E’ stato incardinato, davanti al giudice del tribunale di Patti SANDRO POTESTIO, il processo sui misteriosi fuochi di Canneto di Caronia con imputati GIUSEPPE PEZZINO, tutt’ora agli arresti domiciliari ed il padre ANTONINO, a piede libero. I due congiunti sono accusati di incendio, danneggiamento seguito da incendio, concorso in truffa aggravata e procurato allarme sociale. Ammessi i testi, 60 sono solo per la difesa, si riprenderà l’11 aprile…

 

 

 

Di Giuseppe Lazzaro, da Gazzetta del Sud

Saranno ben sessanta i testi, solo per la difesa, ammessi al processo per i fuochi misteriosi di Canneto di Caronia e che vede come imputati Giuseppe Pezzino, 26 anni, da un anno agli arresti domiciliari e, a piede libero, il padre Antonino, 55 anni, accusati per svariati episodi di incendio, danneggiamento seguito da incendio, concorso in truffa aggravata e procurato allarme sociale. Dopo il precedente rinvio è stato incardinato il dibattimento davanti al giudice del tribunale di Patti Sandro Potestio. Fase iniziale contraddistinta dalla consueta richiesta delle eccezioni preliminari, quindi la lista delle escussioni testimoniali che, per l’accusa sostenuta dal pm Alessandro Lia, inizieranno, con due sottufficiali in servizio alla Compagnia dei carabinieri di S. Stefano di Camastra, alla prossima udienza fissata per l’11 aprile. Come detto l’elenco sarà lungo, tanto che ben 60 saranno i testi ammessi per la difesa. Nel mezzo anche le perizie che allungheranno i tempi del processo. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Francesco Pizzuto, Domenico Magistro e Daniele Osnato ed il Comune di Caronia si è costituito parte civile. Il 3 maggio 2015 il sostituto procuratore di Patti Lia, dopo la conclusione delle indagini preliminari, aveva chiesto il rinvio a giudizio per i due congiunti. Il 5 marzo precedente l’attività investigativa aveva portato all’arresto ai domiciliari di Giuseppe Pezzino ed alla emissione di un avviso di garanzia nei confronti del padre Antonino, per anni portavoce dei residenti di Canneto. A questi atti erano seguiti gli interrogatori dei due che fornivano le loro giustificazioni in merito alle scorribande che avevano gettato il terrore nell’area che, già dal gennaio 2004, è stata al centro di vari eventi incendiari noti come i “roghi di Canneto di Caronia”. I fenomeni avevano costituito oggetto di un procedimento iscritto a carico di ignoti presso l’allora Procura di Mistretta, ed erano stati oggetto di un gruppo interistituzionale d’osservazione, coordinato dal prof. Francesco Venerando Mantegna. Per i danni provocati dagli incendi alcuni abitanti avevano ottenuto dagli enti preposti cospicue somme di denaro a titolo di risarcimento. Ma questi fatti non costituiscono oggetto del processo dato che il fenomeno subiva una sostanziale interruzione nel 2008. Invece, nel luglio 2014, tornavano a manifestarsi i roghi che riportavano la frazione di Canneto al centro di un rilevante interesse mediatico. La vicenda, sin dalle prime battute, generava sgomento fra la popolazione residente ed una meticolosa indagine veniva avviata dai carabinieri della Compagnia di S.Stefano di Camastra, al comando del capitano Giuseppe Aveni. Dopo aver analizzato i primi episodi, caso per caso, gli inquirenti decidevano di perimetrare l’area con una serie di telecamere occultate in grado di fornire spunti per individuare come si sviluppassero i fenomeni. I servizi di osservazione – integrati da altre indagini tecniche e tradizionali – erano pianificati in modo da garantire l’osservazione sulle cinque abitazioni attinte dagli eventi incendiari che, dal 14 luglio fino all’8 ottobre 2014, si sviluppavano in abitazioni a schiera in via Del Mare. La privilegiata prospettiva permetteva di cogliere piccoli e grandi incendi avvenuti ogni giorno, a tutte le ore. Un drammatico appuntamento che vedeva danneggiati beni, sia mobili che immobili, di proprietà di alcune famiglie piombate nella disperazione.

Pubblicato il 9 marzo 2016 da giuseppelazzaro

Edited by, mercoledì 9 marzo 2016, ore 14,15.

Fonte: http://www.glpress.it

 


 

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