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Immaginate una catena montuosa di 2.400 chilometri, circa l’estensione dell’Himalaya, ripetuta per tre o quattro volte. Nella storia del nostro pianeta, simili strutture mozzafiato erano realtà: è quanto afferma un nuovo studio guidato dall’Università nazionale australiana, che ha trovato gli indizi dell’esistenza di ben due antiche ‘supermontagne’. Colossi di cui oggi non è rimasta traccia, ma che probabilmente hanno avuto un ruolo chiave nell’evoluzione del nostro pianeta. Le catene montuose sorgono a seguito della tettonica a placche - movimento della crosta terrestre che può andare avanti anche per centinaia di milioni di anni o più. Ma anche le vette più alte hanno una data di scadenza, dal momento che vengono progressivamente ridotte dall’erosione del vento, dell’acqua e di altre forze naturali. Gli scienziati possono ricostruire la storia montuosa del nostro pianeta grazie ai minerali che questi picchi lasciano intrappolati nella superficie terrestre. Esattamente quanto fatto dal team australiano, che ha analizzato la concentrazione di zircone, un cristallo che si forma in condizioni di alta pressione sotto le catene montuose e che può sopravvivere nelle rocce per molto tempo dopo la scomparsa della montagna madre. I risultati mostrano due picchi di formazione di supermontagne nella storia del nostro pianeta. Queste vette preistoriche potrebbero aver alimentato due dei principali boom evolutivi della storia: la prima apparizione delle cellule complesse circa 2 miliardi di anni fa, e l’esplosione cambriana della vita marina 541 milioni di anni fa. Secondo gli scienziati, la lenta erosione di queste due colossali catene montuose ha rilasciato grandi quantità di nutrienti nel mare, dando così una fondamentale spinta evolutiva al nostro pianeta.

 

 

 

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