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In alcune antiche mitologie ci sono quelle che sembrano essere delle basi sottomarine dotate di tecnologia, dove forse vivevano anche degli esseri non-umani, che utilizzavano anche dei veicoli forse simili agli U.S.O. (Unidentified Submerged Objects) che poi sono gli ufo/uap legati all'ambiente marino. Ecco qui sotto una serie di informazioni in merito.

 

 

Il concetto dei Palazzi dei Re Dragoni (Long Gong) nella tradizione antica cinese non rappresenta semplicemente una dimora mitologica, ma una descrizione dettagliata di complessi sottomarini autonomi che, se riletti oggi, presentano parallelismi sorprendenti con ipotetiche basi tecnologiche avanzate. Ecco un’analisi strutturata basata sui testi classici (come il "Viaggio In Occidente" e il "Fengshen Yanyi") e sui riscontri della moderna fenomenologia uso.

Architettura e funzionamento tecnologico.
Secondo il mito, queste città non sono "affondate", ma sono state progettate per esistere esclusivamente sul fondo oceanico:
- La barriera di separazione: le cronache descrivono i palazzi come luoghi "asciutti" nonostante si trovino negli abissi. Si parla di una sorta di membrana o barriera energetica che respinge l'acqua, permettendo agli occupanti di respirare e muoversi come sulla terraferma.
- Illuminazione indipendente: non arrivando la luce solare, i palazzi sono descritti come perennemente illuminati da "Perle della Notte" (Yemingzhu) di dimensioni enormi o da pareti di cristallo che emettono luce propria. Questo suggerisce l'uso di una fonte di energia interna o bioluminescente controllata.
- Materiali: vengono citati metalli preziosi, coralli indistruttibili e cristalli trasparenti capaci di resistere alle pressioni titaniche delle fosse marine, una sfida ingegneristica che solo oggi iniziamo a comprendere.

Vita ed attività all'interno.
Il Long Gong non è solo una residenza, ma un centro di controllo:
- Gestione ambientale: i Re Dragoni avevano il compito di controllare il clima, le piogge e le correnti. All'interno delle città avvenivano riunioni per decidere l'equilibrio ecologico della regione sovrastante.
- Tecnologia delle armi: all'interno dei palazzi venivano custoditi manufatti incredibili. Il caso più noto è il Ruyi Jingu Bang (il pilastro di Sun Wukong): un oggetto metallico capace di cambiare massa e dimensioni su comando vocale, descritto originariamente come un "misuratore delle profondità del mare", un termine che ricorda un sofisticato strumento scientifico.

Ubicazioni presunte dei Palazzi dei Re Dragoni.
Il mito divide il dominio sottomarino in quattro regni principali, legati ai punti cardinali e ai mari della Cina:
- Mare Orientale (Mar Cinese Orientale): il regno di Ao Guang, il più potente insediamento di Dragoni sottomarini.
- Mare Meridionale (Mar Cinese Meridionale): zona oggi nota per fortissime anomalie radar.
- Mare Occidentale (laghi e mari interni della Cina).
- Mare Settentrionale (non si sà esattamente se si riferisce alle zone artiche o qualche altra zona di mare nel nord-est o di laghi nel nord della Cina).

Elementi del mito che sembrano tecnologia.
Se spogliamo il racconto dal linguaggio poetico, troviamo:
- Sistemi di propulsione: i "Carri Dragone" che emergono dalle acque con boati e fiamme somigliano a veicoli trans-mediali (capaci di passare da acqua ad aria).
- Manipolazione temporale: in alcuni racconti (come quello di Liu Yi), il tempo all'interno del palazzo scorre diversamente rispetto alla superficie, un effetto possibile della relatività o di tecnologie che curvano lo spazio-tempo.
- Comunicazione: i Re Dragoni utilizzavano "specchi magici" per vedere cosa accadeva sulla terraferma o comunicare a distanze istantanee.

Fenomeni uso, ufo ed uap moderni.
Le zone tradizionalmente associate ai Palazzi dei Re Dragoni sono oggi tra le più attive al mondo per gli avvistamenti di uso.
- Il Mar Cinese Meridionale: è un hotspot globale. Piloti militari e marinai riportano frequentemente oggetti luminosi a forma di disco che emergono dall'acqua o vi si immergono a velocità ipersoniche senza generare onde d'urto (scia).
- Il Triangolo del Drago (vicino al Giappone/Mar Cinese Orientale): spesso associato al regno di Ao Guang. Qui le anomalie magnetiche sono tali da mandare fuori uso i sistemi di navigazione. Le leggende locali parlano ancora oggi di "luci fantasma" che sorgono dagli abissi, interpretate dagli ufologi come il traffico in uscita da basi sottomarine stanziali.
- Rilevamenti sonar: in anni recenti, diverse marine militari nell'area hanno registrato "Fast Movers", oggetti sottomarini che si muovono a centinaia di nodi, velocità impossibili per qualsiasi sottomarino a propulsione nucleare conosciuto.
- Nella Fossa delle Marianne (Pacifico), associabile forse ai Regni dei Re Dragoni, ci sono state registrazioni sonore anomale (come "The Bloop" e "Biotwang") ed avvistamenti di oggetti trans-mediali (aria-acqua).

Il mito dei Palazzi dei Re Dragoni suggerisce che gli antichi cinesi potrebbero aver osservato, e poi divinizzato, l'attività di colonie sottomarine tecnologicamente avanzate. L'idea di un regno sottomarino "tecnologico" è una costante che persiste dai testi millenari fino ai moderni rapporti radar della marina di Pechino.

 

 

Il Ryūgū-jō (竜宮城, letteralmente "Castello del Palazzo del Drago") rappresenta uno dei capitoli più enigmatici del folklore giapponese. A differenza delle città sommerse occidentali descritte come rovinate o perdute, il Ryūgū-jō è presentato nei testi antichi come una struttura attiva, tecnologicamente avanzata e situata intenzionalmente negli abissi più profondi. Ecco un’analisi dettagliata basata sulle leggende (in particolare quella di Urashima Tarō) e sulle implicazioni che suggeriscono una natura non puramente mitologica.

Architettura e caratteristiche fisiche.
Il palazzo è la dimora di Ryūjin, il Re Drago del Mare. Le descrizioni antiche si soffermano su dettagli che sfidano la logica dell'epoca:
- Materiali esotici: le mura sono descritte come fatte di corallo rosso scintillante, con tetti ricoperti di scaglie di pesce d'argento e d'oro che emettono una luce propria. In un contesto moderno, questo richiama l'uso di leghe metalliche resistenti alla pressione e sistemi di illuminazione artificiale.
- Le Quattro Stagioni: una delle caratteristiche più incredibili del palazzo è che su ogni lato dell'edificio si può vedere una stagione diversa: a est la primavera, a sud l'estate, a ovest l'autunno e a nord l'inverno. Questo suggerisce un sistema di controllo ambientale oppure olografico estremamente sofisticato, capace di simulare ecosistemi completi all'interno di una struttura sottomarina.

Funzionamento tecnologico ed il "paradosso temporale".
L'elemento più scientificamente interessante del mito è la dilatazione del tempo:
- Il viaggio di Urashima Tarō: il pescatore salva una tartaruga (spesso interpretata come un emissario o un veicolo) e viene portato al Ryūgū-jō. Vi trascorre solo tre giorni in festeggiamenti. Al suo ritorno in superficie, scopre che nel suo villaggio sono passati 300 anni. Una possibile nterpretazione moderna è che questo non è un semplice espediente narrativo, ma una descrizione accurata di ciò che accade in presenza di forti campi gravitazionali o viaggi a velocità relativistiche. Se il Ryūgū-jō fosse una base aliena dotata di generatori di energia a curvatura spaziale, il tempo al suo interno scorrerebbe più lentamente rispetto all'esterno.

Strumenti di potere: le Gemme delle Maree.
Il Re Drago possedeva le Kanju e Manju (le gemme del riflusso e del flusso).
- Queste non erano semplici pietre, ma dispositivi capaci di manipolare istantaneamente enormi masse d'acqua, permettendo al re di creare tsunami o di prosciugare il mare per chilometri. L'idea di un dispositivo portatile capace di controllare l'idrodinamica planetaria suggerisce una tecnologia di manipolazione gravitazionale.

Ubicazione presunta e fenomenologia moderna.
La leggenda colloca il Ryūgū-jō nelle profondità del Mar del Giappone, in un'area che oggi coincide con il cosiddetto Triangolo del Drago (Ma-no Umi) nota per le sparizioni inspiegabili di navi.
- Attività uso: questa zona è celebre per essere l'opposto geografico del Triangolo delle Bermuda. Qui, da secoli, i marinai riportano l'avvistamento di "navi fantasma" ed, in epoca moderna, di USO (oggetti sottomarini non identificati) che sfrecciano sotto la superficie a velocità superiori ai 200 nodi. Si parla anche di luci blu che emergono dagli abissi.
- Anomalie magnetiche: il fondale in quest'area presenta anomalie magnetiche estreme talmente potenti da disorientare le bussole e i sistemi GPS moderni. Le leggende dicono che "il respiro del drago" crei nebbie improvvise; gli scienziati oggi ipotizzano rilasci massicci di idrati di metano, ma la precisione degli avvistamenti di oggetti luminosi che entrano ed escono dall'acqua suggerisce una presenza stanziale e intelligente.

Il mito come testimonianza.
Il Ryūgū-jō non è mai descritto come una prigione, ma come un centro di alta diplomazia e cultura, dove gli esseri umani venivano portati raramente e solo tramite veicoli speciali (come la tartaruga robotica o biomeccanica). Il fatto che la città sia descritta come "splendente nell'oscurità totale" conferma che si tratta di una colonia costruita intenzionalmente per operare in un ambiente dove la luce solare non può arrivare, dotata di una propria biosfera e di un controllo del tempo e dello spazio che noi abbiamo iniziato a teorizzare solo nel XX secolo. Se esistesse davvero una base aliena antica sulla Terra, il Ryūgū-jō è esattamente come i testi antichi descriverebbero una stazione di ricerca sottomarina d'avanguardia.

 

 

L'Abzu (o Apsû) nella cosmologia sumera rappresenta forse il caso più eclatante di una struttura sottomarina descritta come un centro tecnologico e operativo. A differenza dei miti greci, dove le divinità marine abitano grotte naturali, l'Abzu di Enki (il dio della sapienza, dell'ingegneria e della creazione) è descritto come un dominio artificiale situato nelle profondità abissali. Ecco l'analisi dettagliata di questo regno, interpretato attraverso le descrizioni dei testi cuneiformi e le moderne teorie sugli avamposti sottomarini.

Architettura: Un "tempio" tecnologico.
L'Abzu non è solo una dimora, ma una struttura complessa chiamata spesso "E-Abzu" (Casa dell'Abzu):
- Costruzione intenzionale: i testi sumeri chiariscono che Enki "eresse" l'Abzu nelle profondità dell'oceano (o delle acque dolci sotterranee). Non era un luogo preesistente, ma una base costruita con materiali che i testi definiscono "splendenti" e "puri".
- L'interno metallico: viene descritto come un luogo adornato di metalli preziosi (oro, argento e lapislazzuli) ma in un contesto funzionale. Le pareti emettevano una luminosità che non dipendeva dal sole, suggerendo sistemi di illuminazione interna integrati nelle pareti stesse.
- Accesso limitato: l'ingresso era protetto da guardiani e da "porte" che si aprivano solo attraverso specifici rituali (o codici di accesso, in una lettura tecnologica).

Funzione: il laboratorio della civiltà.
All'interno dell'Abzu avvenivano attività che definiremmo scientifiche e amministrative:
- I ME (I Decreti Divini): l'Abzu era il luogo dove Enki custodiva i ME, descritti come oggetti fisici o tavolette che contenevano i "programmi" per far funzionare la civiltà (agricoltura, metallurgia, legge, scrittura). Se interpretati oggi, i ME somigliano a supporti dati o software necessari per gestire la società umana.
- Ingegneria genetica: secondo il mito di Enki e Ninhursag, è nell'Abzu che fu "progettato" l'essere umano (l'Adamu) attraverso manipolazioni di argilla e "sangue divino". Questo lo configura come un laboratorio biogenetico isolato dal resto del mondo per garantire la sterilità e la sicurezza delle procedure.

Ubicazione presunta.
L'Abzu era situato sotto la città di Eridu, la prima città della Mesopotamia, ma si estendeva idealmente sotto l'intero Golfo Persico.
- Il nesso con l'oceano: sebbene i Sumeri parlassero di "acque dolci", il termine Abzu indicava l'abisso profondo. La zona del Golfo Persico, che migliaia di anni fa era una valle fertile prima di essere sommersa dopo l'era glaciale, è oggi un'area di grandi scoperte sonar che mostrano strutture geometriche sommerse.

Elementi del mito che suggeriscono l'uso di tecnologia.
- Veicoli sottomarini: Enki si spostava dall'Abzu alla superficie a bordo di una nave chiamata "Cervo dell'Abzu", descritta come un'imbarcazione capace di immergersi e navigare nelle acque profonde con estrema velocità, senza remi visibili.
- I Sette Saggi (Apkallu): Enki inviava dall'Abzu sette esseri antropomorfi, spesso raffigurati con scafandri o tute simili a pesci, per insegnare la tecnologia agli uomini. Questi esseri "emergevano dal mare" la mattina per rientrarvi la sera, un comportamento tipico di un equipaggio che fa base in una stazione sottomarina.

Fenomeni moderni nell'area (Golfo Persico e Mare Arabico).
L'area dell'antico Abzu è oggi teatro di fenomeni uso (Unidentified Submerged Objects) documentati:
- Ruote di Luce: da secoli, i marinai nel Golfo Persico e nell'Oceano Indiano riportano l'avvistamento di enormi "ruote di luce" sottomarine che ruotano sotto la superficie dell'acqua, raggiungendo diametri di centinaia di metri. Questi fenomeni non sono spiegabili con bioluminescenza naturale a causa della loro geometria meccanica e velocità.
- Rilevamenti sonar anomali: le marine militari che operano nello Stretto di Hormuz hanno spesso tracciato contatti sonar a profondità estreme che si muovono a velocità che superano di gran lunga quelle dei sottomarini nucleari più veloci (i cosiddetti "Fast Movers").

Il mito dell'Abzu descrive una base operativa sottomarina dedicata alla conservazione di dati (ME), alla ricerca biologica e alla sorveglianza della specie umana. La figura di Enki non è quella di un dio etereo, ma di un ingegnere che preferisce risiedere in un ambiente controllato, pressurizzato e tecnologicamente autonomo sotto il livello del mare, lontano dal caos della superficie.

 

 

Il regno di Finfolkaheem rappresenta una delle tradizioni più singolari del folklore delle Isole Orcadi (Scozia). A differenza di molte altre leggende europee su città sommerse, questa non parla di una terra punita dal destino o inabissata da un diluvio, ma di una metropoli sottomarina intenzionale, costruita e abitata dai Finfolk, una razza di esseri anfibi dotati di poteri magici e di una conoscenza tecnologica (o arcana) superiore. Ecco l'analisi di questo regno, visto come un possibile insediamento sottomarino avanzato e isolato.

Architettura e ambiente: la Città di Cristallo.
Finfolkaheem è descritta nei miti norreni e gaelici delle Orcadi come una città di indescrivibile splendore, situata sul fondo del mare ma protetta dagli elementi.
- L’ambiente "asciutto": sebbene immersa negli abissi, la città è descritta come un luogo dove l'acqua non penetra. Gli abitanti vivono in palazzi d'oro e d'argento, circondati da giardini sottomarini di alghe colorate che emettono una luce soffusa.
- Sistemi di illuminazione: in assenza di luce solare, la città è perennemente illuminata da un bagliore interno, spesso attribuito a cristalli o metalli preziosi. Questo dettaglio richiama i sistemi di illuminazione artificiale necessari per basi sottomarine a grandi profondità.
- Clima controllato: il nome stesso suggerisce una "dimora" (Heem/Home). I racconti dicono che lì non esistono tempeste e il mare è sempre calmo, indicando una posizione talmente profonda o protetta da essere immune ai fenomeni meteorologici di superficie.

I Finfolk: maestri della tecnologia trans-mediale.
I Finfolk non erano visti come semplici "uomini pesce", ma come figure temute e rispettate per le loro capacità:
- Le barche senza remi: uno degli elementi più tecnologici del mito riguarda i loro mezzi di trasporto. I Finfolk possedevano imbarcazioni che si muovevano a velocità incredibili senza l'ausilio di vele o remi. Per i coloni delle Orcadi del tempo, questo era "magia"; oggi, la descrizione somiglia a quella di veicoli a propulsione autonoma o magnetica.
- Capacità di occultamento: i Finfolk potevano apparire come esseri umani sulla terraferma per poi "svanire" nell'acqua in un istante. Questa capacità di passare da un mezzo all'altro (trans-medialità) è una caratteristica chiave dei moderni USO (Unidentified Submerged Objects).

Ubicazione: le profondità del nord Atlantico.
Finfolkaheem non era l'unica residenza dei Finfolk (che d'estate si spostavano sull'isola fantasma di Hildaland), ma era la loro capitale invernale permanente. Le leggende la pongono nelle acque profonde e turbolente tra le Orcadi e la Norvegia. Questa zona del Nord Atlantico è caratterizzata da fosse marine profonde e correnti fredde, un luogo ideale per nascondere una base lontano dalle rotte di navigazione tradizionali.

Elementi del mito che suggeriscono tecnologia.
- Rapimenti e osservazione: i Finfolk sono famosi per "rapire" esseri umani per portarli a Finfolkaheem. Se leggiamo questo comportamento attraverso la lente dell'ufologia moderna, ricorda i racconti di abduction finalizzati all'osservazione biologica o alla ricerca genetica da parte di entità non umane.
- Isole mobili: alcuni racconti parlano di intere isole (come la già citata Hildaland) che potevano rendersi invisibili o immergersi. Questo suggerisce la presenza di enormi piattaforme mobili o navi madre capaci di occultamento radar/visivo.

Fenomenologia moderna nel Mare del Nord.
L'area delle Orcadi e del Mare del Nord continua a essere teatro di avvistamenti uso inspiegabili:
- Contatti sonar: durante la Guerra Fredda e anche in tempi recenti, le marine scandinave e britanniche hanno dato la caccia a sottomarini non identificati ("Ghost Subs") che mostravano capacità di manovra e velocità impossibili per i mezzi convenzionali, svanendo spesso nel nulla una volta circondati.
- Luci nel mare: testimonianze moderne di pescatori locali parlano di enormi globi luminosi che si muovono sotto la superficie delle acque gelide, esattamente dove le leggende collocavano i palazzi splendenti di Finfolkaheem.

Il mito di Finfolkaheem descrive una società che ha scelto deliberatamente l'isolamento sottomarino. I Finfolk appaiono come una razza tecnologicamente avanzata, capace di gestire l'energia e il movimento tra aria e acqua con una maestria che gli antichi abitanti delle Orcadi potevano spiegare solo come una forma di stregoneria legata agli abissi. Se esistessero basi aliene o terrestri "divergenti" nel Nord Atlantico, la loro descrizione coinciderebbe quasi perfettamente con questa capitale sottomarina.

 

 

Il caso del Canale di Santa Catalina, situato tra la costa di Los Angeles e l'isola di Santa Catalina, rappresenta uno dei punti di intersezione più affascinanti tra la mitologia indigena americana e l'ufologia moderna. A differenza delle leggende orientali, qui il legame tra gli antichi "Esseri dell'Acqua" e gli avvistamenti tecnologici contemporanei è supportato da rapporti militari ufficiali. Ecco l'analisi dettagliata di questo regno sottomarino, visto attraverso la lente dei miti Chumash e della fenomenologia USO (Unidentified Submerged Objects).

La mitologia chumash: gli esseri "vene di pietra".
I Chumash, antica popolazione marittima della California, consideravano il mare non solo come una fonte di cibo, ma come la dimora di una civiltà parallela.
- I Ma'shiy' (Esseri dell'Acqua): nelle leggende Chumash, il Canale di Santa Catalina è abitato da creature che vivono in città sottomarine. Questi esseri venivano descritti come tecnicamente superiori e dotati di una saggezza antica.
- Il Ponte dell'Arcobaleno: un mito fondamentale narra come i Chumash siano stati aiutati dalla dea Hutash a migrare dalle isole verso la terraferma tramite un ponte d'arcobaleno. Coloro che cadevano nel mare durante la traversata non morivano, ma venivano trasformati da Hutash in delfini o in esseri sottomarini per vivere perennemente negli abissi in città "protette".
- L'elemento tecnologico: gli esseri dell'acqua erano considerati i custodi dell'equilibrio e possedevano la capacità di muoversi tra i mondi (aria e acqua) con facilità, una caratteristica che i Chumash interpretavano come magica ma che oggi definiremmo "trans-mediale".

Architettura ed ubicazione: la base sottomarina di Malibu.
Sebbene le leggende non descrivano palazzi di cristallo come in Oriente, indicano aree specifiche del fondale dove il "contatto" era più frequente.
- L'anomalia di Malibu: in tempi moderni, grazie alla mappatura sonar, è stata identificata un'anomalia geologica a circa 600 metri di profondità al largo della costa di Malibu (estremità nord del canale). Si tratta di una struttura a piattaforma piatta con pilastri giganti che molti ricercatori indipendenti considerano l'ingresso di una base sotterranea/sottomarina.
- Isolamento e porofondità: il Canale di Santa Catalina scende rapidamente verso fosse profonde, creando un ambiente perfetto per nascondere strutture che necessitano di isolamento termico e acustico.

Fenomenologia moderna: il Canale di Santa Catalina è oggi considerato il luogo con la più alta densità di avvistamenti USO negli Stati Uniti, per esempio:
- Il Caso USS Nimitz (2004): proprio in queste acque è avvenuto l'ormai celebre incontro tra i caccia della Marina USA e l'oggetto "tic-tac". I radar e i piloti (come il comandante David Fravor) hanno riferito che l'oggetto è emerso o è sceso verso un "oggetto sommerso molto più grande" che causava un enorme ribollimento dell'acqua, suggerendo la presenza di una nave madre o di un'apertura di una base sul fondale.
- Avvistamenti trans-mediali: migliaia di testimonianze, inclusi rapporti della Guardia Costiera, descrivono globi luminosi che entrano ed escono dall'acqua senza produrre spruzzi o rumore (cavitazione zero), muovendosi a velocità ipersoniche sotto la superficie.

Elementi del mito che sembrano tecnologia.
- La comunicazione: i Chumash sostenevano che gli esseri dell'acqua comunicassero tramite "suoni profondi" e luci che trasparivano dalle onde. Oggi, i sensori idrofonici della Marina in quella zona registrano spesso segnali acustici non identificati (Unidentified Submerged Sounds) che non corrispondono a balene o sottomarini noti.
- I veicoli: nei miti gli esseri emergevano su "barche lucenti". Se sostituiamo il termine con "veicoli metallici", la descrizione coincide con gli attuali report di oggetti discoidali osservati dai residenti di città costiere come Laguna Beach e Malibu.

Il Canale di Santa Catalina sembra essere la versione moderna dei "Palazzi dei Re Dragoni". Mentre i Chumash vedevano in questi abitanti sottomarini dei protettori divini trasformati dalla dea, la tecnologia militare moderna sta confermando che sotto quelle acque opera un'intelligenza capace di manovre che sfidano le nostre leggi della fisica. Se le leggende Chumash sono basate sulla realtà, la "città" sotto il canale non è mai stata abbandonata, ma continua a operare come un'enclave tecnologica nel cuore del Pacifico.

 

 

Questo articolo è stato realizzato dal Dottor Bishop con l'aiuto del Webmaster dell'Ansu e di una terza persona.

 

 

 

 

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