gli SSD invece non soffrono di questo problema. Non importa dove sono archiviati i dati nei chips, dal momento che non viene richiesto nessun movimento meccanico e nessuna lettura fisica dei dati.

Rumorosità.
I dischi SSD non hanno pezzi mobili – sono quindi sono molto più silenziosi rispetto agli HDD. Il rumore di sottofondo di un SSD sarà praticamente nullo, mentre la testina in movimento di un HDD o il disco che gira di un HDD – in particolare se gira a 7.200 RPM – comportano un minimo di rumore.

Resistenza agli urti.
Non avendo parti in movimento, i dischi SSD resistono meglio agli urti. E’ molto meno probabile, rispetto ad un HDD, che un SSD perda dati in caso di caduta. Un HDD, al contrario, potrebbe facilmente perdere dati, soprattutto se il computer cade mentre è acceso e le varie parti del disco sono in movimento.

Peso e dimensioni.
I dischi a stato solido sono composti da una memoria Flash, simile a quella della USB, e sono quindi in media molto più piccoli e leggeri rispetto ai dischi rigidi. Ecco il peso dei due dischi messi a confronto: un SSD pesa 70-80 gr, mentre un HDD ne pesa 725-750.

Consumi.
I dischi SSD utilizzano una potenza in Watt nettamente inferiore rispetto agli HDD. Un SSD consuma infatti, nel momento di picco di carico, meno di 2W contro i 6W di un disco rigido. Un SSD allunga quindi l’autonomia della batteria (fattore importante nei computer portatili), diminuisce il carico energetico sul sistema, e apporta quindi molto meno calore alla temperatura interna del computer (fattore importante per la durata di vita del tuo computer).

Svantaggi dei dischi SSD.
Gli SSD, come hai letto sopra, migliorano quindi nettamente le prestazioni del computer. Al momento, essendo una tecnologia ancora emergente, gli SSD hanno però alcuni svantaggi rispetto ai classici HDD:

Costo.
Il costo per GB degli SSD è ancora piuttosto alto rispetto agli HDD. Alla data di questa lezione (Ottobre 2015), un disco SSD di 500 GB si aggira intorno ai EUR 300,00, mentre puoi trovare HDD di questa capienza anche a meno di EUR 60-80,00. La domanda per i dischi SSD è però in continua crescita, ed i costi degli SDD sono in costante diminuizione, quindi tutti gli analisti di mercato prevedono che nel giro di pochi anni i prezzi di SSD e HDD saranno equivalenti, a parità di capienza. Inoltre, alcuni produttori stanno già integrando SSD nei nuovi computer al posto di HDD, per cui se stai acquistando un computer nuovo potresti già avere integrato un SSD.

Disponibilità.
Nel mercato ci sono molte case produttrici di HDD come Western Digital, Toshiba, Seagate, Samsung, e Hitachi. I dischi SSD non sono ancora così popolari, quindi per il momento la scelta di SSD è limitata a pochi brands e a pochi modelli.

Capacità.
Se si considera una fascia di prezzo entry level, attualmente la capacità base di un HDD è 500 GB, ma è ormai comune trovare in giro computer nuovi con capienza di base di 1 TB. La capacità base di un SSD entry level è invece ancora bassa: 128 GB. Dischi SSD con capienza maggiore costano ancora parecchio di più rispetto agli equivalenti dischi HDD. Se usi molti file multimediali (film, immagini, musica) e avresti bisogno di 1 TB o più di spazio per archiviare i tuoi file, il costo di un SDD potrebbe essere ancora davvero eccessivo. Al momento ci sono SSD che arrivano perfino a 4TB – ma sono estremamente costosi.

Conclusione.
Nel valutare se scegliere un HDD oppure un SSD, oppure se comprare un computer con SSD o con HDD, considera le tue necessità e le capacità attuali (ed i limiti attuali) del tuo computer. Dal confronto tra SSD e HDD, i dischi SSD vincono per quanto riguarda velocità (in maniera assolutamente netta!), durabilità ed affidabilità. I dischi HDD risultano invece vincenti per quanto riguarda prezzo (costo per GB), disponibilità di marche e modelli e capienza. Se usi il computer per lavoro, oppure anche solo se intendi migliorare le prestazioni del tuo computer in maniera assolutamente decisiva, ti consiglio assolutamente di valutare l’acquisto di un SSD. Anche se il costo per GB è ancora alto rispetto ai tradizionali HDD, in realtà gli SSD sono estremamente efficienti e possono arrivar facilmente a decuplicare la tua produttività. Una volta installato il disco SSD, ti sembrerà di avere un computer nuovo! Certo, dovresti anche valutare quanto è vecchio il tuo computer e se ci sono altri fattori software o hardware che impattano sulle tue prestazioni (ad esempio, il tuo computer è intasato da programmi spazzatura o virus, o la memoria RAM è insufficiente per le tue esigenze), e che potrebbero quindi in qualche modo ridurre l’efficacia del nuovo SSD. Se vai al risparmio e non ti serve aumentare di così tanto le prestazioni del computer, oppure ti serve soltanto spazio aggiuntivo, magari potresti semplicemente valutare l’acquisto di un HDD più capiente, interno o esterno – puoi facilmente trovare dischi di 1 TB a EUR 60-80,00. Tieni conto comunque che il costo della tecnologia per produrre i SSD sta scendendo rapidamente, facendo facilmente prevedere una futura sostituzione dei dischi rigidi tradizionali con unità a stato solido. Se non hai fretta, rivaluta quindi l’acquisto di un SSD fra 6 mesi o 1 anno – e vedrai come i prezzi saranno piacevolmente diminuiti.

Fonte: https://www.ottimizzazione-pc.it




Un'unità a stato solido da 2,5 pollici e connessione SATA oggi può essere utilizzata dai portatili ai Personal Computer, è visibile anche l'adattatore per gli alloggiamenti più spaziosi.




mSATA SSD.



Una unità di memoria a stato solido (in acronimo SSD dal corrispondente termine inglese solid-state drive; talvolta erroneamente confuso con solid-state disk, da cui l'impropria traduzione disco a stato solido), in elettronica e informatica, è un dispositivo di memoria di massa basato su semiconduttore, che utilizza memoria allo stato solido (solid-state storage), in particolare memoria flash, per l'archiviazione dei dati.

Descrizione.
A differenza dei supporti di tipo magnetico come nel caso del disco rigido a testina, una unità di memoria a stato solido ha la possibilità di memorizzare in maniera non volatile grandi quantità di dati, senza l'utilizzo di organi meccanici (piatti, testine, motori ecc.) come fanno invece gli hard disk tradizionali. La maggior parte delle unità a stato solido utilizza la tecnologia delle memorie flash NAND, che permette una distribuzione uniforme dei dati e di "usura" dell'unità.

Dettagli tecnici.
Le unità allo stato solido si basano su memoria flash solitamente di tipo NAND per l'immagazzinamento dei dati, ovvero sfruttano l'effetto tunnel per modificare lo stato elettronico di celle di transistor; per questo esse non richiedono parti meccaniche in movimento (dischi, motori e testine), né componenti magnetici, il che comporta notevoli vantaggi alla riduzione dei consumi elettrici e dell'usura. La memoria degli SSD è solitamente di tipo NAND 2D (a singolo strato) o 3D (multistrato o V-NAND), una tecnologia che può differenziarsi in Single Level Cell (SLC), Multi Level Cell (MLC), Triple Level Cell (TLC) e Quad Level Cell (QLC) a seconda del numero di bit per cella e di conseguenza dei livelli di tensione che può assumere; tali memorie vanno incontro a usura e a perdere precisione del livello di tensione, generando un maggior carico dell'algoritmo error-correcting code (ECC). Altra caratteristica delle memorie flash risiede nelle ridotte dimensioni fisiche che consentono la realizzazione di unità SSD estremamente compatte e leggere, quindi facilmente integrabili anche all'interno dei dispositivi mobili ultrasottili. Oltre alla memoria in sé, un'unità SSD dispone di diversi componenti necessari alla gestione del suo funzionamento.

Controller.
Il controller è costituito da un microprocessore che si occupa di coordinare tutte le operazioni della memoria di massa. Il software che governa questo componente è un firmware preinstallato dal produttore. Oltre alle operazioni di lettura/scrittura si occupa della gestione di:
- Error-correcting code: controllo e correzione degli errori in fase di lettura/scrittura.
- Wear leveling: distribuzione della scrittura in maniera uniforme su tutto il drive.
- Bad block: rilevamento e riallocazione trasparente con blocchi di riserva dei settori danneggiati.
- Memoria cache: interna al dispositivo.
- Garbage collection: rilevamento e riduzione automatica della frammentazione dell'organizzazione interna del disco.
- Crittografia dei dati.
- LBA (logical block address) scrambler: tecnica sperimentale che sfrutta le pagine dati frammentate per ridurre il numero di scritture e cancellazioni.

Memoria cache.
La memoria Cache è una memoria, a seconda del livello a cui appartiene, solitamente nell'ordine di qualche MB a seconda del tipo di sistema e generalmente proporzionale alla capienza dell'SSD, utilizzata dal processore per immagazzinare temporaneamente informazioni che verranno richieste in seguito dal sistema. Essa viene quindi riempita e svuotata molte volte. Questa cache può essere di vario tipo:
- Tramite memorie DRAM, esattamente come nei dischi meccanici (HD) la cache è una memoria molto rapida e volatile.
- Tramite memoria ROM, tecnica utilizzata su alcuni SSD di tipo economico, caratterizzata da celle NAND SLC.
- Misto o dual-cache, uso di entrambi i sistemi (DRAM+ROM), si tratta di cache a due livelli, che permette un sistema di gestione cache estremamente versatile ed elaborato.

Supercondensatore.
Una novità introdotta dalle memorie a stato solido è la possibilità di terminare le operazioni di scrittura anche in caso di mancanza di tensione. Questo avviene grazie alla presenza di un supercondensatore o, più raramente, di una batteria di backup, che garantisce energia sufficiente per concludere l'operazione in corso. Questa tecnica permette di garantire una maggiore integrità dei dati ed evitare che il file system risulti corrotto.

Interfaccia.
La connessione può avvenire con cavi di tipo SATA, sia per quanto riguarda la connessione dati che per l'alimentazione. In definitiva è possibile collegare un SSD utilizzando una normale interfaccia SATA2 (3Gb/s) o SATA3 (6Gb/s). Vi sono inoltre SSD che utilizzano l'interfaccia PCI Express; quest'ultima può arrivare fino a una velocità di trasferimento di 21Gb/s.

Confronto con le unità tradizionali.
Vantaggi.
La totale assenza di parti meccaniche in movimento porta diversi vantaggi, di cui i principali sono:

    Rumorosità assente, non essendo presente alcun componente (motore e disco magnetico) di rotazione, al contrario degli HDD tradizionali;
    Minore possibilità di guasto: le unità a stato solido hanno mediamente un tasso di guasto inferiore a quelli dei dischi rigidi. Questo tasso oscilla tra lo 0,5% e il 3%, mentre nei dischi rigidi può raggiungere il 10% (l'MTBF), solitamente di un SSD di ultima generazione raggiunge 2 000 000 ore).;
    Minori consumi elettrici durante le operazioni di lettura e scrittura;
    Tempi di accesso e archiviazione ridotti: si lavora nell'ordine dei decimi di millisecondo; il tempo di accesso dei dischi magnetici è oltre 50 volte maggiore, attestandosi invece tra i 5 e i 10 millisecondi;
    Maggior velocità di trasferimento dati;
    Maggiore resistenza agli urti: le specifiche di alcuni produttori arrivano a dichiarare resistenza a urti di 1500 g;
    Minore produzione di calore;
    Gli SSD SATA hanno la stessa identica forma, dimensione ed interfaccia di collegamento dei dischi rigidi SATA da 2,5" e sono pertanto interscambiabili con essi senza installare componenti hardware o software specifici (alcuni settaggi dell'UEFI potrebbero rendersi necessari per sfruttarne appieno la velocità di trasferimento dati).

Svantaggi.
A fronte di una maggiore resistenza agli urti e a un minor consumo, le unità a stato solido hanno due svantaggi principali:
- Maggiore prezzo, ovvero una minore capacità di immagazzinamento a parità di costo rispetto ai dischi rigidi.
- Peggiore permanenza dei dati quando non alimentati e in modo differente a seconda della temperatura d'esposizione.
Questi problemi sembrano però destinati a risolversi in futuro. Le nuove tecnologie stanno portando memorie flash in grado di garantire durata pari o superiore a quella di un disco rigido tradizionale e attualmente i produttori dichiarano 140 anni di vita con 50 GB di riscritture al giorno su un'unità da 250 GB. Il tutto grazie all'introduzione di particolari tecniche, come quella dell'uso di nanotubi di carbonio. È in corso una progressiva sostituzione dei dischi tradizionali con unità allo stato solido.

Prestazioni in lettura e scrittura.
Un elemento che viene immediatamente alla luce analizzando le prestazioni di un dispositivo SSD è la minor velocità in scrittura rispetto a quella in lettura e la sua forte variabilità in dipendenza della dimensione dei file che si vogliono scrivere. Ciò dipende dal fatto che mentre i File system dei Sistemi Operativi solitamente usano blocchi di celle dalla dimensione di 4 KiB, nei dispositivi SSD la dimensione dei blocchi è molto superiore (per esempio 4 MiB). Questo comporta che per scrivere una cella dobbiamo leggere prima l'intero blocco, quindi scrivere sopra la cella desiderata lasciando le altre inalterate e infine salvarlo. Ne deriva che se dobbiamo scrivere più celle (file più grandi) le prestazioni migliorano, perché a fronte della lettura e poi del salvataggio di un blocco, possiamo scriverci dentro contemporaneamente tante celle quanto sono quelle libere disponibili. Un modo per migliorare le prestazioni è quello di conoscere i blocchi liberi (con nessuna cella utilizzata); per ottenere ciò i sistemi operativi di ultima generazione mettono a disposizione il comando TRIM, che comunica al controller dell'SSD quali blocchi sono inutilizzati e cancellano le celle direttamente in fase di cancellazione dei file, migliorando dunque le prestazioni. La frammentazione di un disco SSD non influisce sulle sue prestazioni, poiché il tempo d'accesso a qualunque cella è identico; i moderni sistemi operativi pertanto disattivano la deframmentazione del disco (in tutti i sistemi operativi Microsoft Windows, occorre però disattivare la schedulazione, altrimenti la deframmentazione sarà comunque pianificata), in quanto risulta non solo inutile, ma addirittura dannosa poiché influisce negativamente sulla vita del disco stesso. Infatti proprio per aumentare la durata del supporto si cerca di ridurre il sovraccarico sempre su una cella riscrivendola di continuo, grazie all'ausilio di un controllore che distribuisce i dati in fase di scrittura cercando di sfruttare tutto il disco ed evitando di lasciare parti inutilizzate. Al contrario la deframmentazione non farebbe altro che aumentare il numero di cicli scrittura di dati accorciando la vita del disco stesso.

Applicazioni.
Computer a doppia unità.
Le caratteristiche delle unità SSD sono alla base di impieghi spesso specifici. Ad esempio, esiste la fascia dei desktop e notebook dual drive cioè dotati di doppia unità di memoria, con la seguente configurazione:
- unità SSD di media capacità utilizzata per l'installazione del sistema operativo e delle applicazioni software (la velocità di accesso è più importante della capacità e affidabilità);
- tradizionale disco HDD di grande capacità impiegato come archivio dei contenuti (l'affidabilità e la capienza sono più importanti della velocità ed efficienza).
Chiaramente, esistono le altre due configurazioni, quella più economica e quella più prestazionale:
- una sola unità, SSD (solitamente con due partizioni: una per l'installato, l'altra per i dati);
- due unità SSD.

Fonte: https://it.wikipedia.org




Esempio di memoria flash.


 

 

 

 

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