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La Peste Nera dell'anno 1347 è stata provocata volontariamente oppure involontariamente dagli extraterrestri? William Bramley, scrivendo il suo libro "The Gods of Eden", ha pubblicato indizi strani che possono far sospettare che gli ufo abbiano partecipato a quello sterminio che colpì l'Asia, l'Europa ed il nord dell'Africa, provocando un indebolimento di alcune delle civilizzazioni più importanti dell'epoca. Altri ci vedono invece la possibilità che la colpa ricada su meteoriti e comete che avrebbero portato sul nostro pianeta dei gas velenosi e batteri mortali. Infine c'è chi afferma che una serie di eventi sismici e vulcanici avrebbe portato non soltanto del gas velenoso in superficie attraverso delle nuove fenditure, ma anche batteri che solitamente vivevano a grande profondità sotterranee.

 

L'abito del "medico della peste" era utilizzato un tempo dai medici per proteggersi dalle epidemie, era costituito da una sorta di tunica nera lunga fino alle caviglie, un paio di guanti, un paio di scarpe, un bastone, un cappello a tesa larga e una maschera a forma di becco dove erano contenute essenze aromatiche e paglia, che agivano da filtro per impedire il passaggio degli agenti infettanti. Fonte: https://it.wikipedia.org

 

Cronologia ed ondate principali.
La "Peste Nera" propriamente detta è l'episodio iniziale, ma il batterio Yersinia pestis è rimasto endemico per secoli.

- L'evento principale (1347–1351): il picco massimo. La peste arriva in Europa via mare attraverso le navi genovesi provenienti da Caffa (Crimea) nel 1347, e si diffonde in tutto il continente entro il 1351.

- La seconda pandemia (1347–XIX secolo): la Peste Nera non fu un evento isolato, ma l'inizio della "Seconda Pandemia". Dopo il 1351, ci furono ondate ricorrenti circa ogni 10-15 anni (come la Pestis Secunda del 1360-1363).

 

Bilancio delle vittime.
Le stime sono state riviste al rialzo negli ultimi decenni grazie a studi demografici più accurati.

- Europa: si stima una perdita tra il 30% e il 60% della popolazione totale. In numeri assoluti, circa 25-50 milioni di persone.

- Mondo intero (Eurasia e Nord Africa): le stime totali oscillano tra 75 e 200 milioni di morti.

- Impatto globale: la popolazione mondiale dell'epoca era di circa 475 milioni; la peste la ridusse a circa 350-375 milioni.

 

Analisi geografica: fu un disastro mondiale?
Qui bisogna essere molto precisi: la Peste Nera non fu una pandemia globale nel senso moderno del termine, perché vaste aree del mondo rimasero completamente isolate dal batterio. Ecco dei dettagli sulle zone colpite.

- Asia centrale ed orientale: il focolaio originale è probabilmente l'Asia centrale (Altopiano del Tibet o Kirghizistan). La Cina fu colpita duramente, perdendo milioni di persone prima e durante l'espansione verso l'Europa.

- Medio Oriente e Nord Africa: città come Baghdad, Il Cairo e Damasco furono devastate. Il Cairo, all'epoca una delle città più grandi del mondo, perse circa il 40% degli abitanti.

- Europa: colpita quasi totalmente, con pochissime e dibattute eccezioni (alcune zone della Polonia o della Boemia sembrano aver avuto tassi di mortalità molto più bassi).

 

Zone del mondo risparmiate dalla Peste Nera.
Non tutto il nostro pianeta venne colpito da questa strage. Nonostante l'impatto apocalittico sulla civiltà occidentale e asiatica, la Peste Nera fu un fenomeno legato esclusivamente alle rotte commerciali della Via della Seta e del Bacino del Mediterraneo. Per gli abitanti delle Americhe o dell'Australia del 1348, la Peste Nera semplicemente "non esisteva".

- Americhe (Nord e Sud): furono completamente risparmiate. Il batterio Yersinia pestis non esisteva nelle Americhe prima dell'arrivo di Cristoforo Colombo (1492). Le popolazioni precolombiane (Aztechi, Inca, Maya) non subirono questa piaga nel XIV secolo.

- Africa Subsahariana: nonostante il commercio trans-sahariano, non ci sono prove archeologiche o scritte di una diffusione massiccia della peste sotto il deserto del Sahara nel 1300. Il clima e le barriere geografiche limitarono il movimento dei ratti vettori.

- Oceania ed oceano Pacifico: Australia, Nuova Zelanda e le isole del Pacifico rimasero isolate e dunque immuni fino all'epoca delle esplorazioni moderne.

- Antartide: ovviamente risparmiata.

 

Intanto che la morte galoppa nel mondo con la diffusione della peste, in cielo è presente una cometa.

 

Il fenomeno delle "nebbie fetide" e dei fumi terrestri
Molte cronache dell'epoca parlano di una corruzione dell'aria (la teoria dei miasmi). Tuttavia, alcuni resoconti descrivono queste nebbie in termini che oggi definiremmo quasi "artificiali":

- Le nubi tossiche: numerosi testimoni, dall'Italia alla Germania, descrissero nebbie dense, giallastre o bluastre che sembravano spostarsi controvento o emergere da fenditure nel terreno dopo terremoti. In Italia, il cronista Marchionne di Coppo Stefani descrive a Firenze "nubi basse che non si dissolvevano al sole", indicando una persistenza chimica che non appartiene al vapore acqueo naturale.

- L'incidente di Cipro (1348): una delle cronache più citate riporta che, poco prima della peste, un vento pestilenziale e un fumo denso "dall'odore insopportabile" si sprigionarono dopo un boato, sterminando ogni forma di vita nell'area.

 

La selettività anomala del contagio (Il "Paradosso dei Villaggi").
Nelle cronache dell'epoca si legge spesso di una diffusione che non seguiva una progressione lineare (da casa a casa), ma "a macchia di leopardo".

- Il fenomeno: interi villaggi venivano sterminati in una notte, mentre il villaggio a soli due chilometri di distanza non registrava nemmeno un malato, nonostante i contatti commerciali. Alcuni teorici notano che questo comportamento somiglia più a un bombardamento localizzato di agenti biologici (dove l'area d'effetto è delimitata dalla caduta del materiale) piuttosto che a una pandemia trasmessa dai ratti, che si sarebbero dovuti spostare uniformemente sul territorio.

 

Luci nel cielo e fenomeni aerei non identificati.
In diverse opere, tra cui quelle del medico tedesco Heinrich von Herford o del cronista fiorentino Marchionne di Coppo Stefani, vengono menzionati segni celesti che precedettero il contagio:

- Colonne di fuoco: nel 1348, sopra il Palazzo Papale di Avignone, fu avvistata una gigantesca colonna di fuoco che rimase sospesa nel cielo per ore.

- Comete anomale: più che comete astronomiche, le cronache descrivono "travi di luce" o oggetti che attraversavano il cielo a bassa quota, associando il loro passaggio alla successiva "caduta" della malattia.

 

La figura degli "untori" e le teorie di William Bramley.
Se nel medioevo l'accusa ricadeva spesso su minoranze (ingiustamente accusate di avvelenare i pozzi), nel XX secolo alcuni ricercatori indipendenti, come William Bramley nel suo libro "The Gods of Eden", hanno reinterpretato queste testimonianze:

- Le "falci" e gli scuotitori: Bramley cita testimonianze di "uomini vestiti di nero" o figure misteriose avvistate ai margini dei campi o delle città poco prima dello scoppio di un'epidemia. Questi esseri tenevano in mano strumenti simili a falci o lunghi bastoni che, una volta agitati, diffondevano una sorta di fumo o polvere.

- Interpretazione moderna: secondo questa teoria la Peste Nera sarebbe stata una diffusione deliberata di agenti biologici da parte di entità non umane, dotate di velivoli tecnologici.

 

 

L'incidente di Cipro del 1348 è uno degli episodi più inquietanti e dibattuti della letteratura sulla Peste Nera. Non si tratta di un evento bellico, ma di una catastrofe ambientale e sanitaria descritta dai cronisti dell'epoca come un evento dai tratti quasi soprannaturali o "tecnologici", che avrebbe fatto da preambolo all'arrivo del contagio sull'isola. Ecco i dettagli ricostruiti attraverso le fonti storiche:

La cronaca dell'evento.
Secondo i racconti riportati da cronisti come Heinrich von Herford, l'epidemia a Cipro non iniziò con il classico sbarco di marinai infetti, ma fu preceduta da un fenomeno geofisico spaventoso. Si narra che un boato terribile scosse l'isola, seguito dall'apertura di enormi fenditure nel terreno. Da queste crepe non uscì lava, ma una nebbia densa, giallastra e dal fetore insopportabile. I testimoni descrissero questo fumo come "pestilenziale", sostenendo che chiunque lo respirasse morisse in brevissimo tempo.

La "Pioggia Di Fuoco" ed il fumo artificiale.
Un aspetto che ha alimentato le teorie moderne su un possibile intervento "artificiale" riguarda la descrizione di una pioggia di fuoco o di masse luminose che avrebbero accompagnato il fumo. Le fonti dicono che:

- Il fumo sembrava muoversi con una logica propria, saturando le aree abitate.

- L'odore era talmente forte da essere descritto come "veleno puro" che corrompeva l'aria stessa.

- Si verificarono morie di massa istantanee di animali e persone prima ancora che apparissero i classici bubboni della peste.

Una possibile interpretazione geologica della moria di massa a Cipro. Gli storici moderni e i geologi offrono qualche spiegazione razionale che toglie il mistero, ma non l'orrore:

- Gas sotterranei: Cipro si trova in una zona sismicamente attiva. Un forte terremoto nel 1348 potrebbe aver liberato enormi sacche di gas tossici (come il biossido di zolfo o l'idrogeno solforato) intrappolate nel sottosuolo.

- Morte per asfissia: il fumo "che uccide istantaneamente" descritto dai cronisti era probabilmente una nube di gas pesante che, ristagnando nelle valli, causò la morte per asfissia di intere comunità.

- Indebolimento immunitario: la popolazione sopravvissuta ai gas si ritrovò con le vie respiratorie compromesse e un sistema immunitario devastato, diventando un bersaglio facilissimo per il batterio della peste che sarebbe arrivato poco dopo via nave.

Conseguenze su Cipro.
L'incidente e la successiva peste ebbero un effetto devastante:

- L'isola perse circa la metà della sua popolazione.

- Si creò un clima di terrore tale che i sopravvissuti, credendo che la terra stessa fosse diventata maligna, abbandonarono intere città costiere, contribuendo al collasso economico del regno di Cipro.

 

 

La vicenda della "nube blu" o delle luci anomale in Cina durante il XIV secolo è uno dei pilastri della storiografia asiatica del tempo, poiché la peste arrivò lì quasi vent'anni prima che in Europa. I resoconti provengono principalmente dai documenti della dinastia Yuan e dalle cronache locali delle province meridionali.

La cronaca della "Nube Pestilenziale".
Secondo gli annali cinesi, intorno al 1330 (circa quindici anni prima dell'incidente di Cipro), la provincia dello Hopei e altre aree della Cina settentrionale furono colpite da una serie di catastrofi che sembravano seguire un ordine preciso: siccità, inondazioni e poi l'apparizione di "nebbie colorate".

- L'apparizione cromatica: testimonianze dell'epoca descrivono una nebbia densa, virante verso il bluastro o il violaceo, che scendeva dalle montagne o appariva improvvisamente nelle valli.

- L'effetto immediato: a differenza delle normali nebbie, questa "nube blu" era associata a un odore di zolfo o di "materia bruciata". Chi veniva avvolto dalla nube manifestava febbre alta e bubboni nel giro di poche ore.

- Il legame con il cielo: nelle cronache si parla di "luci che cadevano come stelle" poco prima che la nube blu si manifestasse al suolo.

 

Fenomeni celesti e "draghi di fuoco".
Un dettaglio ricorrente nei testi cinesi è la descrizione di "draghi di fuoco" o "travi celesti" che solcavano il cielo. Alcuni ricercatori moderni hanno notato che le descrizioni cinesi di questi "draghi" non sembrano descrivere animali mitologici, ma oggetti cilindrici o allungati che emettevano fumo e fiamme, lasciando dietro di sé scie chimiche che poi si trasformavano nella famigerata "nube blu". Si citano "tubi che soffiano fumo amaro" usati da apparizioni celesti per punire le città ribelli.

La correlazione tra gas e batterio.
Se analizziamo i dati geologici della Cina del XIV secolo, troviamo che fu un periodo di attività sismica estrema.

- Rilascio di radon e gas rari: è possibile che i terremoti abbiano liberato gas radioattivi o sostanze chimiche dal sottosuolo che, reagendo con l'umidità dell'aria, assumevano colorazioni insolite (come il blu o il viola).

- La "teoria del fallout": alcuni studiosi meno ortodossi suggeriscono che la peste non sia arrivata dai ratti, ma che il batterio sia stato trasportato da polveri cosmiche o detriti cometari (teoria della panspermia guidata o accidentale). La "nube blu" sarebbe stata, in questo senso, il "veicolo" atmosferico di caduta degli agenti patogeni.

 

Perché la Cina fu il laboratorio.
Il disastro cinese fu ancora più vasto di quello europeo. Si stima che tra il 1331 e il 1350 la popolazione della Cina sia passata da 125 milioni a meno di 90 milioni. La rapidità con cui la "nube" si spostava da una città all'altra, spesso saltando i villaggi intermedi, fece sospettare ai contemporanei che non fosse un fenomeno naturale, ma una sorta di "giudizio guidato" dall'alto. Questi resoconti della Cina e di Cipro mostrano uno schema: boati, luci nel cielo, nebbie colorate letali e poi l'epidemia. È questa sequenza ripetitiva che ha spinto molti a chiedersi se la Peste Nera sia stata solo un evento biologico o qualcosa di molto più complesso e potenzialmente artificiale.

 

A cosa assomigliano le antiche testimonianze degli strani esseri che spruzzava come del gas nei campi, in concomitanza con la Peste Nera?

 

Gli "Uomini in Nero" e le falci.
Esistono resoconti spaventosi, specialmente nelle zone della Germania e dell'Europa centrale, che descrivono apparizioni fisiche poco prima del contagio.

- Le testimonianze: i contadini riferirono di aver visto figure alte, vestite con abiti neri lucidi (spesso descritti come simili a cuoio o metallo), che camminavano nei campi di grano.

- L'azione: queste figure brandivano oggetti simili a falci o lunghi scettri. Invece di tagliare il grano, compivano movimenti nell'aria. Poco dopo il loro passaggio, una nebbia scendeva sul campo e la peste scoppiava nel villaggio vicino. In alcuni testi bavaresi del 1348, si parla di "uomini d'aspetto severo" che usavano queste falci per "scuotere l'aria". Il risultato non era il taglio del fieno, ma l'emissione di una polvere sottile che rendeva l'aria "pesante come piombo". Esistono illustrazioni meno note che mostrano figure con bastoni o "scettri" da cui fuoriescono getti di vapore.

- Interpretazione tecnologica: se spogliamo il racconto dal linguaggio medievale, la descrizione somiglia a operatori in tuta protettiva che utilizzano strumenti di irrorazione (spray) per diffondere agenti patogeni.

 

Il "rumore di macina" sotterraneo.
Un dettaglio raramente menzionato nei libri di scuola, ma presente in diversi diari monastici, riguarda i suoni che precedevano l'epidemia.

- Il boato meccanico: prima che l'aria diventasse irrespirabile, in alcune località vennero uditi rumori descritti come "macine di mulino che girano sotto terra" o "tuoni profondi che non venivano dal cielo".

- L'anomalia: mentre la geologia spiega i boati come terremoti, la persistenza di un rumore ritmico e meccanico ha portato a ipotizzare l'attivazione di macchinari o sistemi di ventilazione sotterranei.

 

La velocità di mutazione istantanea.
La Peste Nera si manifestava in tre forme: bubbonica, setticemica e polmonare.

- Il mistero biologico: il batterio Yersinia pestis sembrava mutare, da una forma all'altra, con una velocità che la scienza moderna trova insolita per il XIV secolo. In particolare, la forma polmonare era così letale da uccidere in meno di 24 ore.

- L'ipotesi di laboratorio: alcuni ricercatori suggeriscono che non si trattasse di un unico ceppo naturale, ma di un cocktail biologico pre-ingegnerizzato, rilasciato in diverse varianti per garantire che nessuno potesse sviluppare un'immunità efficace o trovare una cura tempestiva.

 

Gli oggetti "luminosi" caduti nei pozzi.
Oltre all'accusa (spesso infondata e persecutoria) contro minoranze di avvelenare i pozzi, esistono cronache che parlano di "pietre luminose" o "vasi di metallo" caduti dal cielo direttamente nelle fonti d'acqua.

- Le testimonianze: si parla di oggetti che bruciavano con una luce bluastra e che, una volta finiti in acqua, la rendevano amara e letale. Questo richiama l'idea di capsule di rilascio di sostanze chimiche o batteriologiche che utilizzavano l'acqua come vettore primario. Questi elementi suggeriscono che, per i testimoni del tempo, la Peste Nera non fu solo una malattia, ma un evento multi-sensoriale: suoni meccanici, luci artificiali e figure misteriose. Nei testi inglesi viene detto che dopo il passaggio di "luci mobili", i pozzi d'acqua presentavano una schiuma metallica. Chi beveva moriva prima ancora di mostrare i segni della peste, suggerendo un avvelenamento chimico che ha poi portato all'epidemia.

 

 

Se dovessimo affrontare oggi una strategia di sterminio simile a quella della Peste Nera — caratterizzata da irrorazioni atmosferiche localizzate, agenti patogeni mutanti e "nubi" chimiche — la nostra difesa non si baserebbe solo sulla medicina, ma su una rete tecnologica integrata che nel 1348 era inimmaginabile. Tuttavia, il vero pericolo sarebbe la natura "ibrida" di un simile attacco. Ecco come potremmo difenderci.

 

Monitoraggio atmosferico e spettrale (prevenzione).
Se nel Medioevo le "nebbie blu" venivano scambiate per "fumi di drago", oggi abbiamo la capacità di analizzare la composizione chimica dell'aria in tempo reale.

- Telerilevamento (LIDAR): potremmo usare sistemi laser per scansionare l'atmosfera e identificare particolati anomali o aerosol bio-ingegnerizzati prima che tocchino il suolo.

- Satelliti iperspettrali: questi satelliti possono rilevare la "firma" chimica di gas non naturali rilasciati da oggetti volanti, permettendo di mappare la diffusione del patogeno con precisione centimetrica.

 

Difesa biologica digitale (contenimento).
Il punto di forza del 1348 era la mutazione istantanea del batterio. Oggi abbiamo armi diverse:

- Sequenziamento genomico rapido: in poche ore potremmo sequenziare il DNA o l'RNA del patogeno. Se fosse "artificiale", i bio-informatici identificherebbero immediatamente i segmenti inseriti artificialmente (editing genetico).

- Diffusione veloce di rimedi: una volta trovata una cura o almeno un metodo per indebolire il batterio nemico le comunicazioni internazionali permettono una rapida condivisione dei metodi di difesa.

 

Scudi fisici e sistemi di filtrazione.
A differenza dei contadini medievali esposti all'aria, oggi abbiamo architetture isolate:

- Sistemi HVAC con filtri HEPA/ULPA:i  centri nevralgici, i server farm e gli ospedali sono dotati di sistemi di filtraggio capaci di bloccare particelle fino a 0,1 micron, neutralizzando le "nubi" irrorate.

- Pressione positiva: gli edifici moderni possono essere mantenuti a pressione mediante i sistemi di ventilazione, impedendo all'aria esterna contaminata di entrare.

 

Reti di allarme.
Un sistema elettronico non si ammala di peste, ma può scoprire attività furtive e sospette:

- Analisi dei segnali deboli: mentre gli "uomini in nero" irrorano i campi, i sistemi di sorveglianza urbana e i sensori IoT (Internet of Things) rileverebbero anomalie termiche o chimiche istantanee, attivando protocolli di lockdown automatici prima che i sintomi appaiano nella popolazione. Degli elicotteri militari possono trasportare velocemente dei soldati che attacchino chi stà contaminando i campi coltivati.

 

Le vulnerabilità: il "Tallone d'Achille"
Nonostante questa tecnologia, un attacco condotto da un'intelligenza superiore presenterebbe sfide critiche.

- Guerra elettronica: se gli ufo disattivassero la rete elettrica o i satelliti prima di diffondere il contagio, torneremmo istantaneamente al 1348. Senza corrente, i filtri HEPA si fermano e le comunicazioni crollano.

- Invisibilità: se il patogeno fosse diffuso a livello molecolare tramite tecnologie che non riflettono la luce (stealth avanzato), potremmo accorgercene solo quando è troppo tardi.

Articolo del Webmaster dell'Ansu.

 

 

 

 

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