Il Pentagono ha chiesto al Congresso 34.87 miliardi di dollari per sviluppare un dimostratore tecnologico equipaggiato con un sistema laser in grado di abbattere un missile balistico intercontinentale. La richiesta di finanziamento è spalmata in quattro anni, dal 2017 al 2021 (FY). L'obiettivo del Pentagono è quello di ridurre le dimensioni e il peso dei laser esistenti, strada che i militari battono da decenni.

A differenza dei missili, un laser anti-missile tenterebbe di intercettare il vettore a differenti quote, come nella fase di spinta o poco prima del rilascio delle testate nell’orbita terrestre.

La teoria è la medesima concettualizzata dalla Missile Defense Agency con il programma Airborne Laser (foto sotto) poi cancellato. Nell’inverosimile programma della MDA, gli Usa sarebbero stati protetti da una flotta di cento Boeing 747 altamente modificati ed armati con laser in grado di distruggere i missili nemici a differenti quote. Oltre al problema prettamente economico, i test hanno evidenziato le lacune del sistema che per avere speranze di colpire i missili, avrebbe dovuto volare 24 ore su 24 a ridosso dei confini nemici. Il laser poi, aveva un raggio d’azione limitato ed una gittata inferiore alle aspettative. Infine, i 747 avrebbero dovuto volare con una scorta in quanto costantemente indifesi dai missili anti-aerei e dai caccia nemici. Il programma è stato annullato nel 2012, dopo un decennio di sperimentazioni. Costo complessivo: 5,3 miliardi dollari.

Il Pentagono ritiene la tecnologia laser abbastanza matura per implementarla sui droni in grado di volare a 65 mila piedi di altezza per lunghi periodi. La Missile Defense Agency conta di testare un Reaper equipaggiato con laser entro il 2021. Tecnicamente è molto più facile adattare un'arma laser su un vettore terrestre o su una nave della Marina. Basti pensare alla prima e unica arma laser operativa al mondo installata sulla USS Ponce, nave da 17.000 tonnellate.

Analizzando il fine tattico dei laser per l'Esercito, il Corpo dei Marine e la Marina, come l’High-Energy Laser Mobile Demonstrator, il Ground-Based Air Defense e il Laser Weapon System, si intuisce che sono stati progettati per fine difensivi. L'obiettivo finale è un laser con la potenza e la capacità (quindi la portata) di abbattere i missili balistici e da crociera in arrivo, proteggere una base, unità di terra o una task force navale.

L’Air Force spinge per un laser multiuso: armi difensive / offensive che possano sparare in modalità a basso consumo per l'auto-difesa, in modalità offensiva non letale (per bruciare sensori o motori) ed, infine, in modalità letale.

Considerando l’attuale tecnologia, i laser potrebbero essere utilizzati per la difesa tattica a terra, ad esempio inquadrati nei sistemi Avenger o Iron Dome.

Fonte: http://www.difesaonline.it

 

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