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Quante volte avete sentito notizie di presunti avvistamenti di oggetti volanti non identificati (Ufo), puntualmente smentiti? E quante volte la Nasa ha precisato che le scie vistose, le luci misteriose, gli Ufo, altro non erano che propri lanci, o palloni sonda, o detriti spaziali? Ebbene, c’è una occasione almeno in cui anche la Nasa, ufficialmente, ha dovuto ammettere che c’era qualcosa che non era in grado di identificare, un Ufo appunto.

 

 

Avvenne il 19 settembre 2006, nel corso dell’undicesimo giorno della missione STS-115, non una missione qualsiasi, bensì quella con cui, dopo due precedenti “missioni di prova” lo Space Shuttle (nel caso specifico si trattava dell’Atlantis) riprendeva la costruzione della Stazione spaziale internazionale (ISS).

Quel giorno gli astronauti Brent Jett, comandante della missione, e Christopher Ferguson, il pilota, avevano verificato l’affidabilità dei propulsori in vista del rientro previsto per il giorno successivo. Dopo alcune ulteriori attività di routine, gli astronauti vennero contattati dal Controllo Missione che li informò che un Ufo era stato visto accompagnare l’Atlantis lungo la sua orbita. A quel punto gli astronauti provarono a riprendere l’Ufo dallo Shuttle utilizzando una videocamera digitale a bordo, ma la risoluzione non fu sufficientemente elevata per identificare l’oggetto.

 

 

Temendo che potesse trattarsi di una delle piastrelle ceramiche dello scudo termico della navetta spaziale o una lamina metallica, il Controllo Missione richiese una ulteriore ispezione dello scudo termico attraverso l’utilizzo del braccio robotico di cui la navetta era dotata e preferì fa effettuare ulteriori test durante il dodicesimo giorno della missione, rinviando di 24 ore il rientro. Tutto andò per il meglio e probabilmente l’episodio sarebbe stato dimenticato, se non fosse per un episodio a dir poco inquietante occorso durante la conferenza stampa dell’equipaggio seguito al rientro a terra dello Shuttle.

 

 

Nel corso della conferenza stampa, infatti, l’astronauta statunitense Heidemarie Stefanyshyn-Piper, specialista di missione, che nel corso della stessa aveva anche effettuato 13 ore e otto minuti di “passeggiata spaziale” (e che successivamente ha preso parte alla missione STS-126 dove ha effettuato altre tre “passeggiate spaziali”), ha spiegato di aver “visto qualcosa che non avevamo mai visto prima, quando ho aperto lo sportello era ancora là fuori, Credo che ciò che è avvenuto non si sarebbe verificato senza una completa preparazione e la formazione dell’equipaggio”.

 

 

L’astronauta tentò di continuare la sua descrizione di questo incontro inaspettato, ma a causa di una sindrome post-traumatica dovuta allo stress, rischiò di svenire, dovette abbandonare la conferenza stampa e fu sottoposta ad accertamenti medici. Se l’avvistamento del 19 settembre 2006 ha di per sé caratteristiche eccezionali, non meno sorprendente è il fatto che un’astronauta esperta e certamente abituata a lavorare sotto pressione, come testimoniano le attività affidatele due anni dopo nella missione STS-126, sia rimasta così impressionata da quanto vide da non riuscire letteralmente a riferirne i dettagli. Cosa hanno veramente visto quasi dieci anni fa gli astronauti dell’Atlantis?

Fonte: http://www.fanwave.it

 


 

 

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