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Un “Accordo Quadro” in materia di tutela ambientale quello firmato stamane fra l’Esercito Italiano e l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA). Una collaborazione quinquennale basata su monitoraggio, sorveglianza, protezione e controllo delle risorse ambientali e naturali nell’ambito delle esigenze addestrative e operative della Forza Armata.

 

 

“Siglare l’accordo con l’Esercito Italiano e in particolar modo con quegli attori che operano sul territorio – ha dichiarato il prof. Bernardo De Bernardinis, presidente dell’ISPRA – è per un ente come il nostro estremamente importante. L’esigenza è quella di costruire un rapporto, un confronto e una condivisione comune di lettura e di strumenti aventi come focus comune le problematiche ambientali”.

La firma del documento rappresenta un ulteriore tassello verso una specifica attenzione per l’ambiente da parte dell’Esercito, che pur disponendo di enti tecnici specialistici per il monitoraggio chimico-fisico, allo scopo di implementare le attività di prevenzione e verifica svolte sul territorio nazionale ed estero, ha ravvisato nella collaborazione con ISPRA l’opportunità di rafforzamento delle proprie competenze in materia di tutela ambientale.

“Mantenere e valorizzare, raggiungere risultati migliorando sempre di più il benessere di questo Paese e delle generazioni future: sono questi i motivi che ci spingono a collaborare con ISPRA – ha affermato il generale c.a. Giovan Battista Borrini, sottocapo SME – fornendo loro le nostre potenzialità tecniche, in un quadro di sinergia tra le istituzioni dello Stato. I siti naturali protetti nascono sui siti militari. Abbiamo bisogno di addestrarci, ma lo facciamo avendo il massimo rispetto dell’ambiente, tenendo sotto controllo le aree che impieghiamo e introducendo sistemi nuovi capaci di ridurre al minimo l’esigenza delle esercitazioni a fuoco”.

Una delle prime attività oggetto dell’Accordo sarà il monitoraggio ambientale delle aree marine prospicienti le zone addestrative militari, spesso collocate in luoghi di particolare pregio naturalistico. In molti casi, a livello europeo e in Italia, è stata la presenza militare a garantire la conservazione degli habitat, grazie alla sorveglianza delle aree, alla limitazione e al controllo degli accessi e all’esclusione di altre attività antropiche e criminose quali abusivismo edilizio e bracconaggio.

di Anita Fiaschetti - 18/04/16

Fonte: http://www.difesaonline.it

 


 

 

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