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Gli alieni come indicatori dell'inconscio.

Istituzioni.pngLa scorsa settimana ho guardato, con un qualche piacere, l’episodio finale di Falling Skies. Diversamente da molti di quelli che sono nel movimento del Picco del Petrolio, non penso che la fantascienza moderna sia decadente. È, casomai, molto meglio di quanto sia stato prodotto negli anni ’70, e non solo per gli effetti speciali abbaglianti. Non era su questo che rimuginavo mentre guardavo, con una tazza di pu-erh nelle mani e un mostro di peluche in grembo, il Second Massachusetts che combatteva una guerra probabilmente senza speranza contro un nemico che a malapena comprendeva; ma su un libro con la copertina rossa che stava tra tanti altri dietro di me.



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È stato pubblicato nel 1976 da un allora giovane studioso francese, Emmanuel Todd, e fu intitolato “La caduta finale: saggio sulla decomposizione della sfera sovietica”. In quel periodo l’Unione Sovietica sembrava ancora forte, ma Todd aveva previsto il suo collasso imminente basandosi su indicatori come l’aspettativa di vita e la mortalità infantile. Non è stato l’unico a farlo, e a dire la verità non è stato nemmeno il primo. L’originalità di Todd è stata nel suo utilizzo di indicatori marginali, come la descrizione degli alieni nella cultura popolare.

Nel corso dei primi decenni di governo comunista, ha descritto Todd, gli alieni venivano considerati amici o, in modo analogo, bisognosi di un qualche aiuto rivoluzionario dalla Terra. “Andromeda”, pubblicato nel 1957 da Ivan Yefremov, ne è il perfetto esempio. Descrive una Terra interamente comunista, membro di una rete radio interstellare, il Grande Cerchio. Non c’è alcun viaggio più veloce della luce, e quindi la civilizzazione del Grande Cerchio non si incontra quasi mai di persona, ma di tempo in tempo una Terra utopica invia navi spaziali in una specie di Grand Tour con le battaglie occasionali combattute contro mostri non senzienti e l’occasionale disastro ecologico in qualche pianeta distante.

Quando l’Unione Sovietica affondò nella recessione, comunque, i toni cambiarono. Gli alieni diventarono ostili e lo spazio pieno di nemici. Nel 1968 lo stesso autore di Andromeda scrisse un sequel, “L’Ora del Toro”, che descriveva un inferno totalitario dove il grosso della popolazione veniva condannata a vivere vite brevissime sotto il controllo senza regole della classe dominante dei burocrati governativi e delle forze di polizia, che a loro volta erano sotto il diretto comando del Consiglio dei Quattro e del suo Direttore.

“L’Ora del Toro” fu velocemente vietata ma non è l’unico esempio di questo cambiamento di approccio. “Hard to Be a God”, per esempio, scritto nel 1964 da Arkady e Boris Strugatsky, descrive un agente della remota Terra, impotente mentre il regno medievale che sorveglia cade nelle mani di un folle tiranno. L’aspetto importante del romanzo era che, anche avendo poteri divini, è impossibile cambiare davvero il mondo.

Secondo Todd, questo cambio di approccio, anche se è stato realizzato per ottenere una migliore letteratura, rifletteva un cambiamento nella mente della società sovietica. Nei suoi primi anni l’Unione Sovietica si considerava uno stato missionario che avrebbe dovuto diffondere il socialismo in tutto il mondo. Non era più così già negli anni ’60. Anche se si stava ancora espandendo, l’Impero Sovietico si vedeva come una fortezza assediata. La classe dominante sovietica, mentre si stava sempre più preoccupando di essere davvero una classe di governo, si sentì sempre più minacciata dalla crescita di prosperità dell’Occidente. Il suo obbiettivo mutò dall’imporre il comunismo nel mondo al preservare la propria posizione in casa Quando la stagnazione della società sovietica divenne sempre più palese, questa paura dell’esterno si trasformò in paranoia assoluta, al punto che nel 1983 il Politburo sovietico quasi scatenò un’apocalisse dopo aver confuso un’esercitazione della NATO per una preparazione di una guerra.

Gli alieni ostili che minacciano di continuo la Terra erano solo un riflesso di forze reali che, alla fine, portarono alla dissoluzione dell’Unione Sovietica e alla fine del comunismo come alternativa credibile.

L’Occidente ha avuto la sua quota di invasori alieni, dai Marziani di Wells agli ultracorpi, e ce ne sono stati molti nel corso dei primi decenni della Guerra Fredda, quando il suo esito era ancora molto in dubbio e il comunismo era ancora una minaccia ideologica credibile. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, comunque, questi alieni cercavano di conquistare la Terra più con la sovversione che con la forza bruta militare – come un qualsiasi alieno capace di attraversare lo spazio interstellare avrebbe potuto fare – e, nella maggior parte dei casi, l’umanità ne usciva vincitrice.

Le cose sono cambiate negli anni ’70 e nei primi ’80, con film come E.T. l’Extraterrestre, Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo, Cocoon o l’ascesa di religioni ufologiche come il Raëlismo. Gli alieni diventarono benevolenti Fratelli Spaziali che ci avrebbero aiutato a lasciarci alle spalle il nostro passato materialistico e a entrare nello stadio successivo dell’Evoluzione, qualunque cosa potesse significare. L'omologo francese era una deliziosa serie animata chiamata “Il était une Fois l’Espace” in cui si doveva affrontare la distruzione causata da una civilizzazione robotica creatasi da sola, per essere poi salvati da altri alieni più spiritualmente evoluti.

Questo cambiamento non era comunque il risultato di un maggiore ottimismo nella psiche collettiva dell’Occidente. Era invece l’esatto opposto. Se i Fratelli Spaziali ci avrebbero salvato, era solo perché c’era un qualcosa da cui dovevamo essere salvati. La serie sorella di “Il était une Fois l’Espace” – “Il était une Fois l’Homme” – terminò con l’umanità che implode, lasciando solo una manciata di sopravvissuti nello spazio.

Da allora, le preoccupazioni sull’esaurimento delle risorse, sull’inquinamento rampante, sulla perdita di biodiversità e il resto di quello che è diventato quasi vulgata comune, almeno in Francia, forse ancora più di quanto non avvenga in questo momento. “Il était une Fois l’Homme” era, dopo tutto, destinato ai bambini e trasmesso su una televisione nazionale all’ora di pranzo. Appellarsi a qualche salvatore dallo spazio era apparentemente la risposta che la nostra psiche collettiva dava alla nostra sempre maggiore preoccupazione, una risposta che ha ovviamente profonde connessioni con il nostro passato giudeo-cristiano.

Era comunque una forma di evasione dalla realtà; dopo tutto, se i Fratelli Spaziali potevano risolvere tutti i nostri problemi e portarci domani un’illuminazione già pronta, non c’èra motivo per cambiare subito la nostra vita. Da questo punto di vista, questi alieni benevolenti facevano parte di un complesso culturale multi-ramificato che mascherava i primi sforzi verso la costruzione di una società sostenibile durante gli anni ’70 e gli ’80, un sintomo della nostra mancanza di volontà di affrontare la realtà che ci siamo costruiti.

L’opportunità per stabilizzare il corso della società industriale è oramai andata, e sembra che gli alieni abbiano fatto un dietrofront, diventando di nuovo ostili, ma con una svolta ulteriore.

Gli invasori dallo spazio una volta erano quasi sempre sconfitti dall’ingenuità dell’uomo o dal coraggio. Ora non è più così. Gli alieni di oggi sono praticamente incontenibili e, anche se l’umanità riesce a ottenere vittorie limitate, ciò avviene sempre a un alto costo. Tutto questo diventa ovvio se paragoniamo le due incarnazioni di Battlestar Galactica. Nelle serie originali, i Cicloni hanno sconfitto i Coloni a causa del tradimento di uno dei loro governanti – e ciò significa che non ci sarebbero mai riusciti da soli – e sembrano non costituire una seria minaccia per i combattenti coloniali, visto che sembrano essere sempre in fuga.

Le nuove serie sono ancora più fosche, i Coloni sono stati distrutti dopo un’operazione di infiltrazione andata a buon fine e i pochi sopravvissuti sono tutti in fuga. Hanno perso praticamente tutto e solo lontani solo un altro errore dal perdere il resto. Sono inferiori per armamenti e per numero e che siamo in pochi ci viene ricordato in ogni episodio. C’è un senso generale di perdita e di destino incombente, la gente muore e non sono anonime camicie rosse, ma persone che tu ami.

Troviamo lo stesso tema, con alcune variazione, nelle più recenti rappresentazioni degli incontri con gli alieni, che siano Falling Skies, la nuova incarnazione di V, Monsters, Skyline… Lo troviamo anche nei film recenti sugli zombie.

Gli zombie non sono una novità, sono diventati popolari nel 1968 con “La Notte dei Morti Viventi”, ma fino a poco tempo fa affascinavano solo un pubblico ristretto. La popolarità del tema dell’apocalisse zombie, sia sulla stampa che sugli schermi, è una cosa relativamente recente. Anche se i film di Romero hanno avuto un qualche successo, era ancora un successo di genere o cult; mentre 28 Days Later, Resident Evil o Dead Walking sono stati successi commerciali mondiali, non una garanzia di qualità, ma un segnale certo che sono in sincro con almeno una parte della nostra psiche collettiva.

Il tema comune di molte storie moderne sugli alieni o sugli zombie è molto semplice: c’è un qualcosa là fuori, è più forte di noi e ci vuole distruggere. Non è assolutamente un tema recente - tutte le storie di Lovecraft, ad esempio, sono basate su questo -, ma non era da ritenere dominante. Sicuramente c’erano molte storie sugli eroi sconfitti – l’Alamo, ad esempio – ma le loro sconfitte venivano presentate come un sacrificio, che spianava la strada per una vittoria successiva.

L’interesse della cultura popolare per una sconfitta totale, per i rivali invincibili e per le vittorie catastrofiche potrebbe riflettere una più realistica visione del mondo; sappiamo, dopo tutto, che molte sconfitte sono definitive. Credo che ci sia qualcos’altro sotto.

La civilizzazione industriale è in una situazione impossibile. Probabilmente ha raggiunto il punto in cui gli incrementi di complessità restituiscono rendimenti negativi, il che significa che una crescita continua non si trasmuterà in benessere. Per di più, il livello di complessità che abbiamo raggiunto dipende da un ingresso continuo di energia a basso costo, un input che probabilmente si prosciugherà in un futuro vicino e che forse ha già cominciato a farlo. Ciò significa che potrebbe esperire un declino abbastanza notevole, se diluito nel tempo, della complessità sociale nei prossimi decenni.

Concretamente ciò significa che non c’è modo di migliorare le cose in modo significativo. Potremmo condividere il fardello in modo più equo; potremmo mitigare gli effetti della crisi e cercare di salvaguardare il più possibile la nostra cultura per i nostri discendenti in modo da essere in grado di costruirci sopra qualcosa che valga davvero. Non potremmo, comunque, rendere tutto questo episodio piacevole, perfino per quelli che ne usciranno meglio. I politici e i media lo negheranno in modo veemente, e cercheranno in tutti i modi di razionalizzare il loro rifiuto; ma almeno in Europa la maggioranza delle persone sente che le cose stanno prendendo una brutta piega, che il futuro sarà peggiore del presente.

Molti non lo verbalizzeranno perché le analisi più diffuse non gli offrono gli strumenti necessari per farlo e perché la cultura politica prevalente contrasta tutto questo. Tutto questo non può impedire comunque a questo sentire di crescere e di diffondersi, ma lo costringe a esprimersi con le storie e la narrativa, sicuramente una soluzione decrepita e alla fine capace di suscitare risposte emotive, ma che in ogni caso non riusciranno ad avere un grande impatto sul mondo glaciale della politica, dove le iniziative vengono scelte e implementate, almeno nel breve termine. Forse è ancora più importante il fatto che tutto quello che non viene espresso in modo razionale, almeno fuori dalla nostra cerchia di radicali, alimenta la frustrazione e alla fine una rabbia che può avere conseguenze molto devastanti.

È forse probabile che verremmo conquistati da Darth Vader quanto salvati da Elohim. Ci sono probabilmente molte specie intelligenti in qualche luogo, ma sono così tanto distanti che per tutti gli scopi pratici siamo davvero soli nell’universo. Gli unici che popolano le nostre storie sono solo le ombre delle nostre paure, un modo non così astuto per silenziarle e rimuoverle dalla nostra esperienza quotidiana. Il problema è che queste paure sono ben fondate e che la lenta crisi che si nasconde dietro di loro non scomparirà quando spegniamo la televisione.

Dovremmo forse affrontarle, come i sovietici affrontarono le loro.

DI DAMIEN PERROTIN
Energy Bulletin

Fonte: http://www.energybulletin.net/stories/2011-09-03/zombies-and-aliens

03.09.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE



Pubblicato Venerdi 09 Settembre 2011 - 12:51 (letto 1434 volte)
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