Dopo anni di poca importanza data dagli Stati Uniti allo spazio, inteso non come luogo di esplorazione e di ricerca ma come "spazio geopolitico" nel quale una super potenza deve potersi muovere, con la presidenza di Trump è tornato in auge. Infatti, il timore del presidente degli Stati Uniti è quello che la Russia e, soprattutto, la Cina possano aumentare le loro capacità in campo spaziale e spodestare gli Stati Uniti dal ruolo di attore principale in quel campo. Ciò nonostante la NASA, a dispetto dei tagli per quasi 500 milioni attuati dall’amministrazione Trump, è ancora l’agenzia leader nella ricerca e nell’esplorazione spaziale, ma ciò che manca da tempo agli Stati Uniti è una politica spaziale vera e propria. Questo perché il crollo dell’Unione Sovietica e l’emergere degli USA come unica potenza mondiale hanno fatto sì che diminuisse l’attenzione allo spazio, almeno fino al momento in cui la Cina ha iniziato ad imporsi sulla scena mondiale come una superpotenza non più regionale.

Lo scorso anno, nonostante la decisione di diminuire il budget alla NASA, Trump aveva reistituito il National Space Council, ufficio che ha il compito di: “Consigliare ed assistere il presidente al riguardo della politica e della strategia da attuare nei confronti dello spazio” (Executive Order 13803, Sezione 1). Questa decisione è stata l’anticipazione, per certi aspetti, di quanto dichiarato da Trump lunedì scorso durante una riunione, pubblica, dello stesso consiglio, ovvero istituire una Space Force. Il tutto per poter proteggere gli interessi americani nello spazio, iniziative che, ha detta di Trump: “Sarebbero grandiose non solo in termini di posti di lavoro, ma anche per la psiche del nostro Paese”. L’idea della Space Force, però, non è nuova e questa dichiarazione è solo la conferma di quanto già detto da Trump negli ultimi mesi al riguardo, ma in questo caso, durante il discorso, dal presidente è arrivato anche l’ordine esecutivo di provvedere alla creazione della sesta Forza Armata statunitense: “Generale Dunford (il capo di stato maggiore della Difesa), se tu portassi al Pentagono questo ordine, te ne sarei veramente grato”, ha “ordinato” Trump.

Creare una Forza Armata orientata solamente allo spazio sarebbe una dichiarazione esplicita dell’intenzione statunitense di puntare ad un “dominio” dello spazio, ma potrebbe anche rappresentare un passo indietro rispetto ai tentativi fatti con Cina e Russia, negli ultimi vent’anni, affinché si limiti al minimo il rischio di un conflitto militare nello spazio, tutelando gli interessi di tutti gli stati. Sarebbe una decisione dirompente che, se si dovesse sviluppare, farà sì che la Space Force diventi una Forza Armata totalmente svincolata dall’USAF (United States Air Force), che attualmente si occupa di tutte le questioni inerenti lo spazio e che coadiuva, laddove necessario, la NASA. Nel caso in cui si proseguisse sulla strada segnata da Trump, bisognerebbe attendere un po’ di tempo prima di assistere alla nascita della sesta Forza Armata, tempo che sarebbe necessario sia per la sua costituzione sia per definirne appieno gli obiettivi e i mezzi necessari per raggiungerli. Questo processo lungo potrebbe rallentare le ambizioni di Trump nel “controllo” dello spazio, soprattutto poiché dovrebbe essere in primis accettata dal Pentagono e in secundis si dovrebbe esprimere anche il Congresso: un intrigo burocratico abbastanza lungo, in un Paese che non brilla per la velocità della burocrazia.

Oltre a questo, l’opposizione ad un progetto del genere era arrivata già lo scorso anno direttamente dal segretario alla Difesa degli Stati Uniti Mattis che, in una lettera indirizzata a uno dei fautori della Space Force, ovvero il repubblicano Mike Turner, aveva espresso la sua contrarietà al riguardo, perché avrebbe aggiunto: “Una gravosa coda organizzativa e amministrativa, creando un costo economico aggiuntivo e inutile. Anche perché – aveva ammonito Mattis – in un momento in cui stiamo cercando di integrare al meglio le capacità operative interforze del Dipartimento, non è auspicabile aggiungere una Forza Armata separata che presenti un approccio ristretto alle operazioni spaziali”. Presumibilmente, nonostante l’idea provenga ora direttamente dal presidente Trump, la posizione di Mattis sarà rimasta la stessa di un anno fa e senza l’appoggio e l’avallo del Segretario alla Difesa è complicatissimo assistere alla nascita della Space Force. Inoltre anche i vertici dell’USAF, come immaginabile, sono contrari ad una decisione che li amputerebbe del settore spaziale.

Resta il fatto che finora gli Stati Uniti sono riusciti ad ottenere e a mantenere il primato in campo spaziale, soprattutto in campo militare. I satelliti in orbita intorno alla terra, infatti, sono principalmente degli Stati Uniti e grazie a questi possono svolgere al meglio ogni richiesta che arriva dalle Forze Armate e dal Pentagono. Di contro, però, questa superiorità in campo satellitare pone gli Stati Uniti in una posizione potenzialmente sfavorevole, specialmente perché Russia e Cina stanno, indipendentemente, cercando di sviluppare tecnologie che possano garantire un first strike in campo spaziale. Il rischio, infatti, per gli Stati Uniti è quello di subire un attacco, che sia missilistico o che sia di guerra elettronica, che accechi totalmente i satelliti, portando di conseguenza le Forze Armate americane a brancolare letteralmente nel buio, vedendosi private dei principali strumenti di SIGNIT, di sorveglianza satellitare e di guida GPS per i missili e per i velivoli. Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e, di conseguenza, il presidente degli Stati Uniti sono al corrente di questa criticità e l’obiettivo è proprio quello di prevenire una simile eventualità.

Seguire quanto annunciato da Trump, ovvero costituire la Space Force da un lato potrebbe essere funzionale a questo scopo, perché permetterebbe di riunire tutte le attività spaziali in un'unica Forza Armata e di conseguenza in un’unica catena di comando. La scelta, però, potrebbe pagare solamente sul lungo periodo perché, come già detto, prima che si arrivasse a costituire questa nuova forza armata passerebbe molto tempo, che invece è prezioso per fronteggiare al meglio le sfide di oggi ma, soprattutto, quelle di domani, per mantenere il dominio militare nello spazio.

Non è un ritorno alla corsa allo spazio vera e propria, però nei prossimi anni lo spazio, molto probabilmente, tornerà ad essere al centro della politica statunitense, sia per continuare le esplorazioni spaziali e la ricerca correlata sia per poter mantenere il primato rispetto alla Russia e “all’agguerrita” Cina.

Matteo Acciaccarelli

Fonte: http://www.difesaonline.it

 

 

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