Molto probabilmente sono disarmati, ma è venuto fuori che l’aviazione statunitense addestra i piloti dei droni facendo loro seguire il traffico delle auto civili nelle autostrade del Nuovo Messico.

 

 

In un articolo di Mark Mazzetti:
http://www.nytimes.com
sui retroscena della guerra “tipo videogame” apparso la scorsa domenica sul New York Times, l’autore scrive:

“Quando all’inizio di quest’anno ho visitato la base [base Holloman dell’aviazione USA, nel Nuovo Messico] con un piccolo gruppo di giornalisti, sono stato portato in un posto di comando dove un grande monitor a schermo piatto stava mostrando le immagini trasmesse in diretta da un drone (UAV) in volo. In pochi secondi ho capito esattamente quello che stavamo guardando. Un SUV bianco in viaggio lungo l’autostrada adiacente alla base era entrato al centro del mirino nello schermo ed è stato poi seguito mentre si dirigeva verso sud lungo l’autostrada del deserto. Quando il SUV è uscito dall’inquadratura il drone ha iniziato a seguire un’altra auto. ‘Un momento ragazzi, voi vi addestrate al rilevamento utilizzando automobili civili?’ chiese un cronista. Un ufficiale dell’aviazione replicò dicendo che quella era soltanto una missione di addestramento, poi il gruppo venne rapidamente fatto uscire dalla stanza.”

Qualcuno potrebbe alzare le spalle dicendo che ai fini di un addestramento il rilevamento segreto ad alta quota di veicoli americani è innocuo, ma con questa prassi la linea che separa la riservatezza dei cittadini e l’attitudine sempre più orwelliana del governo federale americano di seguire i propri cittadini diventa un po’ più indistinta.

Ci sono già serie preoccupazioni per i droni militari statunitensi – ideati per la guerra all’estero – riciclati per scopi civili. Il blog “Loss of Privacy” rivela che droni disarmati presso la base dell’aviazione Grand Forks, nel Dakota del Nord, vengono utilizzati per la sorveglianza civile. E stando allo stesso reportage, Jane Harman, ex membro del Congresso e ora presidente del Centro di Ricerca Internazionale Wilson, ha contribuito a portare avanti l’iniziativa di fermare nell’ambito nazionale americano l’espansione dei droni militari e le relative informazioni:

“Nel 2008 e nel 2010, la Harman contribuì a respingere il tentativo di funzionari del Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS) di impiegare immagini dei satelliti militari per favorire le indagini sul terrorismo in ambito nazionale. Il Congresso bloccò la proposta perché avrebbe violato il Posse Comitatus Act, legge che vieta all’esercito di assumere compiti di polizia sul suolo americano.”

Con un governo nazionale sempre più potente e con a disposizione un numero crescente di strumenti per controllare i propri cittadini, il problema è che si abusa spesso di questi poteri tecnici e legali, utilizzati in modi per i quali non erano stati inizialmente destinati.

Gli strumenti creati per la cosiddetta guerra al terrore sono ora usati per spiare gli americani – e non solo. Dana Priest e Shane Harris stanno denunciando questa strisciante attitudine informativa che ora impiega gli americani come inconsapevoli cavie prima che i piloti addestrati davanti a un monitor vadano a individuare e distruggere simili SUV in Afghanistan, Pakistan, Yemen o altrove.

Questo non dovrebbe accadere. Ci dovrebbero essere controlli su ciò che l’aviazione statunitense può stabilire come obiettivo. Il Dipartimento della Difesa non ha carenza né di veicoli, né di sterminate distese di terreno federale da fare attraversare ai propri dipendenti. Se i piloti da monitor dell’aviazione hanno la necessità di esercitarsi rilevando qualcosa dall’alto, dovrebbero avere come obiettivo i soldati nelle loro fila.

Fonte: Steve Clemons per The Washington Note 06.07.2012

Traduzione di Gabriele Picelli per http://www.times.altervista.org

Fonti: http://times.altervista.org

 


 

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