Tentare di stabilire con esattezza cosa siano gli Ufo è stato, e continua ad essere, il cruccio di moltissimi ricercatori, e non solo. Provando a confrontare il dettaglio delle testimonianze al fine di verificarne l’attendibilità, spesso ci si ritrova ad ammettere quella che potrebbe essere definita “la realtà dell’impossibile”; se infatti sarebbe logico, e in alcuni casi anche dovuto, nutrire dubbi su testimoni occasionali, dobbiamo ammettere che molti dei resoconti redatti da astronomi, astronauti e scienziati non possono essere attribuiti a fervide fantasie o voglie di protagonismo.


UFO: UNA POSSIBILE REALTA’
© Roberto La Paglia

 

 

Si tratta di testimonianze rilasciate da uomini abituati ad osservare, a vivere in stretto contatto con i misteri dell’universo e le leggi della fisica, sono quindi racconti di uomini che conoscono il proprio lavoro e che non avrebbero motivo di esprimersi in un certo modo se non coscienti di trovarsi di fronte ad eventi che vanno oltre le loro stesse conoscenze.
Si tratterebbe quindi di oggetti fisici, solidi, che interagiscono nella nostra dimensione lasciando spesso evidenti e inesplicabili segni del loro passaggio; un veivolo che sfonda l’asfalto sul quale atterra, un Ufo che lascia tracce corrispondenti a pesi di circa trenta tonnellate; non si tratta certo di fantasie, le illusioni ottiche non lasciano tracce fisiche, soprattutto di questo genere.
Nel luglio del 1972, a Washington, un Ufo venne raggiunto da una raffica di mitra; i proiettili produssero il classico rumore metallico derivante dall’urto, il colore argenteo del veivolo passò nella frazione di qualche secondo al rosso brillante e un frammento si staccò cadendo al suolo.
Le analisi condotte sul frammento da Wilbert Smith, dei servizi canadesi, rilevarono una composizione di ortosilicato di magnesio, ovvero migliaia di sfere da quindici micron; nessuna illusione ma una solida e possibile realtà, forse nuova per il nostro mondo ma di sicuro così antica da vantare tecnologie per noi assolutamente futuristiche.



Le prove fisiche di questa impossibile realtà sono molteplici: il 14 dicembre del 1954, a Campinas, in Brasile, un Ufo in evidente difficoltà lascia sfuggire un filo di liquido argenteo; anche in questo caso gli esami risultati inaspettati, 90% di stagno e 10% di sostanze non identificate, oltre che una assenza di ferro e di antimonio che rappresentano le impurità normali nello stagno di origine terrestre.
Nel 1957 un Ufo esplode sopra la baia di Ubatuba, nei pressi di Rio de Janeiro; Luisa Barbosa del laboratorio di produzione mineraria brasiliano esamina prontamente i resti raccolti nell’acqua da alcuni testimoni, i risultati riveleranno del magnesio allo stato puro.
Questi resoconti, e molti altri ancora, parlano di fatti che si integrano perfettamente con il regno della materia, malgrado l’osservazione visiva spesso non coincida o sia frammentaria, come nel caso della descrizione di fenomeni nebulosi che però con le nuvole vere e proprie hanno poco da spartire.
Basti pensare al fenomeno osservato nel 1952 negli USA e nel 1954 in Francia: una manifestazione nebulosa di vaste dimensioni, di forma allungata, luminoso la notte, verticale in posizione di arresto, inclinato in movimento, che sembra emettere o assorbire uno o più oggetti a forma di disco.
Rileggendo queste testimonianze è difficile non pensare alla famosa colonna di nubi che guidava gli Ebrei mentre lasciavano l’Egitto e durante il loro lungo cammino nel deserto.
Questa diversità di osservazioni evidenzia una seconda difficoltà riscontrata nello studio delle testimonianze, cioè la diversità delle forme valutate a seconda del punto di vista dell’osservatore.
Una vecchia rivista francese pubblicò un “decalogo” in merito che, malgrado ormai datato, risulta essere comunque ancora valido per un primo approccio testimoniale; in base a quanto riportato le peculiarità intrinseche di un Ufo dovrebbero, bene o male, corrispondere alle seguenti caratteristiche:

- Forma di due dischi uniti per i bordi
- In rotazione lenta se il volo è stazionario, considerevolmente veloce un attimo prima del decollo
- Congegno luminoso sormontato spesso da una sorta di cupola
- Luminoso con gradazioni che vanno verso il rosso arancio; la luminosità è debole quando il veivolo si muove adagio, mentre aumenta velocemente quando si muove.
- In volo stazionario l’Ufo oscilla alternativamente da una parte all’altra, con un movimento molto simile a quello di una foglia morta. Lo stesso accade quando si trova in discesa verticale.
- Gli Ufo non fendono l’aria come farebbe un normale aereo; non presentano quindi al vento il loro profilo più aerodinamico. In realtà si inclinano in direzione del senso di marcia, visto anche che la cupola è sempre rivolta in questa direzione

Così come esistono prove concrete della materialità degli Ufo, a queste è possibile anche aggiungere una vasta casistica di “effetti collaterali” che possono essere spiegati soltanto se la causa è estranea a qualsiasi forma di interazione umana conosciuta.
Gli organismi umani e animali sono, ad esempio, estremamente sensibili a questi contatti; gli uomini che si sono trovati esposti alle luci emanate da un Ufo hanno spesso lamentato casi di bruciature estremamente gravi, molto simili a quelle che produrrebbe una lampada ad acetilene.
Soprattutto le luci di colore blu, ricordate da molti testimoni, risultano molto nocive, producendo casi di paralisi parziale che comunque spariscono abbastanza in fretta, lasciando come strascico una invincibile tendenza ad addormentarsi che invece dura parecchi mesi.
Gli animali invece intuiscono più rapidamente dell’uomo l’eventuale presenza di un Ufo; nel caso di avvistamento registrato a Exeter i cani vennero colti da vere e proprie crisi di pazzia, mentre i cavalli scalciavano e si impennavano parecchi minuti prima che accadesse l’evento.
Altre situazioni “rivelatrici” sono poi gli scompensi termici e magnetici: nel 1954 uno Starfire decollato dalla base di Griffiss, (New York), si avvicinò ad un oggetto dalle dimensioni enormi, immobile vicino ad una nuvola; improvvisamente il reattore dell’aereo entrò in panne, la cabina di pilotaggio divenne un inferno di calore e gli aviatori dovettero abbandonare il veivolo.
Sempre nel 1954, a Rovigo, un Ufo atterrò per pochi minuti; durante i pochi minuti di sosta sei pioppi che si trovavano vicini all’oggetto vennero completamente calcinati, mentre a decollo avvenuto rimase sul terreno un cratere dal diametro di circa sei metri, come se la terra fosse stata sollevata in alto da un aspiratore gigantesco.
Anche in questo caso parlare di allucinazioni collettive è abbastanza difficile, sarebbe forse meglio prendere atto che qualcosa di fisico si muove da tempo sopra di noi, qualcosa di materialmente tangibile, capace di interagire con il nostro pianeta e con i suoi abitanti.
A volte accettare determinate realtà non è facile, comporterebbe la necessità di sovvertire molte di quelle leggi che rendono tranquillo e sereno il nostro quotidiano, ma allo stesso modo, a volte, la realtà stessa può rivelarsi la più appassionante fantasia che sia mai stata realizzata.



Approfondimenti:
Jacques Pottier: "Gli Ufo e la guerra dei mondi".

 


 

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