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Un’imponente emissione di massa coronale ha investito il nostro pianeta nel gennaio 2026, generando una tempesta geomagnetica tra le più intense degli ultimi decenni. L’immensa bolla di plasma si è staccata dal Sole e si è diretta verso la Terra a una velocità di circa 1700 chilometri al secondo, colpendo la magnetosfera terrestre dopo circa 25 ore. La tempesta che ne è scaturita è stata di livello G4 (su una scala massima che arriva a G5), quindi particolarmente potente, mettendo a dura prova la funzionalità di satelliti, sistemi di navigazione e reti elettriche, oltre a dare vita a spettacolari aurore boreali, visibili anche dall’Italia. La genesi di questi fenomeni è stata ricostruita nei dettagli dagli scienziati in una recente ricerca, basata sui dati raccolti dalla sonda Solar Orbiter dell’Agenzia Spaziale Europea poco più di un anno fa. Dalle osservazioni emerge come una sequenza di piccole instabilità possa trasformarsi rapidamente in una violenta esplosione di energia. Come una valanga, che nasce dallo spostamento di poca neve, anche un brillamento solare può iniziare da disturbi magnetici molto deboli. Nelle immagini catturate dalla sonda si osservano filamenti di plasma e campi magnetici che si intrecciano, si spezzano e si riallacciano in un processo chiamato riconnessione magnetica, capace di rilasciare in pochi minuti delle enormi quantità di energia. Il plasma viene riscaldato fino a milioni di gradi e le particelle vengono accelerate fino a quasi metà della velocità della luce. Solar Orbiter è riuscito a registrare l’intera sequenza degli eventi, che è durata circa 40 minuti: dalla fase iniziale, apparentemente tranquilla, fino all’esplosione vera e propria. Durante il brillamento si osserva anche una sorta di pioggia di plasma che cade attraverso l’atmosfera solare e continua anche dopo che l’evento principale si è esaurito. Grazie a queste osservazioni, considerate tra le più significative prodotte finora dalla missione, gli scienziati riescono finalmente a comprendere in modo dettagliato come nascono i brillamenti solari e come, quando associati a emissioni di massa coronale, possano dare origine a tempeste geomagnetiche. Una comprensione così approfondita è fondamentale per formulare previsioni più accurate e affidabili del meteo spaziale.

 

   

 

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