Durante i lavori di consolidamento delle mura tardo-romane, gli archeologi del Museo Nazionale di Conímbriga portano alla luce un piccolo cilindro di bronzo lungo sei centimetri. È un calamaio portatile del tipo Biebrich, databile alla prima metà del I secolo dopo Cristo. Dentro, cosa rarissima, ci sono ancora i residui secchi dell’inchiostro originale. Lo studio, pubblicato il 3 novembre sulla rivista "Archaeological and Anthropological Sciences", ha analizzato quel nero antico granello per granello. Il risultato lascia gli specialisti senza parole: i Romani della Lusitania, in una città che non era Roma né un avamposto militare sul Reno, usavano già un inchiostro di livello tecnologico altissimo, con prestazioni che credevamo possibili solo secoli più tardi.
