In questo ultimo periodo, stiamo sentendo molto parlare di 3I/Atlas, un "oggetto interstellare". Facciamo però un passo indietro: nel 2017, un altro visitatore interstellare è entrato nel nostro sistema solare dallo spazio profondo. L'oggetto, avvistato dal telescopio Pan-STARRS delle Hawaii, ha preso il nome di 'Oumuamua, che significa "messaggero". Ma cosa c'entra 'Oumuamua con 3I/Atlas? Ebbene, anche questo "oggetto" ha delle anomalie, a partire dalla classica coda cometaria, dalla sua accelerazione e dalla sua traiettoria. La spinta non gravitazionale, infatti, è stata osservato che 'Oumuamua mostrava una piccola ma misurabile accelerazione che non era spiegabile con la sola gravità. Anche la sua forma era particolare: più lungo che largo, poteva ricordare una forma "sigariforme". Le altre anomalie riguardavano la variazione della luminosità, tanto che la sua rotazione non poteva essere misurata facilmente. Anche per questo oggetto, come per 3I/Atlas (motivo per cui siamo qui a parlarne), gli scienziati hanno ipotizzato un'origine aliena, viste tutte le anomalie riscontrate.
Ma veniamo a 3I/ATLAS, o in gergo C/2025 N1. È stata avvistata dall’Asteroid Terrestrial-impact Last Alert System a Rio Hurtado in Cile, precisamente il 1° luglio 2025, ed era a 4,5 UA (Unità Astronomiche) dal nostro Sole. Anche 3I/Atlas è un oggetto che proviene dallo spazio profondo ed è il terzo, insieme a 'Oumuamua e Borisov, di cui non parleremo in questo articolo. Anche questa "cometa" presenta delle anomalie piuttosto strane: la sua luminosità è talmente forte che si stima che le sue dimensioni siano di 20 km ed emette un bagliore luminoso davanti al nucleo dell'oggetto. Di norma, la luce nelle comete deriva dalle polveri e dal ghiaccio che vanno a formare la coda, mentre su 3I/Atlas la luminosità proviene dal centro, secondo gli studi effettuati da Avi Loeb, lo stesso che ha anche studiato 'Oumuamua.
Avi Loeb, professore di Harvard, sta studiando l'oggetto interstellare e, secondo i suoi studi, 3I/Atlas non sarebbe un corpo naturale, bensì una costruzione artificiale a energia nucleare. Osservando un'immagine del telescopio Hubble, Loeb ha notato un bagliore luminoso davanti all'oggetto. Secondo Loeb, le spiegazioni possono essere due: o si tratta di un frammento di una supernova che brilla ancora grazie alla radioattività, oppure, cosa ancora più affascinante, potrebbe essere una nave aliena nucleare e il materiale che si osserva non è gas cometario ma scorie che si sono accumulate per il lungo viaggio. Parliamo ora della traiettoria di 3I/Atlas che, sempre secondo Loeb, appare molto precisa e studiata, per questo pensa che sia di origine tecnologica. Occorre studiarla ancora per capire e poter affermare tutto ciò. La sua velocità è stata stimata a circa 68 km/s e raggiunge i 77 km/s al perielio, che è una velocità molto alta in confronto a quella delle comete. La sua orbita iperbolica, e la sua traiettoria, non è legata al Sole ma è un'iperbole, il che indica che è solo di passaggio.
Dalle riflessioni pubbliche di Avi Loeb, 28/08/2025, tratte dai video di Omega Click: https://www.youtube.com/watch?v=AQFRgLX7RzI ed anche https://www.youtube.com/watch?v=F2_LGDqS25Q




La notizia.
Pochi secondi prima che il mio volo per Copenaghen decollasse dall’aeroporto Logan di Boston, ho ricevuto un’email con i primi dati del telescopio spaziale Webb relativi a 3I/ATLAS, risalenti al 6 agosto 2025. L’attesa di quindici minuti prima che il WiFi di bordo si attivasse mi è sembrata interminabile. Ma ne è valsa la pena: i dati del Webb, un telescopio a infrarossi da 6,5 metri con un’incredibile sensibilità spettrale, si sono rivelati straordinari. Le osservazioni del Webb hanno confermato ciò che pochi giorni prima era stato riportato anche dal team della missione SPHEREx: attorno a 3I/ATLAS esiste un’enorme nube di anidride carbonica (CO₂), con quantità sorprendentemente basse di acqua (H₂O) e monossido di carbonio (CO). Mentre Webb ha fornito immagini con una risoluzione senza precedenti, SPHEREx è riuscito a mappare questa nube di CO₂ fino a 348.000 chilometri dal nucleo dell’oggetto. Si tratta di un’estensione enorme, sfericamente simmetrica, che differisce molto da ciò che osserviamo normalmente nelle comete del nostro Sistema solare.
Nessuna coda cometaria.
Un dato particolarmente curioso riguarda l’assenza di una coda. Le immagini ad alta risoluzione del telescopio Hubble già lo avevano evidenziato: 3I/ATLAS non mostra la tipica scia di polveri che ci aspetteremmo da una cometa. Questo significa che non rilascia grandi quantità di particelle delle dimensioni della luce visibile, ma probabilmente piccoli frammenti di ghiaccio di CO₂ che, sublimando, formano la nube osservata. In base alla riflettanza misurata, i dati suggeriscono che 3I/ATLAS abbia un diametro fino a 46 chilometri, un valore enorme se confrontato con la precedente cometa interstellare 2I/Borisov. In termini di massa, il nucleo di 3I/ATLAS risulterebbe un milione di volte più grande.

Una composizione fuori dall’ordinario.
La spettroscopia infrarossa realizzata con lo strumento NIRSpec del Webb, a una distanza dal Sole di 3,32 unità astronomiche, ha mostrato un rapporto tra CO₂ e H₂O pari a 8: uno dei più alti mai osservati. La quantità di vapore acqueo è appena il 5% di quella dell’anidride carbonica, un valore 16 volte più estremo rispetto a una tipica cometa alla stessa distanza. In altre parole, 3I/ATLAS possiede un nucleo intrinsecamente ricco di CO₂, con pochissima acqua: un’anomalia che lo distingue nettamente dagli oggetti simili che conosciamo.
Gianfranco Barbuti (Ansu).
