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X-37: arma spaziale decisiva?

Astronautica.pngChi ha dimestichezza col tema delle cosiddette "armi segrete naziste" e i progetti aeronautici arditi e fantasiosi col quale un Terzo Reich ormai in rotta cercava di risollevare le proprie sorti nel conflitto mondiale, forse ricorderà il progetto del bombardiere stellare. Immaginare un velivolo capace di colpire obbiettivi a terra senza possibilità d’intercettazione per il nemico fu un sogno che travalicò i confini temporali della guerra e quelli geografici della Germania. Ci hanno provato gli americani e probabilmente anche i russi. Ma il sogno del bombardiere stellare si è sempre infranto in particolare di fronte all’impossibilità di realizzare un prototipo slegato dall’altissimo costo dei reattori aggiuntivi necessari per vincere la forza d’attrazione terrestre.



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Per quanto concerne gli Americani, abbiamo alcune informazioni. Si partì con l’X-20 Dyna Soar, un bombardiere stellare ipersonico -dal concept simile a quello dello Shuttle- ma il progetto venne cancellato nel 1963: troppo complicato il riutilizzo dell’apparecchio. Con l’X-33 si cercò di ovviare al problema dei razzi aggiuntivi realizzando un imponente velivolo con un immenso serbatoio per il carburante che avrebbe permesso all’X-33 di decollare facendo affidamento solo sulle proprie forze. Tutto filò liscio fino al 1999 ma poi, un bruttissimo giorno per la NASA, i tecnici scoprirono delle crepe che lesionavano proprio il serbatoio del carburante. Anche in questo caso –nel 2001- programma cancellato.

A questo punto bisogna fare un passo indietro, più precisamente al 1956, l’anno in cui lo sputnik sovietico fece capire agli statunitensi che nella corsa allo spazio erano indietro. E anche di diverse lunghezze. Per colmare il gap venne fondata la DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency), incaricata per l’appunto dello sviluppo di nuove tecnologie per uso militare. In realtà il nome originario era ARPA (l’antenata di internet, ARPANET, era un loro progetto), ma la D di Defense venne presto aggiunta (1972) per caratterizzare in senso militare l’intera agenzia. La storia della DARPA s’intreccia con un’altra vicenda nata dai sogni di grandeur reaganiana degli anni ‘80: il progetto SDI (Strategic Defense Initiative) ovvero il celeberrimo scudo stellare. Una ragnatela di satelliti armati di laser col compito d’intercettare ed impedire ogni tentativo di attacco missilistico da parte dell’Unione Sovietica. L’SDI costituiva la componente difensiva di un progetto evidentemente più ampio di guerra spaziale nella quale i bombardieri costituivano il contraltare offensivo.


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La DARPA era ovviamente coinvolta nelle ricerche per lo sviluppo dell’SDI, ma anche qui ci si trovò di fronte a dei limiti tecnici piuttosto precisi, snocciolati nell’84 da Ashton Carter del MIT (Massachussets Institute of Technology). I laser infatti difficilmente rimangono raggi per sempre perché tendono ad essere “diffusi” dall’atmosfera, perdendo l’efficacia legata alla concentrazione. Sarebbe quindi stato necessario posizionare i laser nei pressi dell’Unione Sovietica (anche per problematiche relative ai tempi di reazione all’eventuale attacco). Un tale posizionamento, pur a scopi difensivi, aveva tutte le caratteristiche di una minaccia per l’Unione Sovietica. Il risultato fu che l’equazione costi, possibilità tecniche di realizzazione, effettiva efficacia del sistema e rischi di natura diplomatica misero l’intero progetto in uno standby attuativo pressoché perpetuo che era tuttavia già riuscito a spillare dal 1983 al 1993 qualcosa come 44 miliardi di dollari.

Ma lasciamo i rimpianti per queste cifre ai contribuenti americani e torniamo al 2001. La DARPA, coinvolta nel progetto di guerra spaziale in ambito sia difensivo che offensivo, a fronte degli ingenti finanziamenti stanziati e degli scarsi risultati ottenuti (perlomeno in ambito militare) decise che era il momento di finirla con i progetti sugli aerei spaziali. Ma non pensate che la decisione fosse legata a politiche di risparmio o di responsabilità nell’utilizzo delle risorse pubbliche. Il problema non erano i soldi. Il problema era la NASA. A dirlo senza tanti giri di parole fu sempre nel 2001 Henry Cooper, allora a capo della DARPA, per il quale l’Air Force, riguardo alle missioni degli RLV (Reusable Launch Vehicles), aveva sbagliato ad affidarsi alla NASA, un’organizzazione che secondo Cooper “Aveva dimostrato scarsa responsabilità nel supportare programmi spaziali militari innovativi”. Forse più semplicemente ancora si può tradurre che la NASA ha più interesse per la ricerca spaziale che per la guerra.

Sorvoliamo sull’involontario complimento di Cooper per focalizzare l’attenzione sulle conseguenze di questa dichiarazione. Non è un segreto (probabilmente nemmeno un caso) che proprio a partire dal 2001 la NASA abbia visto i propri fondi ridursi notevolmente. Fine della ricerca spaziale, degli aerei ipersonici, del bombardiere stellare e dell’SDI? Neanche per sogno. Semplicemente tutto passa sotto controllo militare dell’U.S. Air Force col beneplacito e la piena soddisfazione della DARPA. Dopo nove anni di silenzio sul braccio di ferro DARPA-NASA, il 24 marzo scorso è apparso a sorpresa sulla rampa di lancio di Cape Canaveral un nuovo tassello del puzzle: l’X-37..

La storia dell’X-37 comincia poco prima del punto di svolta del 2001. Nel 1999 la NASA stava sviluppando due progetti paralleli per due veicoli, uno dei quali studiato per il volo orbitale: l’X-37, appunto. Nel 2004 la NASA dovette chiudere lo sviluppo di entrambi, ma l’X-37 passò sotto il controllo del Dipartimento della Difesa e della sua estensione addetta alla ricerca: la DARPA.

Chi ricorda il White Knight? Era un velivolo sul quale si favoleggiò molto: un gigantesco Jet capace di trasportare prototipi in fase di testing per farli partire già in quota. I test sull’X-37 avvennero proprio seguendo questa procedura e in un momento in cui si celebrava il successo dello SpaceShipOne, un aereo suborbitale. Siamo nel 2004 e queste informazioni le possediamo solo perché il progetto nasce in una ambito a metà tra quello scientifico e quello civile. Dal 2006 la longa manus dell’Air Force cala sul progetto, privandoci di ogni notizia. Mentre la NASA si vede costretta ad interrompere programmi promettenti e a vederseli soffiare dal Dipartimento della Difesa e dalla DARPA, l’Air Force si trova a pescare dal mazzo progetti da riconvertire ad uso militare e sui quali apporre una segretezza totale, tanto sugli sviluppi quanto sui costi. Ogni progetto coperto da segretezza è infatti slegato dall’obbligo di presentare al congresso e tantomeno ai contribuenti dei rendiconti sui fondi utilizzati per lo stesso.


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Ma cos’è l’X-37? E’ un drone spaziale. Un velivolo ipersonico capace di volare per 270 giorni nello spazio in piena autonomia. Non necessitando presenza umana il velivolo ha dimensioni molto ridotte rispetto ad uno Shuttle ma con questo condivide la caratteristica di servirsi di un razzo accessorio per il decollo e quella dell’atterraggio planare. A quanto pare, quindi, i costi legati ad un razzo accessorio sono eccessivi per le missioni di ricerca scientifica ma non per quelle militari.
A cosa serve questo drone spaziale? Nessuna informazione precisa, solo due pagine dell’Air Force che spiegano come l’X-37B “si dimostrerà un’effettiva, riutilizzabile e automatica piattaforma di test spaziale per gli Stati Uniti”. Nel documento la sigla testimonia con quella B il riferimento alla Boeing (e in particolare alla sua divisione Phantom Works).

Nonostante il segreto sappiamo che il velivolo dovrebbe servire a testare nuove tecnologie di derivazione militare nello spazio e proprio qui sta il punto, perché le nuove tecnologie militari sono al 99% armi. Ma forse proprio questa volta ci troviamo di fronte a quell’1% statistico. Se così non fosse, però, quali armi? Non armi nucleari o si violerebbe l’"Outer Space Treaty” del 1967. Nel trattato si afferma infatti che "gli stati partecipanti al trattato si impegnano a non mettere in orbita intorno alla Terra qualsiasi oggetto contenente armi nucleari o qualsiasi altro genere di armi di distruzione di massa, di installare questi sistemi d'arma su corpi celesti, o di far stazionare queste armi nello spazio esterno con qualsiasi altra modalità ". Senza dimenticare i trattati Start I e II (rispettivamente del 1991 e del 1993) e il SORT del 2002.
Proprio sullo START II torneremo a breve, perché adesso è il momento di porre una domanda: se non le armi nucleari, allora quali? I laser, per esempio..

Ancora i laser? Direte voi. Ebbene si, ancora loro. Anche perché dagli anni ’80 la tecnologia ha compiuto passi da gigante non solo con i cellulari. Andiamo sul sito della Missile Defense Agency e troviamo una pagina ricca di foto che ci parla dell’ultimo fiore all’occhiello del Dipartimento della Difesa: l’ALTB (Airborne Laser Test Bed), ovvero un progetto che in pratica converte un boeing 747 in una postazione laser mobile (qui il Fact Sheet dell'ALTB) in grado di intercettare e distruggere missili balistici. Anticipo la domanda: si, a quanto pare adesso si può ed è possibile combinando due laser “classici” con un laser “chimico” di nuova concezione che sfrutta le reazioni tra ossigeno e iodio. Un conto però è un progetto e un altro la capacità effettiva di intercettare i missili. Ma è la stessa pagina ad informarci che l’ALTB HEL (High Energy Laser) il 10 gennaio di quest’anno è riuscito ad acquisire, tracciare e ingaggiare un razzo (qui il video relativo al test d'ingaggio). Se questa fase doveva rappresentare un passo avanti nel test di effettiva distruzione del missile, un mese dopo -l'11 febbraio- è stata completata con successo anche la fase successiva: missile distrutto.

Questo laser di nuova concezione è capace di mantenersi “raggio” molto più a lungo rispetto ad un laser normale e permetterebbe forse di ovviare ai problemi di “diffusione” rimarcati a suo tempo da Carter. Questo sarebbe un avanzamento incredibile nella realizzazione pratica del progetto SDI, ma ci sarebbe ancora un problema: la tempestività di reazione. Pur montando questi dispositivi d’arma sui satelliti, in caso d’attacco il riposizionamento degli stessi sull’obiettivo (specie se questo fosse un missile) sarebbe un procedimento complicato, lungo e –per chi possedesse informazioni d’intelligence sul normale posizionamento degli stessi- prevedibile. Ci vorrebbe un dispositivo mobile come il boeing, capace di viaggiare alla stessa quota di un satellite ma molto, molto più veloce. Qualche idea? Che ne dite, un velivolo ipersonico orbitale potrebbe fare al caso?

L’X-37 (con B o senza) sarebbe perfetto. L’arma giusta al momento giusto. C’è inoltre un altro aspetto da considerare a partire dalle poche righe del documento USAF precedentemente citato. L’X-37B sarebbe infatti capace “di realizzare vari esperimenti e di permettere il trasporto dallo spazio alla terra e viceversa di sensori per satelliti, sottosistemi, componenti e tecnologie associate”.
Quali siano questi componenti e queste tecnologie associate non è dato modo di saperlo, ovviamente. Lo sapremo forse fra cinquant’anni, quando ci ritroveremo altri documenti declassificati che ci narreranno altre storie alternative, altre missioni segrete e a più riprese negate.

Un’ultima doverosa riflessione è quella anticipata poc’anzi riguardo al trattato START II. Pur siglato nel 1993 da Bush e Eltsin, la sua ratifica è stata tutt’altro che scontata. Rimase in sospeso per alcuni anni alla Duma russa, forse anche in risposta alle operazioni militari statunitensi in Iraq e Kosovo e all’espansione nell’Europa orientale della NATO. Fu una mossa azzeccata da parte russa, perché lo START II tornò utile poco prima del nuovo millennio come merce di scambio. Gli Stati Uniti volevano passare dai sogni sull’SDI ai fatti attraverso una modifica del trattato ABM che regolamenta le tecnologie anti-missile. La Russia nel 2000 finì per ratificare il trattato START II vincolandolo proprio all’intoccabilità dell’ABM.

Ma perché già dal 2000 gli Stati Uniti volevano porre mano all’ABM? Cosa accade tra 2000 e 2001 per cambiare così a fondo i rapporti tra USAF e Dipartimento della Difesa da una parte e NASA dall’altra? Che questo sia il preludio non solo ad una effettiva militarizzazione dello spazio ma anche di tutta la ricerca spaziale?

Fonti:
http://nautilusmagazine.blogspot.com/2010/07/x-37b-la-guerra-stellare-ha-inizio.html
http://nautilusmagazine.blogspot.com/2010/07/x-37b-la-guerra-stellare-ha-inizio_15.html






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Obama lancia il drone spaziale.
Primo test per l'X-37B: derivato dallo Shuttle, apre la strada alla militarizzazione dello spazio.

MAURIZIO MOLINARI

È un aereorobot che viaggia nello spazio l'arma segreta dell'amministrazione Obama: a lungo protetta dal più stretto riserbo, la navetta X-37B si è svelata decollando dalla rampa di Cape Canaveral in Florida in quello che ad alcuni esperti appare come il primo passo verso la militarizzazione dello spazio. L'X-37B è un veivolo di dimensioni ridotte: 2,9 metri di altezza, 8,9 di lunghezza e un'apertura alare di 4,5 metri per un peso complessivo di 4990 kg. A conti fatti le dimensioni equivalgono a circa un quarto della grandezza dello Shuttle in via di pensionamento. Ad accomunarlo allo Shuttle c'è anche il fatto che decolla spinto da un razzo e torna sulla terra planando come un aliante. Ma ciò che conta è tutt'altro: la capacità di volare senza pilota per un massimo di 270 giorni nello spazio potendo svolgere qualsiasi tipo di missione militare, dai test di nuove tecnologie all'osservazione di intelligence fino all'uso di armi - come ad esempio i laser - capaci di distruggere i missili intercontinentali quando escono dall'atmosfera.

Era stato il presidente Ronald Reagan, con il programma «Strategic Defense Initiative» nel 1984, a ipotizzare il posizionamento di laser nello spazio per creare una barriera dal cielo capace di bloccare una possibile pioggia di missili intercontinentali sovietici e, 26 anni dopo, a renderla possibile sono stati gli scienziati del «Defense Advanced Research Project Agency» (Darpa) consegnando al capo del Pentagono Robert Gates la versione spaziale dei droni senza pilota impiegati oramai in gran numero dall'Air Force. L'X-37B era stato in origine immaginato come una produzione della Nasa per accompagnare l'esplorazione del Sistema Solare ma la decisione dell'amministrazione Obama di assegnarlo ad un'unità segreta della Us Air Force conferma quanto trapelato già in occasione della pubblicazione della «Nuclear Posture Review» sulla strategia nucleare: la Casa Bianca ha deciso di accelerare la creazione di un arsenale di nuove armi non atomiche e altamente tecnologiche, capaci di prolungare nel XXI secolo la superiorità militare Usa.

Lo scorso febbraio l'Us Air Force ha testato con successo proprio il laser capace di abbattere missili: si tratta dell'«Airborne Laser Testbed» che, montato sul naso di un Boeing 747, si è dimostrato in grado di distruggere vettori a breve o media gittata. E' su questa base che si rende ora possibile iniziare a sperimentare un simile laser sull'aereorobot spaziale anche se i portavoci militari negano l'esistenza di progetti mirati a portare armi nel cosmo. Gli altri due tasselli dell'avveniristico arsenale convenzionale a cui sta lavorando l'amministrazione americana sono aerei e missili capaci di portare sull'obiettivo testate ad alto potenziale percorrendo lunghe distanze a grandi velocità. Negli ambienti militari c'è chi sostiene che i missili destinati a mettere a segno il «Prompt Global Strike» (attacco globale immediato) sono stati progettati partendo dai prototipi dei razzi V-1 e V-2 con cui l'esercito tedesco bombardò Londra nell'ultima fase della Seconda Guerra Mondiale.

L'aereo ipersonico sul quale si sta lavorando prevede invece la possibilità di portare una testata di oltre 5 mila kg a 9 mila miglia nautiche di distanza entro un arco di tempo inferiore ai 120 minuti. Ciò che accomuna l'X37B, i missili del «Prompt Global Strike», l'aereo ipersonico e il laser antibalistico è la volontà di possedere armamenti in grado di neutralizzare velocemente minacce in arrivo verso il territorio degli Stati Uniti: che si tratti di un missile intercontinentale sulla rampa di lancio, o già in viaggio, andrà a infrangersi contro uno Scudo non basato sul territorio di altre nazioni ma nello spazio, in cielo o in basi militari Usa. Tutto ciò senza ricorrere ad armi nucleari, proprio come vuole arrivare a fare il presidente Barack Obama. Se si alza il velo su questi segreti è a seguito del lancio dell'aereorobot da Cape Canaveral. Il Pentagono fa fatica a limitare l'impatto del test: «Ciò che vogliamo enfatizzare ora è il veicolo e non cosa potrà fare in futuro» si limita a commentare Gary Payton, sottosegretario per i programmi spaziali dell'Aviazione, smentendo «ogni ipotesi di militarizzazione dello spazio».

Ma per Joan Johnson-Freese, capo del programma di sicurezza nazionale al Collegio di Guerra della Us Navy a Newport, siamo ad un punto di svolta perché «se il test avrà successo l'Air Force comincerà a pensare come adoperare» il drone spaziale. A Mosca non sfugge quanto sta avvenendo. Il generale Oleg Ostapenko, capo delle forze spaziali russe, si è affrettato a precisare che «noi non progettiamo armamenti nel cosmo», ricordando che il Trattato sullo Spazio Esterno del 1967 e lo Start del 1979 proibiscono di posizionare nello spazio «armi di distruzione di massa». Nel 2008 Mosca e Pechino suggerirono di firmare un nuovo accordo per estendere il bando a «ogni tipo di arma» ma Washington si oppose e difficilmente ora sarà d'accordo. Prompt Global Strike E' un'arma convenzionale capace di colpire ovunque nel mondo con una testata di enorme potenziale, lanciata a velocità altissima e con precisione chirurgica verso obiettivi come Osama bin Laden o un missile nordcoreano in fase di decollo.

Avrà la potenza distruttrice di un'arma nucleare senza esserlo. A metà febbraio l'Agenzia missilistica del Pentagono ha testato con successo l'«Airborne Laser Testbed» montato sul naso di un Boeing 747. Il laser chimico ha agganciato e distrutto un missile in fase di lancio. Il laser potrà essere usato per eliminare missili a medio e corto raggio lanciati da terra o da navi. L'utilizzo pratico non è tuttavia imminente. L'aereo ipersonico Il veicolo ipersonico tecnologico Htv-2 è stato progettato per portare un carico di 5.443 kg a 9 mila miglia nautiche di distanza (in pratica l'Oceano Pacifico) in meno di 2 ore. E' la versione più avanzata dei bombardieri strategici. I primi test dovrebbero essere imminenti alla base californiana militare di Vandenberg.

Fonte: http://www.lastampa.it


Pubblicato Martedi 13 Marzo 2012 - 14:02 (letto 1658 volte)
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