Northrop Grumman ha rilasciato i primi disegni progettuali per i futuri caccia di sesta generazione per l’Air Force e la US Navy. Il programma FX dell’Aeronautica americana mira a ricapitalizzare l’intera flotta da superiorità e dominio aereo, mentre il programma A-XX della Marina, dovrebbe produrre un sostituto del Super Hornet. Il Pentagono spera di mettere in linea il nuovo caccia entro il 2035, anche se il bilancio difficilmente consentirà lo sviluppo di due nuove piattaforme. L’unica cosa certa è che il 2035 rappresenta il punto di non ritorno. Basti pensare che il Raptor, nel 2035 avrà più di trent’anni di servizio: da qui la necessità di iniziare fin da subito lo sviluppo del nuovo sistema d’arma.

 

 

Sappiamo che le industrie della Difesa USA sono al lavoro da tempo sul nuovo caccia di sesta generazione. Oltre alla maggiore velocità in supercrociera ed alla ormai scontata capacità di armamento portato internamente, il nuovo caccia potrebbe avere anche una certa capacità autorigenerante. Questa caratteristica consentirebbe la permanenza del velivolo sui teatri operativi, anche dopo aver subito forti danni. L’idea di un sistema autorigenerante non è nuova. Nel 2008, gli ingegneri aerospaziali dell’Università di Bristol, svilupparono questa tecnologia prendendo ispirazione da piante e animali. Il rivestimento, collocato in alcune parti vulnerabili del velivolo, è composto da due resine: una epossidica ed una indurente. Il concetto è semplice: colpendo l'area rivestita dal materiale, quest’ultimo fuoriesce dal foro di entrata del proiettile o della scheggia della testata esplosa. Le due resine, combinandosi tra di loro, sigillano la parte colpita, consentendo al velivolo di continuare la missione nonostante il danno subito.

I caccia di sesta generazione, poi, potrebbero essere equipaggiati con armi laser. Anche in questo caso c’è un precedente. Il 29 settembre del 2008, la Northrop Grumman ha consegnato all’Usaf il primo modello del "Vesta II", laser ad alta energia in grado di abbattere i missili a guida infrarossa. Il Vesta II è stato già testato su un F-15. Determinante, per lo studio delle nuove armi laser avio trasportate, sarà l’esperienza maturata con il Boeing YAL-1.

Ma il ragionamento, oltre alle specifiche del caccia, va ben oltre. Bisogna considerare, per esempio, l’evoluzione (ed il ruolo) degli Unmanned Combat Air Vehicle o UCAV. C’è da chiedersi il grado evolutivo e di autocoscienza che da qui a quarant’anni raggiungeranno i droni e se resteranno relegati a “semplici” dispositivi sacrificabili radiocomandati a distanza. Se Air Force e Navy riuscissero ad ottenere il via libera alle Analysis of Alternatives (AOA) o Analisi della Alternative (strumento utilizzato dalle Forze Armate degli Stati Uniti per analizzare preliminarmente le alternative) per i due programmi F/A-XX (per la Marina) ed il Next Gen Air Dominance (per l’aviazione) già dal prossimo mese di gennaio, considerando lo sviluppo decennale, potrebbero portare in volo tra il 2025 ed il 2030 i primi prototipi con Capacità Operativa Iniziale stimata per il 2035. Ma questa, così come ribadito a più riprese, è solo la migliore delle ipotesi. Il problema è prettamente economico.

Gli Stati Uniti sono ancora (e lo saranno per anni) scioccati dai costi del programma F-35 ed i nuovi caccia non si baseranno esclusivamente sulla capacità di fornire la migliore tecnologia per i teatri del futuro, ma sulle possibili minacce esistenti e future. Per la Northrop, i due caccia dovrebbero essere diversi, pur condividendo la medesima tecnologia ed alcune caratteristiche.

Il concept per la Marina, ad esempio, prevede due motori a differenza del singolo sistema propulsivo avanzato per l’Air Force. Northrop sembra puntare su un’ala voltante a bassa osservabilità. Se così fosse, sarebbe opportuno capire la strada intrapresa dai progettisti della Northrop. I caccia, infatti, non hanno la stessa apertura alare di un bombardiere e l’assenza di impennaggi di coda verticali comportano seri problemi di instabilità alle basse velocità. Ad oggi la possibile soluzione per tale inconveniente resta classificata.

C’è poi, infine, una possibile alternativa basata sulla cellula dell’F-35 come base per il futuro caccia di sesta generazione. Ad oggi resta una proposta che non sembra essere stata accolta con entusiasmo dall’Air Force (l’F-22 è più veloce a performante ad una quota nettamente maggiore rispetto al più lento e meno agile F-35). Al di là dei futuri progetti, l’idea di modificare la cellula dell’F-35 ed utilizzarla come base per i futuri velivoli con e senza equipaggio, ha ottenuto qualche consenso anche se bisogna analizzare le diverse specifiche operative. I requisiti per le missioni svolte dall’Air Force e dalla US Navy richiedono soluzioni diverse, ma le esigenze dovranno confrontarsi con il budget a disposizione.

Appare evidente che le future disponibilità finanziarie costringeranno ad allineare tecnologia ed investimenti alle diverse capacità operative. In questo contesto, modificare una cellula come quella dell’F-35 potrebbe far risparmiare tempo e tanto denaro, considerando il ruolo di superiorità aerea demandato all’Air Force (dopo la fine del Navy Advanced Tactical Fighter).

Lockheed Martin ha da tempo riconosciuto che sono in corso programmi sperimentali sulle cellule F-35.

di Franco Iacch - 15/12/15

Fonte: http://www.difesaonline.it

 

 

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