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L’era dei robot è ufficialmente iniziata. Dopo i cyborg soldati e i robot-dog non poteva mancare la cosiddetta flotta fantasma della Marina americana. Una vera e propria rivoluzione nell’armamento della Navy che è in procinto di varare navi da guerra senza equipaggio, per scovare ed affondare sottomarini nemici. Secondo rumors, la Marina statunitense sarebbe in procinto di finalizzare circa 40 contratti per l’acquisizione di Musv, ovvero veicoli di superficie senza equipaggio. Lo scopo, secondo quanto affermato dagli addetti ai lavori, sarebbe di tagliare i costi del personale imbarcato ed aumentare il numero complessivo delle unità, così da moltiplicarne il lavoro sprecando meno risorse. Ma, sebbene questa linea segua politiche di risparmio anche logiche, non poche polemiche hanno animato – e ancora tormentano – la coscienza dell’opinione pubblica su ciò che concerne l’affidamento “totale” di una missione ad un robot.

Le “sea-hunters” a caccia di sottomarini.
Come riferisce UsniNews, la storia delle “sea-hunters” ha visto la L3 Technologies aggiudicarsi un contratto da 35 milioni di dollari per lo sviluppo di un veicolo di superficie senza pilota (Musv). L’impegno della Darpa in queste operazioni invece prevede la stipula di un contratto di due navi per il programma Actuv (Continuous Trail Unmanned Vessel) Anti-Submarine Warfare (Asw), sebbene il suo interesse sembri però focalizzato sulle Musv. La guerra sottomarina potrebbe essere infatti il vero pallino della Marina, il planning, sembrerebbe influenzato dalla necessità di risolvere la minaccia del gigante cinese che, giorno dopo giorno appare sempre più vicino a partners favorevoli ad un’espansione euro-asiatica. Probabilmente, proprio in virtù degli approvvigionamenti  di Russia e Cina nelle tecnologie “anti-accesso”, come forza di deterrenza contro le portaerei Usa, la Marina degli Stati Uniti è orientata verso investimenti che possano, in un certo qual modo, riequilibrare le percezioni generali di super potenza marittima, nel Mar Cinese Meridionale. Come riferisce anche la testata DefeseNews, la scelta di certi tipi di armamenti potrebbero avere come “target”, quello di estendersi su una vasta area per mettere a dura prova l’intelligence cinese ed i loro strumenti di ricognizione. Questo consentirebbe di esercitare influenza e controllo sul Mar meridionale ed orientale che invece Pechino cerca di ostacolare proteggendoli con missili anti nave a lungo raggio e una flotta navale ben equipaggiata.

La “letalità distribuita” delle navi Terminator.
La Marina statunitense si sta focalizzando sulla programmazione delle tecnologie autonome affinché eseguano tutte le coordinate in sicurezza, ma il reale piano è l’attivazione delle navi-terminator, per lanciare la strategia delle “operazioni marittime distribuite“. All’interno di questa pianificazione esiste “il principio di letalità distribuita”. In parole povere, l’obiettivo strategico Usa sarebbe quello di spostare le attività belliche in superficie con l’intento di disorientare l’intelligence di Pechino e creare diversificazioni utili aprire spazi per consentire attacchi. Il piano prevede di armare tutte le navi americane con missili ed armi strategiche in maniera che i cinesi si concentrino non solo sui combattimenti, bensì su ogni singola unità navale. Il capo delle operazioni navali, l’ammiraglio John Richardson, ha delineato le sue preoccupazioni nel voler creare nuovi livelli di capacità proprio per superare il sistema di sorveglianza sino-russo. Il planning Usa infatti ha lo scoo d’incrementare l’interoperabilità di ciascuna nave. Il concetto prevede di spostare tutto in rete, gestendo le “navi-robot” da un comando remoto. Ognuna equipaggiata con radar, apparecchiature elettroniche di sniffing e distribuite su vasta area, così da poter attuare la manovra che prende il nome di “nodo”. Sebbene entusiasmanti le premesse destano non pochi dubbi all’interno dei corridoi che contano, infatti discussioni sul budget e sull’effettiva operabilità di navi senza pilota aprono riflessioni anche su come possa una tecnologia autonoma rivelarsi addirittura “obsoleta” o non idonea nel corso delle ostilità. Pareri positivi si sono pronunciati per la caccia alle mine o per l’affondamento di sottomarini, ma nella percezione di un contesto bellico più allargato, il progetto sembra non convincere ancora totalmente l’opinione pubblica.

Fonte: https://it.insideover.com

 

 

 

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