Nel testo qui sotto trovate un passo del romanzo di Julius Verne "I figli del capitano Grant", che contiene una descrizione grottesca di come l'imperialismo inglese avrebbe potuto insegnare una falsa geografia agli indigeni australiani sottomessi per fargli credere che non c'era nessuna possibilita' di ribellarsi, facendo credere che la Gran Bretagna dominava gia' tutto il mondo. E' interessante notare che gli insegnamenti di base della geografia e della storia nelle varie parti del mondo non sono sempre uguali e concordi tra loro nemmeno oggi, tanto da far soprannominare questi concetti come "propaganda di stato", mentre qualcuno definisce la scuola dell'obbligo come una sorta di distributore di bugie istituzionali. Un giorno degli extraterrestri potrebbero far qualcosa di simile per assoggettare meglio la razza umana, sapendo che potremmo non conoscere le altre civilizzazioni galattiche a cui magari cercare invece di chiedere aiuto? E' sempre meglio tenere alta la guardia, e non dare facile credito a nessuno.

Il Webmaster dell'Ansu.

 

 

"I figli del capitano Grant", romanzo di Julius Verne.

CAPITOLO XIII
UN PRIMO PREMIO IN GEOGRAFIA
Alcune colline spiccavano all'orizzonte col loro profilo allungato e terminavano la pianura a due miglia dalla ferrovia. Il carro non tardò a cacciarsi in mezzo a strette gole, capricciosamente contornate, che immettevano in una regione incantevole, dove bellissimi alberi, non riuniti in foreste, ma raggruppati qua e là,crescevano con un'esuberanza tutta tropicale. Fra i piú belli vi erano icasuarinas, che sembrano aver preso dalla quercia la struttura robusta del tronco, dall'acacia i gusci odorosi e dal pino la ruvidezza delle foglie, un po' glauche; ai loro rami si univano i coni bizzarr idella banksia latifolia e grandi arbusti a fronde ricadenti davano l'impressione di un'acqua verde che sgorgasse da vasche troppo piene. Lo sguardo esitava fra tutte quelle meraviglie naturali, incerto a quali dedicare la propria ammirazione. Il piccolo drappello si era arrestato un istante e Ayrton, per ordine di Elena, aveva trattenuto gli animali. Ampi tappeti verdi si stendevano fra gli alberi, solo alcune rigonfiature del terreno, disposte con regolarità, li dividevano in caselle visibili come una vasta scacchiera. Paganel non si ingannò alla vista di quelle verdeggianti solitudini, tanto poeticamente disposte per il riposo eterno; riconobbe quei quadrati funebri di cui l'erba cancella sin le ultime tracce e che il viaggiatore incontra raramente sulla terra australiana, e disse: — I boschetti della morte. — Infatti aveva davanti agli occhi un cimitero indigeno; ma così fresco, così ombreggiato, così rallegrato da giocondi voli d'uccelli, così seducente, che non suscitava alcuna tristezza. Lo si sarebbe creduto uno dei giardini dell'Eden ai tempi in cui la morte era bandita dalla terra; pareva fatto per i vivi; ma quelle tombe che il selvaggio circondava di cure pietose sparivano già sotto una marea crescente di verde. La conquista aveva cacciato l'australiano lontano dalla terra dove riposavano i suoi antenati, e presto la colonizzazione avrebbe ceduto quei campi della morte al dente delle greggi. Come sono rari ora questi boschetti, e calpestati dal piede indifferente del viaggiatore! Frattanto Paganel e Robert, precedendo i loro compagni, avanzavano fra i tumuli, in viali stretti, ombreggiati, ma non avevano percorso un quarto di miglio, che Glenarvan li vide fermarsi, scender da cavallo e curvarsi a terra. A giudicare dai loro gesti espressivi sembrava esaminassero un oggetto curiosissimo. Ayrton stimolò la muta e in breve il carro raggiunse i due amici. La causa della fermata fu subito nota; un fanciullo indigeno, di otto anni circa, vestito di abiti europei, dormiva tranquillamente all'ombra di una magnifica banksia. Era difficile ingannarsi sui lineamenti caratteristici della sua razza: i capelli crespi, il colorito quasi nero, il naso schiacciato, le labbra grosse e la lunghezza fuori del comune delle braccia lo ponevano immediatamente fra gli indigeni dell'interno, dai quali però si distingueva per una fisionomia intelligente, e certo l'educazione aveva già elevato quel giovane selvaggio dalla sua bassa origine. Elena, molto interessata, scese a terra e in breve tutta la comitiva fu intorno al piccolo indigeno, che dormiva sempre profondamente. — Povero bimbo! — disse Mary. — È dunque perduto in questo deserto? — Immagino — rispose Elena — che sia venuto molto da lontano per visitare questi boschetti della morte! Qui riposano certamente isuoi cari. — Ma non bisogna abbandonarlo, — disse Robert, — è solo, e... — La pietosa frase di Robert fu interrotta da un movimento del giovane indigeno che si voltò senza però svegliarsi. Ma allora crebbe la meraviglia di tutti vedendogli sulle spalle la scritta: TOLINÉ TO BE CONDUCTED TO ECHUCA,CARE OF JEFFRIES SMITH, RAILWAY VORTER. PREPAID. — Ecco gli inglesi! — esclamò Paganel. — Spediscono un fanciullo come un collo, lo registrano come un pacco; la cosa mi era stata detta, ma non volevo crederla!— — Povero piccino! — disse Elena; — Forse era nel treno che precipitò a Camden-Bridge, forse i suoi parenti sono morti ed è solo al mondo! — — Non credo, signora — rispose John. — Questa scritta indica, al contrario, che egli viaggia solo.— — Si sveglia! — disse Mary. Infatti, il fanciullo si destava; a poco a poco i suoi occhi si aprirono per richiudersi subito, offesi dalla luce del giorno. Ma Elena gli prese la mano e allora il bimbo si alzò e rivolse uno sguardo attonito sui viaggiatori. Un sentimento di timore alterò le sue sembianze; ma la presenza di lady Glenarvan lo rassicurò.— Amico mio, capisci l'inglese? — gli domandò Elena.— Lo capisco e lo parlo — rispose il fanciullo con un accento molto marcato. La sua pronuncia ricordava quella dei francesi che parlano l'inglese degli Stati Uniti. — Come ti chiami? — Toliné.— — Ah, Toliné! — esclamò Paganel. — Se non m'inganno, significa "scorza d'albero" in australiano? — Toliné fece un cenno affermativo e guardò le viaggiatrici. — E da dove vieni? — soggiunse Elena.— Da Melbourne con la ferrovia di Sandhurst. — — Tu eri dunque nel treno che precipitò dal ponte di Camden? —domandò Glenarvan.— Sì, signore, ma il Dio della Bibbia mi ha protetto.— — Viaggiavi solo? Toliné, per essere condotto a Echuca, raccomandato alle cure di Jeffries Smith, commesso della ferrovia. Porto pagato.— — Solo; il reverendo Paxton mi aveva affidato alle cure di JeffriesSmith. Disgraziatamente il povero commesso è morto.— — E in quel treno non conoscevi nessuno?— — Nessuno, signore, ma Dio veglia sui fanciulli e non li abbandona mai. Toliné diceva queste cose con una voce dolce che andava al cuore; quando parlava di Dio la sua parola diveniva grave, gli si accendevano gli occhi e si sentiva tutto il fervore della sua anima giovanile. Quell'entusiasmo religioso in così tenera età si spiegherà facilmente, quando si pensi che quel fanciullo era uno degli indigeni battezzati dai missionari inglesi ed allevati da essi nelle pratiche austere della religione metodista. Le risposte tranquille, il contegno decente, gli abiti neri, gli davano già l'aria di un piccolo reverendo. Ma dove poteva andare così, attraverso quelle regioni deserte, e perché aveva lasciato Camden-Bridge? Elena lo interrogò a questo proposito. — Ritornavo alla mia tribù nel Lachlan. Voglio rivedere la mia famiglia.— — Australiani?— — Australiani del Lachlan.— — E hai padre e madre? — chiese Robert Grant.— Sì, fratello mio. — rispose Toliné offrendo la mano al giovinetto, commosso di esser chiamato fratello. Si abbracciarono e non ci volle altro per fare di loro due amici. Frattanto i viaggiatori, vivamente interessati dalle risposte del giovane selvaggio, s'erano a poco a poco seduti intorno a lui e lo ascoltavano mentre parlava. Già il sole si abbassava dietro i grandi alberi e poiché il luogo sembrava propizio a una fermata e poco importava fare alcune miglia di più prima di finir la giornata, Glenarvan diede ordine di preparare ogni cosa per l'accampamento. Ayrton staccò i buoi, con l'aiuto di Mulrady e di Wilson pose loro le pastoie e li lasciò pascolare a capriccio. La tenda fu rizzata, Olbinett preparò il pasto e Toliné accettò la sua porzione non senza cerimonie, sebbene avesse fame. A tavola, i due ragazzi sedettero. I Metodisti costituiscono una setta protestante, fondata nel XVIII secolo, e furono così chiamati per il rigido metodo di vita l'uno accanto all'altro. Robert sceglieva i bocconi migliori per il suo nuovo compagno e Toliné li accettava con una grazia timorosa e piena di garbo.Frattanto, la conversazione era vivace; tutti si interessavano del fanciullo e lo interrogavano per conoscere la sua storia, che era semplicissima. Il passato del ragazzo era quello dei poveri indigeni affidati fin dai primi anni alle cure delle società caritatevoli dalle tribù vicine alla colonia. Gli australiani hanno docili costumi; non nutrono per i loro invasori quell'odio feroce che caratterizza i neozelandesi e fors'anche alcune popolazioni dell'Australia Settentrionale; si vedono frequentare le grandi città, Adelaide,Sidney, Melbourne e passeggiarvi anche in costume molto primitivo, commerciano gli oggetti della loro industria, strumenti da caccia e da pesca, armi, e alcuni capi di tribù, certo per economia, lasciano volentieri che i loro fanciulli approfittino dell'educazione inglese. Così fecero i parenti di Toliné, veri selvaggi del Lachlan, vasta regione situata di là dal Murray. Da cinque anni che stava a Melbourne, il fanciullo non aveva rivisto nessuno dei suoi, eppure l'indistruttibile sentimento della famiglia viveva sempre nel suo cuore, ed era per rivedere la sua tribù forse dispersa, la sua famiglia forse decimata, che aveva ripreso il faticoso cammino del deserto.— E dopo aver abbracciato i tuoi genitori, ritornerai a Melbourne?— gli chiese Elena.— Sì, signora — rispose Toliné guardandola con una sincera espressione di tenerezza.— Che farai quando sarai adulto?— Voglio togliere i miei fratelli dalla miseria e dalla ignoranza,voglio istruirli e portarli a conoscere e amare Dio: voglio essere missionario! Queste parole, pronunciate con fervore da un fanciullo di otto anni, potevano essere oggetto di riso per spiriti leggeri e beffardi, ma furono comprese e rispettate dai bravi scozzesi, che ammiravano la religiosa vigoria di quel giovane discepolo già pronto alla lotta. Paganel si sentì commosso fino in fondo al cuore e provò una viva simpatia per il piccolo indigeno. Bisogna dirlo? Fino a quel momento quel selvaggio in abito europeo non gli piaceva molto; egli non era venuto in Australia pervedere degli australiani in giacchetta; lo avrebbe voluto tatuato, quasi nudo, invece quel vestito decente lo sconcertava. Ma dopo che Toliné ebbe parlato con tanto ardore, si ravvide, e divenne suo ammiratore. D'altra parte la fine di quella conversazione doveva fare dell'ottimo geografo il miglior amico del piccolo australiano; infatti,a una domanda di Elena, Toliné rispose che faceva i suoi studi alla Scuola Normale di Melbourne, diretta dal reverendo Paxton.— E che cosa ti insegnano a scuola? — chiese lady Glenarvan.— La Bibbia, la matematica, la geografia...— Ah, la geografia — esclamò Paganel, colpito nel punto debole.— Sì, signore, — rispose Toliné, — e ho anche avuto un primo premio in geografia prima delle vacanze di gennaio.— Tu hai avuto un premio in geografia?— Eccolo, signore — disse Toliné traendo di tasca un libro. Era una Bibbia in trentaduesimo, assai ben rilegata e sulla prima pagina si leggeva questa menzione: "Scuola Normale di Melbourne; Primo Premio in Geografia: Toliné di Lachlan". Paganel non seppe più resistere: un australiano portato per la geografia, era cosa che lo meravigliava, e così baciò Toliné sulle guance, né più né meno come se fosse stato lo stesso reverendo Paxton nel giorno della distribuzione dei premi. Pure, Pagane l'avrebbe dovuto sapere che quel fatto non era nuovo nelle scuole australiane; i giovani selvaggi hanno molta disposizione per le scienze geografiche, che imparano facilmente, mostrando invece uno spirito ribelle alle matematiche. Toliné, invece, non aveva compreso il perché di quelle carezze, ed Elena dovette spiegargli che Paganel era un celebre geografo e all'occorrenza un illustre professore.— Un professore di geografia? Oh, signore, interrogatemi!— Interrogarti? non domando di meglio; stavo per farlo senza il tuo permesso. M'interessa sapere come s'insegna la geografia alla Scuola Normale di Melbourne.— E se Toliné ne sapesse più di voi, Paganel? — disse Mac Nabbs.— Perbacco! saperne più del segretario della Società Geografica di Francia! Poi, sistemando gli occhiali sul naso, drizzandosi quant'era lungo,e prendendo un tono grave come si conviene a un professore,incominciò il suo esame, dicendo:— Allievo Toliné, alzatevi.— Toliné, che era in piedi, non poteva alzarsi di più, e aspettò modestamente la domanda del geografo. ,— Allievo Toliné, quali sono le cinque parti del mondo?— L'Oceania, l'Asia, l'Africa, l'America e l'Europa.— Benissimo. Parliamo prima dell'Oceania, poiché ci siamo. Quali sono le sue principali divisioni?— Si divide in Polinesia, Malesia, Micronesia e Megalesia. Le sue principali isole sono: l'Australia che appartiene agli inglesi, la Nuova Zelanda che appartiene agli inglesi, la Tasmania che appartiene agli inglesi, le isole Chattham, Auckland, Macquarie, Kermadec, MakinMaraki, ecc., che appartengono agli inglesi.— Bene; ma la Nuova Caledonia, le isole Sandwich, Mendana e Paumotu?— Sono poste sotto la protezione della Gran Bretagna.— Come, sotto la protezione della Gran Bretagna? Mi sembra invece che la Francia...— La Francia?! — disse il fanciullo sbalordito.— To'! — disse Paganel, — questo vi insegnano alla Scuola Normale di Melbourne?— Sì, signor professore; non è forse giusto?— Perfettamente; tutta l'Oceania è degli inglesi, è inteso;continuiamo — rispose Paganel che aveva un'aria tra il meravigliato e il furibondo, che costituiva la gioia del maggiore. E l'esame proseguì:— Veniamo all'Asia.— L'Asia — rispose Toliné — è un Paese immenso, capitale Calcutta. Città principali: Bombay, Madras, Calicut, Aden, Malacca,Singapore, Pegu, Colombo; isole Lachedive, isole Maldive, isole Chagos, ecc., ecc., appartengono agli inglesi.— Bene, allievo Toliné! E l'Africa?— L'Africa comprende due colonie principali: a sud quella del Capo, con Capetown per capitale, e a ovest le postazioni inglesi; città principale: Sierra Leone.— Ben risposto! — esclamò Paganel, che cominciava ad adattarsi a questa geografia anglo-fantastica, — insegnamento perfetto! Quanto all'Algeria, al Marocco, all'Egitto... Cancellati dagli atlanti britannici! Ed ora sarei lieto di parlare un poco dell'America!— Si divide — riprese Toliné — in America Settentrionale e in America Meridionale; la prima appartiene agli inglesi per il Canada,il nuovo Brunswick, la Nuova Scozia e gli Stati Uniti sott ol'amministrazione del governatore Johnson!— Il governatore Johnson! — scattò Paganel. — Il successore del grande e buon Lincoln, assassinato da un pazzo fanatico della schiavitù! Benissimo! non si può dire meglio! E quanto all'America del Sud, con la Guiana, le Malvina, l'Arcipelago di Shetland, la Georgia, la Giamaica e la Trinità, ecc., ecc., anch'essa appartiene agli inglesi! Ah! io non insisterò su questo; ma, per esempio, Toliné, mi piacerebbe conoscere la tua opinione sull'Europa, o meglio, quella dei tuoi professori.— L'Europa!? — esclamò Toliné, non comprendendo il fervore del geografo.— Sì, l'Europa! A chi appartiene l'Europa?— L'Europa appartiene agli inglesi — rispose il fanciullo con accento convinto.— Lo sospettavo; ma in che modo? questo desidero sapere.— Con l'Inghilterra, la Scozia, l'Irlanda, Malta, le isole Jersey e Guernesey, le isole Jonie, le Ebridi, le Shetland, le Orcadi...— Bene! bene, Toliné! Ma vi sono altri Stati che tu dimentichi,fanciullo mio!— Quali, signore? — rispose il fanciullo per nulla impressionato.— La Spagna, la Russia, l'Austria, la Prussia, la Francia!— Sono province e non Stati.— Questo poi! — esclamò Paganel, strappandosi gli occhiali dal naso.— La Spagna, capitale Gibilterra.— Meraviglioso! perfetto! sublime! E la Francia? perché io sono francese, e vorrei sapere a chi appartengo! — La Francia — rispose tranquillamente Toliné — è una provincia inglese, capoluogo Calais.— Calais! come, tu credi che Calais appartenga ancora all'Inghilterra?— Senza dubbio.— E che sia il capoluogo della Francia?— Sì, signore! È là che risiede il governatore, lord Napoleone... A queste parole Paganel scoppiò in una sonora risata. Toliné non sapeva che cosa pensare, lo si era interrogato, e aveva risposto facendo del suo meglio. Ma della stranezza delle sue risposte non poteva essere incolpato, perché non lo sospettava nemmeno. Pure, non sembrava impacciato, e aspettava, tutto serio, la fine di quelle risate per lui incomprensibili.— Lo vedete? — disse ridendo il maggiore a Paganel. — Non avevo forse ragione di dire che l'allievo Toliné ne sapeva più di voi?— Certo! amico mio, — replicò il geografo. — Ah! ecco come s'insegna la geografia a Melbourne! Bravi i professori della Scuola Normale! L'Europa, l'Asia, l'Africa, l'America, l'Oceania, il mondo intero, tutto agli inglesi! Ora capisco benissimo come, con questa ingegnosa educazione, gli indigeni si assoggettino! Vediamo, Toliné,e anche la luna è inglese?— Lo diverrà, — rispose gravemente il giovane selvaggio. A queste parole Paganel si alzò; non poteva più stare fermo; aveva bisogno di dar sfogo alla sua ilarità e se ne andò a un quarto di miglio dall'accampamento. Frattanto Glenarvan era andato a prendere un libro nella piccola biblioteca da viaggio. Era il Compendio di geografia di Samuel Richardson, opera apprezzata in Inghilterra e più al corrente della scienza che non fossero i professori di Melbourne.— Prendi, figlio mio, prendi e conserva questo libro; tu hai alcune idee non esatte in geografia che è bene correggere; te lo dono in ricordo del nostro incontro. Toliné prese il libro senza rispondere, lo guardò attentamente crollando il capo in aria di dubbio, senza decidersi a metterlo in tasca.Era scesa la notte; bisognava pensare al riposo per levarsi di buon mattino e Robert offrì a Toliné, che accettò, la metà del suo lettuccio. Alcuni istanti dopo Elena e Mary ritornarono sul carro, e i viaggiatori si sdraiarono sotto la tenda, mentre le risata di Paganel si univano ancora al canto dolce e sommesso dei picchi selvatici. Ma l'indomani, quando alle sei un raggio di sole destò i dormienti,cercarono invano il fanciullo australiano. Toliné era scomparso: voleva forse giungere senza indugio alle regioni del Lachlan? o si era offeso per le risate di Paganel? Non si sapeva.Ma quando lady Elena si destò, si trovò accanto un mazzolino fresco di sensitive a foglie semplici, e Paganel nella tasca del soprabito "Il Compendio di geografia" di Samuel Richardson.

 


 

Questo codice QR qui sotto è un link che porta a questa specifica pagina web, all'interno di questo sito. Il codice dentro l'immagine quadrata viene interpretato da apposite applicazioni per smartphone, e da altri software, portando direttamente alla pagina che state consultando ora.
Qr Code
OggiOggi161
IeriIeri1191
Questa settimanaQuesta settimana1352
Questo meseQuesto mese20612
Dall'inizioDall'inizio2155686